La notizia in sintesi
- Alfredo Mantovano annuncia una precisazione sul riconoscimento facciale delle forze di polizia.
- L’esame delle immagini con IA richiederà l’autorizzazione di un magistrato.
- Il decreto potrebbe approdare al Consiglio dei ministri del 4 agosto.
- La precisazione risponde anche al parere della commissione Giustizia della Camera.
(Riassunto generato con AI)
Autorizzazione del magistrato per l’IA
Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha annunciato che lo schema di decreto legislativo sull’uso dell’intelligenza artificiale da parte delle forze di polizia potrebbe esplicitare l’obbligo di autorizzazione del magistrato per esaminare immagini finalizzate al riconoscimento facciale. L’intervento è stato illustrato il 31 luglio, a margine della riunione sulla Terra dei fuochi in Prefettura a Napoli, rispondendo alle critiche sull’iter del provvedimento. Mantovano ha spiegato che la modifica punta a rendere chiaro un principio che il governo riteneva già implicito nell’ordinamento.
La precisazione, nelle parole del sottosegretario, è motivata dalla volontà di evitare qualunque deriva assimilabile a uno Stato di polizia. Il riferimento riguarda l’impiego di tecnologie capaci di trattare immagini nell’ambito delle attività di sicurezza, un terreno che richiede garanzie espresse sui presupposti e sui controlli. Il passaggio parlamentare della commissione Giustizia della Camera viene indicato come una sollecitazione rilevante per integrare il testo.
Il decreto e il confronto istituzionale
Secondo quanto dichiarato da Mantovano, la formula sull’autorizzazione giudiziaria potrebbe essere inserita nel decreto destinato al Consiglio dei ministri del 4 agosto. Il sottosegretario ha precisato di non voler anticipare la valutazione dei ministri, ma ha definito molto probabile l’inserimento della disposizione. Il punto centrale è trasformare in previsione esplicita ciò che l’esecutivo considerava già ricavabile dal sistema delle regole vigenti.
“Poiché non abbiamo veramente nessuna voglia non dico di trasformare l’ordinamento in uno Stato di polizia, ma neanche di pensare una cosa del genere, mettiamo in maniera esplicita quello che per noi era scontato, e cioè che ci voglia l’autorizzazione del magistrato”, ha affermato Mantovano. La citazione delimita il significato politico e giuridico della correzione: l’uso degli strumenti di IA non viene descritto come automatico, ma subordinato a un passaggio autorizzativo.
Il sottosegretario ha inoltre collegato il calendario del decreto alla delega ricevuta dal Parlamento. La scadenza per il suo esercizio era fissata al 25 agosto e il governo intendeva arrivare al Consiglio dei ministri precedente alla pausa estiva. “Volevamo arrivare in tempo senza nessuna forzatura e nessuna accelerazione”, ha detto, respingendo le polemiche sulla rapidità dell’iter. La tempistica, quindi, viene ricondotta alla scadenza legislativa e non a un cambiamento improvviso di impostazione.
La garanzia diventa un elemento esplicito
L’eventuale inserimento dell’autorizzazione del magistrato nel testo del decreto renderebbe più riconoscibile il presidio indicato dal governo per l’analisi delle immagini mediante sistemi di IA. Non è stata indicata una disciplina tecnica ulteriore, né sono stati forniti dettagli sui singoli casi applicativi. Mantovano ha però chiarito che la precisazione nasce dal confronto con la commissione Giustizia della Camera e sarà valutata dal Consiglio dei ministri.
La conseguenza immediata, se confermata, sarà un testo più esplicito sul ruolo dell’autorità giudiziaria nel ricorso al riconoscimento facciale da parte delle forze di polizia.
FAQ
Cosa ha detto Alfredo Mantovano sull’intelligenza artificiale?
Sì, Alfredo Mantovano ha detto che per esaminare le immagini servirà l’autorizzazione di un magistrato.
Quale tecnologia riguarda il decreto legislativo?
Sì, il provvedimento riguarda l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale da parte delle forze di polizia per il riconoscimento facciale.
Quando potrebbe essere esaminato il decreto?
Sì, Mantovano ha ritenuto probabile che il decreto con la precisazione arrivi al Consiglio dei ministri del 4 agosto.
Perché il governo respinge l’ipotesi di accelerazione?
Sì, il sottosegretario ha richiamato la scadenza del 25 agosto per l’esercizio della delega parlamentare e la pausa estiva.
Come è stata verificata questa ricostruzione?
Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata condotta dalla nostra Redazione su numerose fonti, tra cui LaPresse.



