Usa e Regno Unito sostengono un quadro comune per le stablecoin

15 Luglio 2026

La notizia in sintesi

  • Donald Trump sostiene il coordinamento sulle stablecoin tra Stati Uniti e Regno Unito.
  • Il quadro punta a riserve integrali, rimborsi tempestivi e tutele per i detentori.
  • Il Senato accelera sul CLARITY Act prima della pausa estiva.
  • Le banche chiedono garanzie contro possibili deflussi dai depositi tradizionali.

(Riassunto generato con AI)

Accordo UK-USA sulle stablecoin regolamentate

Donald Trump ha rafforzato il sostegno a un nuovo quadro comune tra Stati Uniti e Regno Unito sulle stablecoin, mentre il Senato americano lavora per far avanzare il CLARITY Act. La posizione congiunta è stata diffusa dalla Transatlantic Taskforce for Markets of the Future, istituita nel settembre 2025. I due governi ritengono che stablecoin sottoposte a regole adeguate possano rendere più efficienti i pagamenti transfrontalieri, le infrastrutture dei mercati finanziari e la concorrenza.

L’obiettivo è offrire alle imprese un trattamento regolatorio più coerente nelle due giurisdizioni, riducendo divergenze non necessarie. Il documento individua le stablecoin come “un importante veicolo per l’innovazione nella moneta digitale”. La cooperazione riguarda pagamenti, regolamenti e operazioni nei mercati dei capitali.

La tempistica è politicamente rilevante: Trump chiede al Senato di approvare il CLARITY Act prima della pausa parlamentare di agosto. Il presidente ha collegato più volte la legislazione sulle criptovalute al suo progetto di trasformare gli Stati Uniti nella “crypto capital of the world”. Il confronto resta aperto sulle norme di mercato, sulla vigilanza delle stablecoin e sulle regole etiche che coinvolgono gli eletti.

Il coordinamento anglo-americano non sostituisce le rispettive leggi nazionali, ma segnala una direzione condivisa. La convergenza punta a rendere più prevedibile il trattamento delle stablecoin senza eliminare le competenze interne dei due Paesi. Per il mercato, il valore del documento risiede soprattutto nell’indicazione di principi comuni su riserve, custodia e diritti degli utenti.

Riserve, custodia e rimborso dei token

Il testo stabilisce aspettative precise per le stablecoin destinate a essere usate come moneta. Secondo la dichiarazione, i token regolamentati dovrebbero essere coperti uno a uno da riserve liquide, di elevata qualità e chiaramente definite, nel rispetto del quadro legale applicabile in ciascun Paese. Le regole su riserve e liquidità dovrebbero contenere i rischi finanziari senza creare ostacoli ingiustificati ai nuovi operatori o limitare la concorrenza oltre confine.

Agli emittenti viene inoltre richiesto di mantenere accordi di custodia chiari e di separare le riserve dai fondi societari. I possessori dovrebbero poter ottenere il rimborso dei token in tempi adeguati. La trasparenza sui diritti dei clienti è considerata essenziale affinché chi detiene stablecoin comprenda come siano protette le proprie attività.

Un passaggio centrale riguarda insolvenze e ristrutturazioni: i governi di Regno Unito e Stati Uniti indicano che i detentori dovrebbero vantare pretese legalmente protette sulle riserve prima degli altri creditori, nei limiti delle leggi nazionali sull’insolvenza. È un principio che rafforza la distinzione tra le attività a garanzia dei token e il patrimonio dell’emittente. Il documento, tuttavia, non risolve direttamente le obiezioni sollevate dal settore bancario.

Le principali organizzazioni bancarie contestano infatti formulazioni considerate troppo poco chiare nel CLARITY Act. Secondo queste associazioni, le norme potrebbero spingere famiglie e imprese a trasferire fondi dai conti bancari tradizionali alle stablecoin. Il rischio segnalato è una pressione sui depositi, soprattutto per banche comunitarie e regionali che dipendono dalla raccolta per l’attività di credito.

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Il nodo politico resta al Senato

La posizione transatlantica indica che il confronto non riguarda più soltanto l’innovazione tecnologica, ma la definizione di presidi finanziari comparabili tra due mercati rilevanti. Le banche chiedono al Congresso garanzie più robuste prima dell’approvazione del testo. Il Senato dovrà quindi bilanciare la spinta a regole favorevoli allo sviluppo delle stablecoin con le preoccupazioni sulla stabilità della raccolta bancaria.

La conseguenza più immediata è una maggiore pressione negoziale sul CLARITY Act. Riserve integrali, segregazione patrimoniale e rimborso diventano parametri concreti nel dibattito americano. L’accordo tra Stati Uniti e Regno Unito mostra intanto che la regolazione delle stablecoin viene trattata come tema di infrastruttura finanziaria internazionale.

FAQ

Cosa prevede l’intesa UK-USA?

Sì, prevede un coordinamento regolatorio sulle stablecoin per pagamenti transfrontalieri, regolamenti e transazioni nei mercati dei capitali.

Come devono essere garantite le stablecoin?

Sì, dovrebbero essere coperte uno a uno da riserve liquide, di alta qualità e chiaramente definite secondo le norme nazionali.

Quali tutele sono previste per i possessori?

Sì, il documento richiede custodia chiara, riserve separate dai fondi aziendali e rimborsi tempestivi per i titolari dei token.

Perché le banche criticano il CLARITY Act?

Sì, temono che norme poco chiare favoriscano trasferimenti dai depositi bancari alle stablecoin, penalizzando soprattutto banche locali e regionali.

Su quali fonti si basa questa analisi?

Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata della nostra Redazione su numerose fonti, tra cui crypto.news.

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