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Come gestire i diritti dei contenuti distribuiti in rete con Creative Commons nonostante i problemi su internet

22 Ottobre 2013

Si torna a parlare di diritti d’autore, con la nota società Creative Commons che ammette quanti passi in avanti in questi anni siano stati fatti in merito, sottolineando però come questi non siano ancora sufficienti per una diffusione più libera della cultura.

Oggi gli autori sono in grado di pubblicare le proprie opere con una libertà che fino a pochi anni fa non era neanche concepibile, soprattutto a causa di vincoli eccessivamente proibitivi. Quanto di buono fatto rappresenta di certo un incredibile successo di Creative Commons, che non reputa affatto però la propria battaglia conclusa.

Prima che fossero istituite le licenze libere erano impensabile, burocraticamente parlando, che un autore potesse scambiare o far reinventare delle proprie creazioni senza però perderne la paternità.

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Recentemente è stata la società a tornare sulla questione, aggiornando il proprio policy statement, sostenendo come una vera e propria rivoluzione in quest’ambito non avverrà semplicemente grazie a un più ordinato sistema di licenze. CC infatti sottolinea come alcuni paesi stiano già provvedendo a integrare le proprie norme sul diritto d’autore, aggiungendovi le licenze libere, anche se tutto ciò non può dirsi sufficiente.

La società infatti definisce le proprie licenze nulla più di una semplice toppa, non in grado di risolvere i gravi problemi del copyright a livello mondiale. Infatti, continua CC, soltanto una fetta infima di autori ben informati e consapevoli applicano tali licenze, mentre la stragrande maggioranza non fa altro che assecondare i dettami legislativi del proprio paese.

La situazione internazionale inerente tale questione non è però delle più distese. A inasprire i toni ci pensano proposte come SOPA, la proposta statunitense che vorrebbe far diventare lo streaming non autorizzato un vero e proprio reato punibile penalmente, e PIPA, che vorrebbe imporre ai motori di ricerca la rimozione dalla proprie pagine di link inerenti siti che contravvengono alle regole del copyright.

Tali proposte rischiano seriamente di rendere del tutto vano l’operato di coloro che, come CC, tentano di offrire un sistema di licensing alternativo.

A livello politico però si tenta sempre più spesso di far passare il concetto che il solo Creative Commons, con le altre società essa affini, possano bastare a bilanciare definitivamente tale sistema in maniera più equa. La realtà però è ben altra, dal momento che Creative Commonds ha sempre dovuto fare una gran fatica per inserire il proprio sistema all’interno di svariate normative nazionali.

Proprio per questo la risposta al problema non può venire da un solo fronte, ma anche e soprattutto da quello istituzionale, come sostiene Lawrence Lessing, ovvero il fondatore di CC: “Abbiamo bisogno di reali cambiamenti nelle leggi reali”, le cui parole rappresentano il pensiero dell’intera società.

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