La notizia in sintesi
- Sony Music Entertainment cita nuovamente Udio per presunte violazioni di copyright.
- La nuova causa riguarda oltre 30.000 brani del catalogo Sony.
- Il procedimento è stato depositato lunedì presso un tribunale di New York.
- Sony chiede il blocco delle violazioni e danni fino a 150.000 dollari per opera.
(Riassunto generato con AI)
Sony amplia la causa contro Udio
Sony Music Entertainment ha avviato una nuova causa contro Udio, generatore di musica basato sull’intelligenza artificiale, accusandolo di avere violato il copyright di oltre 30.000 canzoni. Il ricorso è stato depositato lunedì in un tribunale di New York e riguarda opere che vanno da Elvis Presley con Hound Dog a Beyoncé con Say My Name, fino a Harry Styles con As It Was. Sony sostiene che i brani sarebbero stati copiati e utilizzati nei modelli generativi di Udio, con possibili effetti diretti sulla tutela economica e giuridica del proprio repertorio.
Secondo la major, l’elenco allegato alla causa rappresenta soltanto una parte delle opere che sarebbero state coinvolte. La richiesta punta a fermare le presunte violazioni e a ottenere un risarcimento fino a 150.000 dollari per ciascuna opera contestata. Il nuovo procedimento sposta quindi il confronto dal numero ristretto di opere già al centro della prima azione a una contestazione molto più ampia.
I dati di addestramento al centro del contenzioso
Nel 2024, Sony, insieme a Universal Music Group e Warner Records, aveva già citato in giudizio Udio e il creatore musicale AI Suno. Durante la fase istruttoria, dopo avere ottenuto accesso ai dati di addestramento di Udio, Sony afferma di avere individuato ulteriori brani attraverso una tecnica di audio fingerprinting. La società aveva chiesto di aggiungere oltre 30.000 opere al procedimento originario, sostenendo che fossero state copiate e inserite nei modelli generativi.
Un giudice aveva però respinto quella richiesta, mantenendo il perimetro della causa iniziale a 333 opere. La nuova azione rende ora le oltre 30.000 canzoni oggetto di un giudizio separato, che Sony dichiara di poter ulteriormente ampliare. Nel ricorso, la major attribuisce a Udio l’ammissione che i suoi modelli siano stati “constructed by showing the program a vast amount of different kinds of sound recordings”, incluse registrazioni provenienti da YouTube.
Il punto giuridico resta quindi l’origine dei materiali usati per addestrare l’AI e l’eventuale autorizzazione dei titolari dei diritti. L’uso dell’impronta audio viene indicato da Sony come lo strumento con cui avrebbe collegato specifiche registrazioni al sistema di addestramento. L’accusa non equivale a un accertamento giudiziario definitivo, ma definisce con precisione la base della nuova domanda.
Accordi industriali e causa ancora aperta
Il contesto è cambiato per altri grandi gruppi musicali: Universal Music Group e Warner Music Group hanno raggiunto accordi con Udio e collaborano ora con la piattaforma. Sony Music Entertainment, invece, prosegue su una strada giudiziaria autonoma per le opere indicate nel ricorso. La possibile espansione della causa rende il catalogo contestato un elemento centrale nel rapporto futuro tra licenze musicali, addestramento dei modelli e piattaforme AI.
FAQ
Chi ha citato in giudizio Udio?
Sì: Sony Music Entertainment ha presentato una nuova causa contro Udio presso un tribunale di New York, contestando presunte violazioni del copyright musicale.
Quante canzoni sono coinvolte nella nuova causa?
Sì: il ricorso riguarda oltre 30.000 brani, che Sony descrive come soltanto una piccola parte delle opere che ritiene siano state violate da Udio.
Quali artisti sono citati nella denuncia?
Sì: tra gli esempi figurano Elvis Presley con Hound Dog, Beyoncé con Say My Name e Harry Styles con As It Was.
Perché Sony ha avviato un secondo procedimento?
Sì: dopo l’accesso ai dati di addestramento, Sony afferma di avere identificato ulteriori opere con la tecnica dell’audio fingerprinting, non incluse nelle 333 opere iniziali.
Su quali fonti si basa questa ricostruzione?
Sì: il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata condotta dalla nostra Redazione su numerose fonti, tra cui The Verge.




