isolamento

Sentirsi isolati, la lettera a Cinzia Alibrandi

18 Marzo 2015

Sentirsi isolati…
Oristano, 23 Gennaio 2015
Cara Cinzia,

chi ti scrive nonostante il nome che porta, ha poco da esultare, infatti mi trovo sgomenta, e ad anno nuovo iniziato nel peggior modo possibile, sola ed isolata non perché come hai letto vivo in un’isola, ma perché mio marito ha abbandonato me e le mie due figlie, e scrivo mie perché un uomo che si muove così, non è degno di essere abbinato alla paternità.

Nanni, ha fatto di più, mi ha tolto la macchina, essenziale per vivere considerando dove abitiamo.

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Ti sarò maggiormente precisa e spiego meglio.

La nostra villetta, niente di straordinario, ma testimonianza di un benessere da ceto medio alto, è situata in un luogo isolato dove assolutamente occorre un mezzo privato per spostarsi, in quanto ben tre chilometri la separano dalla prima fermata di trasporto pubblico.

Mio marito, faccio fatica a far precedere la qualifica con il triste prefisso ex, lavora con sua sorella nell’azienda del padre di cartotecnica e l’auto in questione risulta di proprietà della ditta.

Dunque il consorte, all’ennesima litigata perché pure a Natale chattava con l’amante e mandava whatsapp a tempesta, ha pensato bene il 2 gennaio, di salutarmi senza voltarsi indietro, e senza una briciola di scrupolo per le nostre due creature.

Pertanto mi lascia tagliata fuori dal mondo, insieme a due minori: una ragazzina di sette anni che adora il padre, e che singhiozzava come una vite tagliata, mentre l’altra quattordicenne, ed in piena crisi adolescenziale e d’identità, si richiudeva in camera ed in un mutismo di quelli che terrorizzano.

Perché se piangi come la piccola, almeno ti sfoghi, ma in quel modo, il nodo del dolore serra lo stomaco e stringe il cuore.

Come siamo ridotte ora?

Che facciamo tre chilometri ad andare, io al lavoro e le ragazze a scuola, e tre chilometri per rimettere piede in casa.

Inutile dirti i disservizi: io lavoro part time come cassiera in un bar e devo rispettare i miei turni. Così al terzo ritardo il proprietario non solo mi fa una decurtazione da una preziosissima paga, ma minaccia di licenziamento.

E sarebbe un disastro, perché non sono arrivata ancora a dirti che Nanni il malefico, prima di sbottare, ha chiuso tutti i conti che aveva in comune con me e dubito darà altro, perché finora neanche le ragazze hanno visto un euro.

Improvvisamente scopro, alla richiesta diretta di una restituzione del mezzo, al pater familias, ovvero mio suocero, che l’auto aziendale sarà venduta, perché entra in un piano di tagli di spesa, in quanto versano in gravi difficoltà economiche.

Casco dal famoso pero, perché o sono scema, o davvero, nonostante la crisi che attanaglia il nostro paese, non avevo avuto il minimo sentore di problemi finanziari.

Ma io, cara Cinzia, mi aggiusto, ho spalle forti su cui ho caricato some pesanti, anche se questa è quella più greve; non mi aggiusto però sulle figlie.

La grande ha collezionato ben sei ritardi ed è arrivata la lettera di diffida dalla scuola. E se pensi che è la più brava della classe, ha vissuto questo richiamo dandogli, da innocente, lo stesso valore di una bocciatura.

Poi, e qui chiudo, diluvia, perché piove sarebbe poco, sul bagnato.

Ho scoperto chi è l’altra: l’amica di sempre, con figlia coetanea nella stessa classe di Clarissa, che ha perso pure preziosi passaggi per qualche uscita del sabato!

Sai come è conciata ora? Sbircia le foto su facebook dei compagni di classe che si ritrovano al sabato, mentre lei sta sola in cameretta.

Non so cosa mi risponderai, e se riuscirai a seguire il filo logico di un racconto un po’ sconnesso, ma concludo che non si fa così: vergogna, Nanni!

Ciao da Vittoria, che è sconfitta su tutti i fronti.

Sentirsi isolati, la risposta di Cinzia Alibrandi

Milano 26 Gennaio 2015

Cara Vittoria,

purtroppo, aldilà di qualche salto che è più umorale che di contenuto, ho capito benissimo quel che ti, anzi vi, succede.

I terremoti finanziari, le lacerazioni del cuore, non sono solo bombardamenti su un lui e lei che tramutano amore in odio e baci in bombe, ma colpiscono anelli deboli di una catena strappata, che si chiamano figli.

E questa minuscola particella pronominale di appena due lettere, è importantissima, perché consegna la misura che gli abbandoni, le famiglie che si sgretolano, i pianti che lacerano, i cuori che stritolano in nodi di silenzio, non devastano solo la coppia, ma sono tempeste sui figli, colpevoli solo di essere nati da un amore, che precipitando, non ha guardato il futuro.

Questa lettera mi allerta parecchio proprio per le tue ragazze. Fa pena il singhiozzare della piccola e spaventa l’inghiottire silenziosamente il dolore della maggiore.

Dunque Nanni taglia i ponti, e va via.

E mai espressione fu più calzante, poiché vi riduce ad un isolamento vergognoso e pericoloso.

Diventerete brave podiste con una linea invidiabile, tuttavia qui è a rischio il posto di lavoro, e immagino che sul tuo magro stipendio, in questo momento investi il vostro mantenimento, dunque anche la decurtazione punitiva, appare gravissima, visto che conti gli euro nel borsellino.

Qui però ritengo che qualunque giudice verrà dalla tua parte.

La brava Clarissa, anzi la più brava della classe, si becca una censura per eccessi di ritardi come l’ultimo dei bulli, rea di non macinare con sufficiente tempismo ben sei chilometri giornalieri per varcare l’edificio scolastico.

E ovviamente, ecco che un’azienda rigogliosa, soffre a tal punto da dover tagliare pure le auto, insieme al vostro dolore, come l’insensibile nonno patriarca e padrone, annuncia spietato.

Sull’ultima confessione, cara Vittoria, mi sento infine inchiodata.

La tua cara amica è l’amante dell’infame Nanni, e ci sta, perché è un classico, triste eppure molto comune.

Chissà perché i traditori sono anche pigri.

Invece di lanciare il loro amo velenoso in mari lontani, lo affondano facile in riserve dove ignorano il cartello ‘vietato pescare, acque inquinate’.

Se è orribile, lo è a dismisura la chiusura affettiva di due adolescenti compagne di scuola e di confessioni.

Sulla povera Clarissa, il cui nome evoca la chiusura claustrale, si taglia pure la preziosissima socializzazione con il gruppo dei pari, ritrovandosi senza il passaggio essenziale per partecipare all’uscita del sabato, quella da sfoggiare con selfie su facebook ed instagram, dai luoghi più in del centro città.

Chissà che pena il suo pomeriggio in camera, mentre sbircia sui social network divertimenti e risate a lei negati!

Lotta, sarà una separazione da scintille, e se posso permettermi, è vero che i figli devono stare fuori dalle contese genitoriali, ma qui Clarissa, è una parte lesa troppo importante, ed ha maturità e crediti per parlare, dire la sua, e chiedere non venga alienato il personale diritto alla studio e alla socializzazione.

Buona fortuna a te e alle tue figlie.

Un abbraccio forte dalla scrittora.
tacco e stacco. alla prossima!

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