foto arcobaleno di Facebook

Le foto arcobaleno di Facebook: dati per un’analisi di mercato?

30 Giugno 2015

Quando 26 milioni di persone adoperano uno strumento per colorare di arcobaleno la foto del profilo Facebook, a sostegno delle coppie omosessuali, si può parlare solo di semplice e puro entusiasmo?

Il tool generatore di foto arcobaleno è stato sviluppato dagli ingegneri del social network lo scorso anno e ha trovato in questi giorni una risposta immediata nelle ingenti condivisioni.

Tuttavia il caso ha già fatto discutere, non solo per la questione tematica a cui è legato, ma perché specchio di reazioni umane controllabili, altamente, socialmente e antropologicamente analizzabili: Facebook riuscirà davvero a resistere alla tentazione di studiare a posteriori i dati prodotti?

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Nel marzo di quest’anno, due ricercatori di Facebook, Bogdan State e Lada Adamic hanno pubblicato i risultati di uno studio effettuato su come il sostegno verso argomenti “sensibili” si possa espandere all’interno della rete sociale.

A fornire lo spunto, al tempo, era stata un’iniziativa del marzo 2013, anch’essa in supporto della possibilità di sposarsi fra persone dello stesso sesso: in quel caso, 3 milioni avevano sostituito la foto del profilo con il simbolo grafico per “uguale”.

La scoperta più interessante di State e Adamic non riguardava il numero di sostenitori, bensì il fatto che più un iscritto a Facebook vedeva crescere il numero di amici che avevano effettuato il cambio di simbolo, più era portato a fare lo stesso.

Si tratta di una reazione diversa da quanto avviene con le foto virali di gattini e simili: se con questi, a una vasta imitazione nel breve periodo, corrisponde un altrettanto rapido sgonfiarsi del fenomeno, nel caso di temi più delicati – come le foto arcobaleno di Facebook – si è notato che il sostegno cresce lento e sicuro nel tempo, via via che sempre più persone, incoraggiate dall’esempio degli amici, decidevano di schierarsi.

Una scelta meditata e ragionata che contraddistingue quindi l’attivismo online: alcuni studiosi chiamano questo tipo di approccio “slacktivism”, dove diventa più facile schierarsi quando si è certi che sono in molti a farlo.

 

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