Iran: la strategia segreta per battere il blackout di Internet e navigare senza censure

Iran: la strategia segreta per battere il blackout di Internet e navigare senza censure

11 Gennaio 2026

Tecniche di censura e impatto sul paese

Teheran ha attivato un blackout digitale quasi totale per soffocare le notizie sulle proteste e impedire il coordinamento dei manifestanti. Secondo NetBlocks, dall’8 gennaio il traffico nazionale è crollato attorno all’1% dei livelli abituali, con simultanea stretta sulla telefonia mobile: molte aree risultano senza campo e le chiamate sono irraggiungibili.

Il blocco non è uniforme: i canali istituzionali del regime su piattaforme occidentali restano operativi, segnale di filtri a “liste bianche” e instradamenti selettivi che preservano gli account governativi. La censura combina spegnimenti a livello di dorsale, throttling mirato e filtraggio DNS, integrati con controlli agli snodi dei principali operatori.

L’impatto sociale è immediato: cittadini e diaspora non riescono a comunicare, mentre sui social dall’estero affiorano testimonianze di familiari irraggiungibili da giorni. L’opacità informativa favorisce la repressione: si registrano decine di vittime e migliaia di arresti, mentre le poche clip che superano i filtri diventano fonti essenziali in un ecosistema mediatico nazionale sotto controllo statale.

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Si tratta del terzo blackout sistemico dopo il 2019 e il 2022. La sofisticazione attuale indica una capacità consolidata di orchestrare interruzioni granulose, che isolano la società civile ma mantengono attivi i canali del potere, riducendo la visibilità internazionale degli abusi e scoraggiando l’organizzazione dal basso.

Starlink: funzionamento, uso e contromisure del regime

Starlink opera tramite satelliti in orbita bassa che forniscono connettività a terminali a terra, aggirando l’infrastruttura iraniana e i suoi filtri. Durante le proteste del 2022 è stato il principale canale per l’uscita di video e testimonianze, ruolo ripreso oggi nonostante il divieto formale nel paese e la diffusione limitata dei kit.

L’impiego sul campo resta selettivo: antenne condivise, punti di accesso itineranti e reti domestiche schermate assicurano collegamenti intermittenti sufficienti per caricare clip e messaggi ai media e ai contatti all’estero. Secondo fonti di attivisti digitali, una quota significativa del traffico in uscita proviene da questi nodi satellite, spesso nascosti in abitazioni e strutture private.

Le contromisure di Teheran puntano a ridurre l’affidabilità: interferenze al segnale GPS ostacolano la geolocalizzazione dei terminali e impediscono l’aggancio stabile con i satelliti; in aree sensibili si registrano disturbi estesi che portano a perdite di servizio fino all’80%. Analisti ritengono verosimili anche interferenze dirette sul downlink satellitare e la mappatura dei terminali per sequestro o dissuasione.

L’efficacia risulta a macchia di leopardo: nelle prime ore del blackout circa il 30% del traffico via Starlink è apparso degradato, con oscillazioni geografiche marcate. Gli utenti reagiscono con spostamenti frequenti delle antenne, utilizzo di alimentazioni autonome e finestra di trasmissione breve, privilegiando l’invio di contenuti compressi e messaggistica a basso bitrate per ridurre l’esposizione.

Vie alternative: reti di confine, linee fisse e canali residuali

Nelle aree periferiche gli smartphone tentano l’aggancio alle reti dei paesi confinanti, creando corridoi di connettività temporanei sfruttati per inviare messaggi e clip. L’accesso è instabile e soggetto a spegnimenti mirati, ma resta uno dei pochi punti di fuga quando il segnale domestico è assente.

Persistono inoltre alcune linee fisse non completamente disattivate in strutture critiche come aziende, ospedali e ambasciate. Questi nodi, spesso sottoposti a monitoraggio, forniscono finestre di collegamento a bassa capacità usate per sincronizzare dati essenziali e contatti esteri, con accorgimenti che minimizzano i volumi e i tempi online.

In mancanza di alternative, si ricorre a canali residuali: hotspot condivisi, instradamenti opportunistici e reti interne che “tunnelizzano” traffico verso connessioni ancora attive. Il regime sta progressivamente chiudendo le eccezioni e irrigidendo i controlli, riducendo il margine operativo e imponendo frequenti cambi di percorso e di punto d’accesso per evitare l’intercettazione.

FAQ

Quali aree beneficiano delle reti di confine? Le zone prossime ai paesi limitrofi, dove i telefoni possono agganciare segnali esteri in modo intermittente.

Le linee fisse sono completamente operative? No, alcune restano attive in contesti critici, ma con capacità limitata e possibile sorveglianza.

Quali contenuti passano meglio sui canali residuali? Messaggi testuali e clip compresse a basso bitrate, per ridurre tempi di esposizione.

Gli hotspot condivisi sono sicuri? Offrono utilità temporanea ma aumentano il rischio di tracciamento e sequestro dei dispositivi.

Come reagisce il regime a queste vie alternative? Chiude eccezioni, rafforza filtri e monitora nodi sensibili per soffocare i flussi residui.

Le ambasciate possono garantire accesso stabile? Possono offrire finestre limitate, ma l’accesso è circoscritto e soggetto a restrizioni operative.

Qual è la fonte sul livello di blackout? Dati di NetBlocks indicano traffico intorno all’1% dei livelli normali dall’8 gennaio.


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