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Microchip oculare, nuove opportunità per chi ha perso la vista

27 Agosto 2015

Grazie all’impianto di un microchip retinico e ad un sistema di trasmissione delle immagini mediante uno speciale tipo di occhiali sviluppato nella Silicon Valley, sarà presto possibile offrire una nuova opportunità per chi ha perso la vista.

I non vedenti potranno così riacquisire la vista dei contorni degli oggetti e delle persone: merito di un sistema che darà loro piena libertà di movimento, consentendo ad esempio di farsi il bagno o imparare a nuotare, in completa autonomia.

Uno speciale tipo di occhiali sviluppato dall’università americana di Stanford in collaborazione con Google e un microchip impiantato nella retina funzionante autonomamente, senza cioè il bisogno di cavi di connessione, offriranno una nuova possibilità visiva per chi ha perso la vista.

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A parlare di questo nuovo dispositivo è Andrea Cusumano, dell’Università Tor Vergata e presidente della Macula & Genoma Foundation Onlus, anticipando alcuni dei contenuti dell’incontro “Si può vincere la cecità” in programma il 21 settembre a Roma.

«Il sistema, sviluppato assieme all’Università di Stanford – sottolinea Cusumano, professore di oftalmologia – è in fase avanzata di sperimentazione, e attende l’approvazione dell’Fda per poter avviare i test sugli uomini».

Proprio l’ateneo americano ha individuato e risposto al principale problema, quello dell’alimentazione per un periodo lungo del dispositivo: «Il microchip è dotato di un “arco voltaico” che permette la sua ricarica grazie all’interscambi continuo di dati con gli occhiali».

In pratica gli occhiali fanno da telecamera, acquisiscono le immagini che trasmettono al microchip; questo, a sua volta, è collegato al nervo ottico.

Sono stati così risolti, aggiunge il docente, «i problemi degli impianti retinici attuali, più invasivi perché necessitano di una connessione dei microchip con un cavo a un dispositivo che si devono portare con sé negli spostamenti».

Le prime applicazioni pratiche del nuovo dispositivo per chi ha perso la vista, secondo Cusumano, richiederanno comunque «qualche anno».

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