La notizia in sintesi
- Lega e Forza Italia propongono di rinviare la tassa sui minipacchi.
- La misura da 2 euro riguarderebbe invii extra Ue sotto 150 euro.
- Gli emendamenti chiedono lo slittamento dell’avvio al 1° ottobre 2027.
- La copertura prevista è pari a 183,8 milioni di euro.
(Riassunto generato con AI)
Rinvio della tassa sui minipacchi
Lega e Forza Italia hanno presentato alla Camera due emendamenti identici per rinviare al 1° ottobre 2027 la tassa italiana di gestione da 2 euro sui piccoli pacchi provenienti dai Paesi extra Ue e di valore inferiore a 150 euro. La proposta è all’esame della commissione Bilancio nel decreto Infrastrutture e Pnrr, a Roma. Il nuovo differimento è emerso l’11 luglio e punta a spostare di un anno l’entrata in vigore oggi fissata al 1° ottobre 2026.
La misura era stata introdotta con la manovra con decorrenza iniziale dal 1° gennaio, poi rinviata prima al 1° luglio e successivamente al prossimo ottobre. Il motivo indicato dagli emendamenti è rispondere alle preoccupazioni del settore, che segnala il rischio di sovrapposizione con l’analoga tassa europea da 3 euro. Il rinvio non è quindi operativo: richiede l’approvazione nell’iter parlamentare del decreto.
Copertura finanziaria e confronto parlamentare
Gli emendamenti di Lega e Forza Italia quantificano in 183,8 milioni di euro la copertura necessaria per lo slittamento. Le risorse verrebbero individuate nel Fondo per interventi strutturali di politica economica. Il dato evidenzia che il differimento non viene proposto come una semplice modifica tecnica, ma con un finanziamento esplicitamente indicato.
La richiesta dei due partiti supera quella avanzata dal Movimento 5 Stelle, che in un emendamento analogo chiede una proroga fino a gennaio 2027. Il confronto riguarda dunque sia l’opportunità della tassa sia il calendario della sua applicazione. La proposta di rinvio più lungo viene presentata mentre il settore sollecita una soluzione coordinata rispetto al prelievo europeo.
Nel resoconto firmato da Mila Onder per Agenzia ANSA, il punto centrale resta l’incertezza sulla data effettiva di avvio. Anche la Repubblica riferisce della possibile ulteriore proroga attraverso gli emendamenti al decreto. Entrambe le ricostruzioni convergono sul carattere ancora propositivo della misura.
La conseguenza per importatori e piattaforme
Il possibile rinvio al 2027 sposterebbe ancora la definizione del costo nazionale applicabile ai minipacchi extra Ue. Per operatori, piattaforme e consumatori non cambia nulla finché il Parlamento non approverà una modifica della norma vigente. Il passaggio decisivo sarà quindi l’esame degli emendamenti in commissione Bilancio e nel successivo iter del decreto.
La vicenda mostra inoltre come la tassa nazionale sia legata al dibattito europeo sui piccoli invii commerciali. L’eventuale slittamento darebbe più tempo per chiarire il rapporto tra il prelievo italiano e quello Ue indicato dalle fonti.
FAQ
Quando partirebbe la tassa sui minipacchi?
Sì: senza nuove modifiche, la data indicata dalle fonti è il 1° ottobre 2026.
Quale data propone il nuovo emendamento?
Sì: Lega e Forza Italia chiedono di spostare l’avvio al 1° ottobre 2027.
Quanto costa la tassa italiana proposta?
Sì: la misura prevede un importo di 2 euro per ciascun pacco interessato.
Quali pacchi rientrano nella misura?
Sì: riguarda gli invii dai Paesi extra Ue con valore inferiore a 150 euro.
Da quali fonti è stata verificata la notizia?
Sì. Il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata condotta dalla nostra Redazione su più fonti: Agenzia ANSA e la Repubblica.




