Un report gratuito di DATAMONEY.ch spiega come adeguarsi, riconoscere i cinque livelli dell’AI agentica e cosa dichiarano davvero 77 imprese italiane
Da oggi, 2 agosto 2026, sono pienamente in applicazione le nuove disposizioni del regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, modificato dal Regolamento (UE) 2026/1744 dell’8 luglio scorso.
DATAMONEY.ch, con Swiss Blockchain & AI Consortium, pubblica in questa data la prima edizione di «Stati Generali della AI agentica italiana», disponibile gratuitamente in formato PDF, 48 pagine, all’indirizzo:
datamoney.ch/stati-generali-ai-agentica.html
Per le organizzazioni che utilizzano sistemi di intelligenza artificiale, il primo passo per mettersi in regola non è giuridico: è sapere che cosa hanno davvero in funzione, con quale grado di autonomia e con quale ruolo — fornitore o chi lo impiega — ai sensi del regolamento. Il report non misura quanti agenti di intelligenza artificiale esistano nelle imprese italiane, ma che cosa le imprese italiane scrivono nei propri documenti pubblici a proposito dell’intelligenza artificiale che dichiarano di impiegare.
Il metodo: documenti primari, non sondaggi
Nell’arco di cinque giorni la redazione ha esaminato 77 realtà italiane — società quotate e non quotate, gruppi industriali, amministrazioni pubbliche, centrali di committenza — sui documenti che pubblicano e sottoscrivono a proprio nome: bilanci, piani industriali, comunicati ufficiali, bandi di gara. Sedici di questi documenti sono stati letti integralmente, parola per parola, con un doppio conteggio dei termini «intelligenza artificiale» e «agentico» condotto leggendo il contesto di ogni occorrenza, non contando le stringhe.
Il report non contiene sondaggi, interviste o stime: ogni affermazione è ricondotta a un documento specifico, con la data e la fonte accanto. Non contiene nemmeno classifiche — il criterio dichiarato è che si classifica la dichiarazione contenuta in un documento, mai l’organizzazione che lo ha pubblicato, e nessun livello viene attribuito a nessuna realtà citata.
Un vocabolario per non confondere un chatbot con un agente
Una parte del report è dedicata a un problema di linguaggio che precede qualunque conformità normativa: la parola «agente», applicata all’intelligenza artificiale, indica oggi cose molto diverse fra loro. Il report propone un vocabolario a cinque voci — dal chatbot a regole, che risponde entro un percorso predefinito, fino all’agente autonomo, che pianifica ed esegue senza conferma passo per passo — con un punto di soglia dichiarato fra il terzo e il quarto livello: è lì che un sistema smette di suggerire e comincia ad agire su altri sistemi, e con questo passaggio cambiano l’identità con cui opera, le registrazioni che produce e la possibilità di annullare ciò che ha fatto.
Questo stesso vocabolario è pubblicato anche come pagina aperta e consultabile su datamoney.ch, pensata per chi deve verificare di quale dei cinque significati stia parlando un fornitore prima di firmare un contratto.
Che cosa emerge dai documenti italiani
Il report riporta, senza commentarlo, un risultato ricorrente: nei documenti esaminati, il grado di autonomia dichiarato tende a crescere quanto più ci si allontana dal documento contabile. Un bilancio approvato dal consiglio di amministrazione e sottoposto a revisione contabile descrive quasi sempre sistemi di supporto — che assistono, suggeriscono, coadiuvano una decisione umana; un comunicato commerciale, pubblicato a distanza di mesi sullo stesso argomento, può usare un lessico più ampio.
Nei documenti indicati in appendice, esaminati alla data del 25 luglio 2026, non risulta la descrizione di un sistema che, in esercizio in Italia, esegua sequenze di operazioni su sistemi aziendali senza che una persona confermi passo per passo. Il report è esplicito nel precisare che questo non implica che sistemi di questo tipo non siano in esercizio: implica che non risultano descritti nei documenti esaminati.
Anche una guida pratica all’adeguamento
Il capitolo dedicato al regolamento europeo espone che cosa si applica da oggi e a chi — l’obbligo di trasparenza sui sistemi che interagiscono con le persone è del fornitore, non di chi li impiega, ed è l’errore di attribuzione più diffuso nella divulgazione corrente — i massimali sanzionatori, e la documentazione minima da conservare, compresa la delibera interna di attribuzione delle responsabilità: la voce che manca quasi sempre ed è la prima a essere richiesta in un’ispezione. Il report si chiude con una pagina staccabile a uso pratico: cinque domande da porre a un fornitore prima di firmare un contratto.
Accesso al report
«Stati Generali della AI agentica italiana», prima edizione, versione 1.0, 48 pagine, gratuito:
datamoney.ch/stati-generali-ai-agentica.html
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Ufficio stampa
Comunicato distribuito da DATAMONEY.ch in collaborazione con l’agenzia Tellers.
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Informazioni su DATAMONEY.ch
DATAMONEY.ch è una realtà svizzera attiva nel settore dei servizi di intelligenza artificiale, con sede a Lugano. Il report «Stati Generali della AI agentica italiana» è pubblicato con Swiss Blockchain & AI Consortium ed è finanziato interamente da DATAMONEY.ch. Ai sensi della dichiarazione di concorrenza pubblicata nel colophon del report, tre organizzazioni comprese nel perimetro esaminato non ricevono scheda individuale in ragione di un rapporto di concorrenza diretta con l’editore; i relativi documenti restano inclusi nel conteggio aggregato e nel registro di ricerca.
Fine comunicato

