Commissione Ue accusa Meta: protezioni insufficienti per i minori e controllo debole su Facebook e Instagram

Commissione Ue accusa Meta: protezioni insufficienti per i minori e controllo debole su Facebook e Instagram

29 Aprile 2026

Meta sotto accusa in Europa per la tutela dei minori sui social

La Commissione europea ritiene che Meta, proprietaria di Facebook e Instagram, non protegga adeguatamente i minori sotto i 13 anni, in violazione del Digital Services Act.
L’indagine, condotta a Bruxelles e avviata il 16 maggio 2024, potrebbe sfociare in una maxi-sanzione fino al 6% del fatturato globale, stimata in circa 12 miliardi di euro.
Secondo le conclusioni preliminari, troppi bambini accedono alle piattaforme aggirando i limiti d’età con semplici autodichiarazioni, mentre i sistemi di rilevazione e rimozione degli account minorili sarebbero inefficaci.

La vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, Henna Virkkunen, accusa Meta di non tradurre in azioni concrete i propri termini di servizio, obbligo centrale del Dsa, e chiede misure più severe per prevenire i rischi sistemici sulla salute psicologica dei più giovani.

In sintesi:

  • La Commissione Ue accusa Meta di violare il Dsa nella tutela dei minori.
  • A rischio una multa fino a 12 miliardi di euro, pari al 6% del fatturato.
  • Per Bruxelles i sistemi anti-under 13 di Facebook e Instagram sono inefficaci.
  • L’azione contro Meta si inserisce in una stretta europea sui social per i minori.

Le contestazioni dell’Ue e la difesa di Meta sui minori under 13

Al centro del dossier europeo c’è la gestione degli utenti sotto i 13 anni. La Commissione cita dati secondo cui tra il 10 e il 12% dei bambini della fascia under 13 accede comunque a Instagram e/o Facebook, cioè milioni di utenti in tutta l’Unione.
Per Bruxelles, la valutazione di rischio di Meta è “incompleta e arbitraria”: la società avrebbe sottostimato la facilità con cui è possibile aggirare la soglia minima di età inserendo una data di nascita falsa in fase di registrazione, nonostante “un’ampia mole di prove” raccolte negli Stati membri.
La Commissione critica anche il meccanismo di segnalazione: servono “fino a sette clic” per accedere al modulo, non precompilato, e “spesso non c’è un adeguato seguito”, tanto che il minore continua a usare il servizio senza controlli efficaci.

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Secondo l’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen, Meta avrebbe ignorato prove scientifiche che mostrano la maggiore vulnerabilità dei bambini più piccoli ai potenziali danni dei social, dall’esposizione a contenuti inappropriati ai rischi di dipendenza comportamentale. Bruxelles chiede di rivedere radicalmente la metodologia di valutazione del rischio e di rafforzare gli strumenti per impedire l’accesso, individuare e rimuovere i profili under 13.

Meta “non concorda” con le accuse: sostiene di applicare un divieto chiaro ai minori di 13 anni, afferma di disporre di strumenti per “rilevare e rimuovere” gli account irregolari e dichiara di continuare a investire in tecnologie di detection. Il gruppo potrà ora esaminare il fascicolo istruttorio e presentare osservazioni scritte prima di eventuali sanzioni definitive.

Un nuovo fronte globale tra divieti, class action e verifica dell’età

Il caso Meta si inserisce in un cambio di paradigma europeo verso le big tech. Oltre all’indagine sul gruppo di Mark Zuckerberg, il 6 febbraio la Commissione ha contestato a TikTok analoghe carenze nella tutela dei minori.
In parallelo, diversi Paesi – tra cui Francia, Spagna, Grecia, Austria, Danimarca, Portogallo, Norvegia – discutono restrizioni d’accesso ai social per i più giovani. In Italia il governo Meloni valuta sanzioni ai genitori che non attivano sistemi di parental control.

Bruxelles lavora anche a una app europea di verifica dell’età annunciata da Ursula von der Leyen, progetto però giudicato criticamente da diversi esperti cyber per i rischi su privacy e sicurezza dei dati sensibili, ma ancora in fase di sviluppo tecnico.
Sul fronte giudiziario, il 14 maggio a Milano è attesa l’udienza della prima class action europea per impedire l’accesso ai minori di 16 anni e chiedere la modifica degli algoritmi che favorirebbero dinamiche di dipendenza.

L’iniziativa, promossa da associazioni italiane di genitori, potrebbe innescare una “slavina legale” in altri Stati Ue, dove realtà analoghe stanno valutando azioni coordinate. Negli Stati Uniti, intanto, tribunali di Los Angeles e del New Mexico hanno già condannato Meta e Google a risarcimenti per carenze nella protezione dei minori, segnando un precedente che Bruxelles osserva con attenzione.

FAQ

Perché la Commissione europea indaga Meta su Facebook e Instagram?

La Commissione europea indaga perché ritiene che Meta violi il Digital Services Act, non proteggendo adeguatamente i minori sotto i 13 anni dall’accesso e da contenuti potenzialmente dannosi.

Quanto rischia di pagare Meta in caso di violazione del Dsa?

Meta rischia una sanzione fino al 6% del fatturato globale annuo, stimata in circa 12 miliardi di euro, se le violazioni saranno confermate.

Cosa contesta esattamente Bruxelles ai sistemi di verifica dell’età di Meta?

Bruxelles contesta sistemi facili da aggirare con false date di nascita, procedure di segnalazione complesse e controlli successivi considerati inefficaci nel bloccare gli account minorili.

Quali altri Paesi o piattaforme sono coinvolti nella stretta sui minori?

Sì, sono coinvolti Francia, Spagna, Grecia, Austria, Danimarca, Portogallo, Norvegia e la piattaforma TikTok, tutti al centro di iniziative o indagini sulla tutela dei minori.

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