Apple e Core Technology Fee: perché la DMA non viene rispettata nel settore tecnologico europeo

Apple e Core Technology Fee: perché la DMA non viene rispettata nel settore tecnologico europeo

23 Aprile 2025

violazione del dma con la core technology fee

Apple ha introdotto la Core Technology Fee (CTF), una nuova commissione che impone agli sviluppatori il pagamento di una tariffa per ogni prima installazione annua di un’app dopo il milione di download. Questa pratica ha attirato l’attenzione della Commissione europea, che il 24 giugno 2024 ha avviato un’indagine specifica sulle condizioni contrattuali imposte da Apple per la distribuzione delle applicazioni tramite store alternativi. I risultati preliminari indicano una violazione del Digital Markets Act (DMA), poiché la CTF rappresenta una barriera economica che disincentiva gli sviluppatori dall’utilizzare store diversi da quello ufficiale di Apple e rende la procedura di installazione più complessa e confusa.

La Commissione ha inoltre sottolineato che Apple non ha fornito prove sufficienti a giustificare l’introduzione di questa commissione come misura necessaria e proporzionata rispetto agli obiettivi dichiarati. Tale imposizione limita la concorrenza e può rafforzare la posizione dominante di Apple nel mercato iOS. Ora il gruppo di Cupertino ha la possibilità di accedere ai documenti dell’indagine e formulare osservazioni in difesa, in vista di una valutazione definitiva sulle conseguenze legali della CTF.

impatto della core technology fee sugli sviluppatori

La Core Technology Fee impone agli sviluppatori oneri economici significativi che possono condizionare drasticamente le loro strategie di distribuzione e crescita. La tassa, applicata a ogni nuova installazione annuale oltre la soglia del milione di download, rappresenta un costo crescente proporzionale al successo dell’applicazione, penalizzando soprattutto le realtà che puntano a espandersi su più store. Questo modello finanziario provoca una forte disincentivazione all’adozione di store alternativi, poiché l’uso esclusivo dello store Apple risulta economicamente più vantaggioso, compromettendo in modo strutturale la possibilità per gli sviluppatori di sfruttare canali di distribuzione diversificati.

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Dal punto di vista operativo, le procedure complesse e poco trasparenti per l’installazione delle app da store terzi aggiungono ulteriori difficoltà, incrementando i costi di sviluppo e supporto tecnico. Gli sviluppatori sono dunque messi di fronte a una doppia penalizzazione: un canone oneroso e un iter macchinoso che limita significativamente la libertà di scelta e la capacità di competere su un mercato più aperto e concorrenziale.

risposta di apple e possibili sviluppi futuri

Apple ha presentato una difesa ufficiale in risposta alle accuse mosse dalla Commissione europea riguardo alla Core Technology Fee, sostenendo che la commissione sia una misura equa e che contribuisca a garantire la sicurezza e l’integrità dell’ecosistema iOS. L’azienda giustifica la CTF come un contributo necessario per mantenere infrastrutture tecnologiche comuni, affermando che tale tariffa non mira a limitare la concorrenza, ma a coprire costi condivisi tra le app distribuite tramite diversi store. Tuttavia, la Commissione ha giudicato queste motivazioni insufficienti, richiedendo ulteriori prove concrete.

Nel prossimo futuro, Apple potrebbe essere chiamata a rivedere drasticamente le sue condizioni contrattuali per conformarsi al Digital Markets Act. L’esito dell’istruttoria influenzerà non solo il modello economico per gli sviluppatori, ma anche le dinamiche competitive all’interno dell’ecosistema iOS. Non è escluso che la Commissione possa adottare misure sanzionatorie o imporre modifiche obbligatorie se la posizione di Apple dovesse essere confermata come una violazione del DMA.

Parallelamente, la pressione regolatoria europea potrebbe spingere Apple a negoziare soluzioni alternative che bilancino la tutela della sicurezza con principi di apertura e neutralità. Restano inoltre possibili contenziosi legali e la necessità di un monitoraggio costante sull’effettiva applicazione delle eventuali modifiche, a tutela degli sviluppatori indipendenti e del mercato digitale europeo nel suo complesso.


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Direttore Editoriale Assodigitale.it Phd, MBA, CPA

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

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