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Shopping online compulsivo, una patologia da non sottovalutare

11 Maggio 2013

I siti di e-commerce hanno cominciato, qualche anno fa, ad affollare la rete fino a diventare il canale d’acquisto più sfruttato. Sono pochi, infatti, i consumatori che non apprezzano la comodità degli acquisti online: basta disporre di una connessione internet, di una carte di pagamento e il gioco è fatto. Sarà per questo che, insieme al fenomeno della spesa online si sta diffondendo a macchia d’olio anche il problema a essa collegato: lo shopping compulsivo in rete.

Si tratta di una vera e propria patologia, la dipendenza da shopping online, con una natura fisiologica che risiede nel funzionamento cerebrale.Secondo gli studiosi dello Shulman Center for Compulsive Theft, Spending & Hoarding, ogni acquisto effettuato tramite computer,il cellulare o tramite i  migliori tablet o cellulare sarebbe gratificante al punto da indurre la nostra mente a ricercare lo stesso appagamento in modo continuativo.

A scatenare questo impulso è proprio il centro della gratificazione, lo stesso coinvolto nei casi di dipendenza da altre sostanze (alcool o droga, ad esempio), ma non solo. Chi si “ammala” di shopping online potrebbe soffrire di mancanza di appagamento nei confronti della vita e ricercherebbe la soddisfazione mancata nell’acquisto compulsivo, giovandone in termini appunto di compiacimento per l’azione appena conclusa.

Le categorie di soggetti colpiti sono estremamente diversificate (dalla casalinga alla studentessa, dall’operaio all’imprenditore), ma lo shopping compulsivo coinvolge un numero simile di uomini e donne. Questi, però, sfruttano il canale di internet per acquistare articoli differenti: mentre le donne puntano agli indumenti e agli accessori, gli uomini si focalizzano su acquisti più impegnativi come automobili e vacanze.

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Vista la crescita esponenziale dell’online shopping (solo nel 2012, negli Stati Uniti, l’e-commerce ha portato introiti per un totale di 289 miliardi di dollari) il problema non è da sottovalutare.

Pensare che il fenomeno sia destinato a un graduale riassorbimento spontaneo sarebbe un errore; bisognerebbe invece studiarne a fondo le cause e le implicazioni socio-psicologiche al fine di sensibilizzare la popolazione su questa dipendenza.

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