Lombardia epicentro dei data center: impatto su energia, territorio e stabilità della rete elettrica

Lombardia epicentro dei data center: impatto su energia, territorio e stabilità della rete elettrica

11 Aprile 2026

Esplosione dei data center in Lombardia, tra crescita digitale e rischi ambientali

La corsa ai data center sta ridisegnando il paesaggio energetico e territoriale italiano, con epicentro in Lombardia, dove si concentra circa il 70% delle infrastrutture esistenti e pianificate. Qui, tra il 2019 e marzo 2026, le richieste di connessione alla rete ad alta tensione presentate a Terna per nuovi poli digitali sono passate da 5 a 450, spinte da cloud, piattaforme digitali e intelligenza artificiale.

Un’espansione che, secondo il report Digitalization and Decarbonization del Politecnico di Milano, potrebbe innalzare entro il 2035 il consumo elettrico dei data center fino al 13% del totale nazionale, con emissioni di CO2 in forte aumento. Sullo sfondo, ritardi normativi, consumo di suolo e forte pressione speculativa aprono un fronte critico per istituzioni, imprese e territori.

In sintesi:

  • In Lombardia il 70% dei data center italiani, con boom di richieste di connessione a Terna.
  • Entro il 2035 i data center potrebbero consumare fino al 13% dell’elettricità nazionale.
  • Speculazione, consumo di suolo e ritardi normativi aggravano l’impatto ambientale potenziale.
  • La legge regionale lombarda introduce correttivi, ma resta giudicata insufficiente dagli esperti.

Crescita energetica, speculazione e pressione sulla rete elettrica nazionale

Il report del Politecnico di Milano stima che, al netto delle spinte speculative, la capacità effettiva dei data center italiani crescerà tra 2,3 e 4,4 GW nel prossimo decennio, rispetto ai 513 MW previsti per il 2024.

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L’impatto sul sistema elettrico è rilevante: nel 2035 il settore potrebbe assorbire tra il 7% e il 13% dei consumi elettrici nazionali, rispetto all’1,9% del 2024. Le emissioni di CO2 salirebbero da circa 1 milione di tonnellate annue a una forbice tra 4,8 e 8,3 milioni, pari fino a un ulteriore 2% delle emissioni nazionali annue.

L’impatto ambientale dei data center non è semplice da quantificare – spiega Luca Dozio, direttore Osservatorio data centers del Polimi – consumano grandi quantità di energia, anche se si spinge sulle rinnovabili, ma possono ridurre i viaggi fisici grazie al digitale”.

Il nodo immediato, sottolinea Dozio, è la capacità della rete di assorbire una mole di richieste di connessione spesso legate a progetti inesistenti o poco concreti. Terna è legalmente tenuta a rispondere a tutte le domande, con costi amministrativi elevati e necessità di rafforzare infrastrutture e pianificazione.

Consumo di suolo e governance: la sfida decisiva per i territori

Sul fronte idrico, i data center italiani impiegano sistemi di raffreddamento a circuito chiuso, basati su riutilizzo dell’acqua e prelievi dalla prima falda, particolarmente abbondante in Lombardia. Per questo, a differenza di aree come i Grandi Laghi negli USA o l’Aragona in Spagna, l’emergenza principale non è oggi l’acqua, ma il consumo di suolo.

In Lombardia prevale la tendenza a costruire su aree verdi, favorita dall’assenza, finora, di un quadro normativo chiaro e unitario: le decisioni sono rimaste ai singoli Comuni, spesso in cerca di entrate. “Finora è stato un vero mercato delle vacche – denuncia Damiano di Simine, responsabile suolo di Legambientecon Comuni pronti a concedere aree verdi a grandi società immobiliari europee che costruiscono data center per poi affittarli o venderli, comportandosi come predoni”.

La proposta di legge regionale introduce una maggiorazione del 50% degli oneri di urbanizzazione per i data center su aree libere, ma secondo di Simine il disincentivo è troppo debole rispetto ai costi di bonifica e burocrazia legati al riuso di aree dismesse. Ancora più delicata è la scelta di classificare i data center come attività industriali, con oneri urbanistici più bassi rispetto alle attività terziarie, di fatto agevolando ulteriormente i costruttori.

La stessa legge prova a ordinare il rilascio della Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA), che spesso in Lombardia arriva dopo l’autorizzazione ai lavori. “La norma stabilisce che la VIA deve essere concessa prima – spiega di Simine – ma manca ancora una cornice nazionale che colleghi la VIA dei data center al consumo di suolo”. Oggi la VIA è obbligatoria solo se sono previsti grandi generatori diesel di riserva.

Verso una regolazione nazionale per data center sostenibili e strategici

L’Italia si trova oggi in una fase di svolta: i data center sono infrastrutture cruciali per competitività digitale, intelligenza artificiale e sicurezza dei dati, ma il loro sviluppo rischia di aggravare consumo di suolo, pressione sulla rete elettrica e ritardi nella decarbonizzazione.

La partita non è solo lombarda: senza una normativa nazionale che integri esplicitamente pianificazione energetica, tutela del territorio e criteri di localizzazione, il rischio è che investimenti strategici vengano guidati da rendite immobiliari e disparità regolative tra Comuni.

Nei prossimi anni, la differenza tra opportunità industriale e emergenza ambientale sarà giocata sulla qualità delle regole: criteri vincolanti di riuso di aree dismesse, target chiari di efficienza energetica e priorità alle rinnovabili potranno trasformare i data center da minaccia climatica a leva di modernizzazione sostenibile.

FAQ

Quanto crescerà il consumo elettrico dei data center in Italia entro il 2035?

Secondo il Politecnico di Milano, il consumo elettrico dei data center potrebbe arrivare tra il 7% e il 13% del consumo nazionale.

Qual è il principale rischio ambientale dei data center in Lombardia oggi?

Attualmente il rischio più critico è il forte consumo di suolo, legato alla costruzione su aree verdi e alla spinta speculativa immobiliare.

L’acqua per il raffreddamento dei data center è un problema in Italia?

No, oggi l’acqua non è il problema principale: prevalgono sistemi a circuito chiuso con riuso, alimentati da falde abbondanti, soprattutto in Lombardia.

Perché la classificazione dei data center come attività industriali è controversa?

È controversa perché i data center sono di fatto attività terziarie, ma godono di oneri di urbanizzazione molto più bassi, favorendo i costruttori.

Da quali fonti è stata elaborata questa analisi sui data center?

Questa analisi deriva da una elaborazione congiunta di fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.

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Direttore Editoriale Assodigitale.it Phd, MBA, CPA

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

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