La notizia in sintesi:
- Backrooms, fenomeno horror nato online, diventa film A24 diretto dal ventenne Kane Parsons.
- L’uscita italiana, distribuita da I Wonder Pictures, è fissata per il 27 maggio nelle sale.
- Parsons porta al cinema l’estetica “liminale” dei suoi corti virali su YouTube.
- Il progetto segna un passaggio storico: Hollywood intercetta autori nati da piattaforme digitali.
(Riassunto generato con AI).
Backrooms, dall’incubo virale al film evento di A24
Chi abita le Backrooms? Un’intera generazione cresciuta online, che riconosce quei corridoi gialli come un incubo familiare.
Che cosa arriva al cinema? L’adattamento A24 dei corti virali del giovane regista Kane Parsons, noto come Kane Pixels.
Dove si è sviluppato il mito? Nei forum digitali come 4chan, poi su YouTube, ora nelle sale italiane con I Wonder Pictures.
Quando? Dal 27 maggio, data di uscita nazionale che segna il passaggio dal found footage digitale al grande schermo.
Perché conta? Perché questo film istituzionalizza una nuova grammatica dell’orrore, nata dal basso, capace di trasformare la solitudine digitale in esperienza visiva condivisa.
L’immagine fondativa resta quella: una distesa infinita di stanze vuote, tappezzate di carta da parati giallastra, illuminate da luci al neon dal ronzio malato. È il noclip dalla realtà, la caduta accidentale oltre le maglie del mondo fisico in un non-luogo perturbante. Da “creepypasta” collettiva del 2019 a oggetto cinematografico firmato A24, Backrooms certifica come l’immaginario orrorifico contemporaneo nasca ormai nei sottosuoli del web, prima di essere legittimato dall’industria.
Dalla liminalità digitale al nuovo linguaggio dell’orrore
Il lavoro di Kane Parsons con il corto The Backrooms (Found Footage) del 2022 non è un semplice esercizio stilistico, ma un laboratorio teorico sull’“estetica del vuoto”. L’orrore non è più il mostro che insegue: è lo spazio che circonda, ripetitivo e disfunzionale.
Parsons traduce il concetto di “spazio liminale” – corridoi d’ufficio deserti, hotel senza ospiti, centri commerciali dopo la chiusura – in dispositivo narrativo. Spazi di transizione privati della loro funzione sociale diventano minacce, come già accade nelle architetture control-room della serie Severance – Scissione di Dan Erickson per Apple Tv+.
La sua camera virtuale, simulata con una precisione materica, si muove come un occhio umano incerto. Formato 4:3, grana VHS, aberrazioni cromatiche: non nostalgia, ma strumenti di una falsa “verità documentaria” che rende tangibile l’impossibile, come se stessimo guardando una cassetta ritrovata che non dovrebbe esistere.
A24, casa di Hereditary, The Witch, Heretic, Saint Maud, riconosce in Parsons un autore e non uno “youtuber”. Ne valorizza la lore complessa: l’istituto di ricerca ASync, la burocrazia anni Ottanta che tenta di addomesticare l’ignoto per risolvere i problemi di spazio del mondo reale. L’eco è carpenteriana e cronenberghiana, tra scienza miope e orrore metafisico.
Nel labirinto di Backrooms, ciò che fa paura non sono i “Perduti” – esseri umani mutati, sacrificabili – ma l’architettura stessa, metafora di un Internet infinito di corridoi uguali, dove l’informazione e la via di casa si perdono in loop. Il vero antagonista è il giallo, ocra e malaticcio, che satura lo sguardo e annulla i riferimenti. Il sound design trasforma il ronzio dei neon in assedio uditivo: non rumore bianco, ma frequenza che scava nel sistema nervoso. È il suono di un silenzio che ha smesso di esserlo.
Il passaggio al lungometraggio introduce una sfida critica: conservare la purezza astratta di questo incubo senza sterilizzarlo con spiegazioni. L’ingresso di interpreti come Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve impone un equilibrio delicato tra drammaturgia attoriale e mistero irrisolto. Le Backrooms devono restare crepa nella realtà, non universo totalmente codificato.
Un precedente industriale e culturale per il cinema del futuro
L’operazione A24 è storica: a 20 anni, Kane Parsons diventa il regista più giovane mai ingaggiato dalla casa di produzione, segnando uno spostamento d’asse. Hollywood non guarda più soltanto a videogiochi e fumetti, ma alle piattaforme dove il linguaggio audiovisivo evolve spontaneamente. Che dal 2029 la diretta degli Oscar passi solo da YouTube non è un dettaglio marginale.
Parsons dimostra che un software di rendering e un’idea forte possono generare più angoscia di un blockbuster da duecento milioni. Backrooms non è solo l’espansione di un fenomeno virale: è la prova generale di un cinema “dal basso” che incontra la produzione d’essai, ribaltando la filiera tradizionale. Basta un angolo di muro leggermente fuori asse per suggerire che il mondo si è incrinato.
L’hype online per teaser e trailer ha già modificato la percezione dell’orrore contemporaneo: non più ombre nel buio, ma troppa luce in stanze vuote. È la paura di un eterno presente, di un ufficio disabitato da cui nessuno verrà a liberarci. In fondo, anche la nostra vita sospesa tra scelte rinviate è uno spazio liminale. Parsons lo colora di giallo sbiadito, odore di moquette umida compreso, ricordandoci che potremmo non essere mai stati altrove.
FAQ
Che cos’è esattamente il fenomeno Backrooms?
È un universo horror nato online: corridoi gialli infiniti, luci al neon malate, mostri secondari. Il vero terrore è l’architettura vuota.
Quando esce Backrooms di A24 nei cinema italiani?
Ufficialmente l’uscita italiana è prevista dal 27 maggio, distribuita da I Wonder Pictures nelle principali sale del territorio nazionale.
Chi è Kane Parsons e perché è considerato rivoluzionario?
È un regista ventenne, noto come Kane Pixels, che ha trasformato corti YouTube in un nuovo linguaggio horror liminale, convincendo A24 a investire.
Perché Backrooms è importante per il cinema horror contemporaneo?
Perché sposta l’attenzione dal mostro allo spazio liminale, visualizzando la solitudine digitale e ridefinendo l’uso di suono, luce e ambienti anonimi.
Quali sono le fonti alla base di questo articolo su Backrooms?
L’articolo deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.



