La notizia in sintesi
- Elisa Giomi chiede tutele legislative sull’uso dell’AI nella polizia.
- I dati biometrici devono restare eccezionali, autorizzati e contestabili.
- I risultati algoritmici non possono diventare prove certe.
- Per gli operatori serve formazione avanzata e specifica.
(Riassunto generato con AI)
AI e polizia, le condizioni indicate da Giomi
Elisa Giomi, commissaria di Agcom, è intervenuta il 31 luglio a Roma nel confronto sullo schema di decreto nazionale per l’adeguamento all’AI Act europeo, richiamando la necessità di regole solide per l’impiego dell’intelligenza artificiale nelle attività di polizia. In un post su LinkedIn, Giomi ha definito l’AI una possibile risorsa per le forze dell’ordine, purché l’innovazione non arretri rispetto alla tutela dei diritti fondamentali. Il suo contributo è stato messo a disposizione delle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera, impegnate nell’esame della normativa.
Garanzie nella legge e limiti agli algoritmi
Secondo Giomi, lo schema di decreto affronta in modo organico questioni complesse e punta al rispetto dei diritti fondamentali. La commissaria ritiene tuttavia necessario collocare direttamente nella legge le garanzie più rilevanti, evitando che le protezioni decisive dipendano esclusivamente dall’applicazione pratica delle norme. Il punto più sensibile riguarda i dati biometrici: il loro utilizzo dovrebbe restare eccezionale, soggetto ad autorizzazione e contestabile qualora emerga un impiego inappropriato.
La posizione espressa da Giomi separa il supporto tecnologico dalla sostituzione del giudizio umano. L’AI può assistere le attività investigative e operative, ma un esito algoritmico, per sua natura probabilistico, non deve essere trasformato in una prova certa. Analogamente, la disponibilità di uno strumento tecnologico non può tradursi in sorveglianza ordinaria, perché l’eccezione rischierebbe di diventare prassi senza adeguati contrappesi.
La formazione diventa un requisito operativo
Un ulteriore nodo evidenziato da Elisa Giomi riguarda le competenze di chi utilizzerà i sistemi di intelligenza artificiale. Le forze di polizia, secondo la commissaria di Agcom, dovrebbero ricevere una formazione avanzata e specifica prima di gestire questi strumenti. La conseguenza prospettata è chiara: la qualità delle garanzie non dipenderà soltanto dal testo del decreto, ma anche dalla capacità degli operatori di comprendere limiti, margini d’errore e possibili utilizzi impropri delle tecnologie.
FAQ
Cosa chiede Elisa Giomi sull’AI nella polizia?
Sì, chiede che le garanzie più importanti sull’impiego dell’intelligenza artificiale siano previste direttamente nella legge.
Come devono essere usati i dati biometrici?
Sì, devono restare eccezionali, autorizzati e contestabili quando vi siano usi ritenuti inappropriati.
Un algoritmo può diventare una prova certa?
No, Giomi precisa che un risultato algoritmico probabilistico non deve essere trasformato in prova certa.
Quale formazione serve alle forze di polizia?
Sì, serve una formazione avanzata e specifica prima che gli operatori gestiscano sistemi di intelligenza artificiale.
Su quali fonti si basa questa analisi?
Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata della nostra Redazione su più fonti: Agenzia ANSA e Key4biz.



