La notizia in sintesi
- Decreto Omnibus: stretta sul fringe benefit delle auto aziendali oltre cinque anni.
- La base imponibile aumenterebbe del 50% per i veicoli concessi in uso promiscuo.
- La regola riguarda benzina, diesel, ibride ed elettriche, senza distinzioni legate all’alimentazione.
- Possibili effetti sul netto in busta paga e sulle strategie di rinnovo delle flotte.
(Riassunto generato con AI)
Auto aziendali, cambia il fringe benefit
Il Decreto Omnibus, correttivo della riforma fiscale approvato dal Governo e ora destinato all’esame parlamentare dopo il via libera della Ragioneria generale dello Stato, punta a modificare il trattamento fiscale delle auto aziendali in Italia. La misura riguarda i dipendenti cui è assegnato un veicolo in uso promiscuo, cioè utilizzabile sia per lavoro sia nella sfera privata.
Il punto centrale è una maggiorazione del 50% della base imponibile del fringe benefit quando l’auto supera il quinto anno dalla prima immatricolazione. L’obiettivo dichiarato è favorire il ricambio delle flotte aziendali, spingendo imprese e lavoratori verso mezzi più recenti ed efficienti.
La novità può incidere direttamente sul reddito imponibile del dipendente e quindi su Irpef, addizionali e contributi. L’effetto concreto sullo stipendio, tuttavia, dipenderà dal valore convenzionale dell’auto, dalle somme eventualmente trattenute al lavoratore e dalla sua aliquota fiscale.
Come si calcola l’aumento fiscale
Il fringe benefit dell’auto aziendale resta calcolato su una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri annui, usando il costo chilometrico pubblicato nelle tabelle ACI. Su questa base si applicano le percentuali previste dalla disciplina vigente: 50% per benzina, diesel e ibride non plug-in, 20% per le ibride plug-in e 10% per le elettriche.
Una volta superata la soglia dei cinque anni, il valore così ottenuto verrebbe maggiorato del 50%, indipendentemente dall’alimentazione. Per questo la misura colpisce anche le elettriche e le plug-in, pur mantenendo per queste ultime il vantaggio della percentuale iniziale più bassa.
Il testo introduce inoltre un incremento forfettario del 5% per optional e allestimenti non inclusi nelle tabelle ACI, salvo che siano stati acquistati direttamente dal dipendente. La scelta di usare l’età del veicolo come criterio unico rende la norma semplice da applicare, ma amplia la platea dei mezzi potenzialmente interessati.
Per le aziende, il provvedimento può trasformarsi in un incentivo economico a sostituire le vetture più datate. Per i lavoratori che conservano la stessa auto oltre cinque anni, invece, il beneficio in natura rischia di diventare più oneroso senza che cambi necessariamente l’utilizzo effettivo del veicolo.
Il possibile effetto su imprese e dipendenti
La conseguenza più immediata è una maggiore attenzione alla durata dei contratti di assegnazione e alla composizione delle flotte. Un’auto più vecchia può costare meno all’impresa in termini di acquisto o noleggio, ma generare un imponibile più alto per chi la utilizza privatamente.
Le simulazioni riportate dalle fonti mostrano che il peso della maggiorazione cresce con il costo chilometrico del modello e con l’aliquota del lavoratore. Diesel e benzina, soggetti alla percentuale del 50%, restano i profili più esposti in valore assoluto.
Il passaggio parlamentare sarà quindi rilevante per definire il testo finale e l’applicazione operativa della misura. Aziende e dipendenti dovranno verificare età dell’auto, tabelle ACI, alimentazione e condizioni economiche dell’assegnazione.
FAQ
Quali auto aziendali sono interessate?
Sì, sono interessate le auto concesse in uso promiscuo che hanno superato il quinto anno dalla prima immatricolazione.
Di quanto aumenta il fringe benefit?
Sì, la base imponibile calcolata secondo le regole ordinarie verrebbe aumentata del 50% per i veicoli più vecchi.
Le auto elettriche evitano la maggiorazione?
No, la maggiorazione riguarda anche le elettriche, pur partendo dalla percentuale agevolata del 10% prevista per il calcolo ordinario.
Come incidono gli optional non inclusi nelle tabelle ACI?
Sì, gli optional non valorizzati nelle tabelle ACI aggiungono un incremento forfettario del 5%, se non acquistati dal dipendente.
Su quali fonti si basa questa analisi?
Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e verifica incrociata della nostra Redazione su Blitz quotidiano, Money.it e QuiFinanza.



