L’FBI valuta un sistema di IA per prevedere possibili minacce terroristiche

3 Agosto 2026

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La notizia in sintesi

  • FBI cerca una piattaforma AI per il Threat Screening Center.
  • I modelli predittivi dovrebbero analizzare correlazioni in grandi banche dati governative.
  • Reason segnala timori sull’estensione della sorveglianza preventiva e sulle watch list.
  • Il progetto è nella fase di ricerca dei possibili fornitori tecnologici.

(Riassunto generato con AI)

FBI, AI e prevenzione delle minacce

L’FBI sta cercando una piattaforma di intelligenza artificiale destinata al Threat Screening Center negli Stati Uniti, con l’obiettivo di elaborare dati governativi e individuare possibili minacce terroristiche prima che si manifestino. La notizia emerge da documenti di procurement ottenuti da Reason, relativi a una richiesta di informazioni pubblicata a marzo dalla divisione acquisti dell’agenzia federale.

Il sistema dovrebbe confrontare nuove informazioni con registri esistenti, rilevando somiglianze, collegamenti e schemi ricorrenti. Fra i requisiti figura la costruzione di “modelli predittivi” fondati su dati arricchiti e corredati dalle rispettive fonti.

Secondo l’interpretazione di Reason, il progetto punta a riconoscere in anticipo persone o relazioni potenzialmente riconducibili a future minacce. Il confronto evocato dalla testata è con Minority Report, il film del 2002 con Tom Cruise incentrato su arresti effettuati prima della commissione di un reato.

La questione non riguarda soltanto l’efficienza tecnologica. L’impiego dell’AI su watch list già molto estese solleva interrogativi sulle garanzie necessarie per evitare che correlazioni indirette, errori nei dati o attività politiche siano trasformati in indicatori automatizzati di pericolosità.

Watch list, dati e limiti del sistema

Il Threat Screening Center nacque nel 2003, durante l’amministrazione di George W. Bush, come Terrorist Screening Center: il suo compito era riunire in un archivio unico le diverse liste governative di sospetti terroristi. Gran parte dei nominativi riguardava cittadini stranieri ritenuti collegati a organizzazioni jihadiste.

Secondo i dati riportati da Reason, all’inizio del secondo mandato di Donald Trump nella lista figuravano meno di 10mila cittadini statunitensi, mentre l’archivio complessivo sfiorava due milioni di nomi. La seconda amministrazione Trump ha poi rinominato la struttura, passando dal riferimento al terrorismo a quello più ampio delle minacce.

La Casa Bianca ha incluso fra le aree di attenzione anti-americanismo, anticapitalismo, anticristianesimo e alcune forme di estremismo connesse a immigrazione, razza e genere. Reason collega il cambio di denominazione a un orientamento che comprende fenomeni politici e sociali interni.

La richiesta dell’FBI cita il National Security Presidential Memorandum 7. Il riferimento potrebbe riguardare la direttiva del 2017 sullo scambio informativo tra agenzie federali, senza implicare necessariamente il memorandum più recente dell’amministrazione Trump.

Il documento sottolinea che il centro supporta forze dell’ordine federali, statali, locali e internazionali e richiede strumenti capaci di automatizzare attività manuali ripetitive su grandi quantità di dati. La lista, dunque, non incide solo sui controlli aeroportuali: può essere consultata anche durante verifiche delle forze di polizia.

Durante un controllo stradale, per esempio, un agente può verificare un nominativo attraverso il centro. Proprio l’ampiezza dell’archivio, tuttavia, rende più complesso distinguere le minacce concrete dalle segnalazioni meno rilevanti.

Le garanzie restano il nodo decisivo

Nel marzo 2026 il direttore dell’FBI Kash Patel ha riferito al Congresso di un incremento a doppia cifra delle capacità biometriche e della produzione di intelligence, oltre all’aumento di agenti e analisti impiegati online contro il terrorismo. In un’intervista a Fox News ha affermato che grandi società tecnologiche collaborano alla ricostruzione dei sistemi internet e delle infrastrutture classificate dell’agenzia.

“A cosa serve raccogliere terabyte di dati se non si riesce ad analizzarli?”, ha dichiarato Patel. L’AI potrebbe accelerare l’analisi, ma non risolve automaticamente i problemi di qualità, proporzionalità e verificabilità delle informazioni.

Le organizzazioni per i diritti civili contestano la facilità di inserimento nelle liste e la difficoltà di conoscere o contestare la propria posizione. Nel caso FBI v. Fikre, la Corte Suprema ha dato ragione a un cittadino statunitense inserito nella watch list.

Secondo Reason, audit sulle banche dati del centro avevano già rilevato errori nelle informazioni trasmesse alle forze dell’ordine e alla Transportation Security Administration. Il progetto resta nella fase di selezione dei fornitori: la sua evoluzione dipenderà soprattutto dalle protezioni previste contro segnalazioni basate su legami deboli o sole correlazioni statistiche.

FAQ

Che cosa cerca l’FBI?

Sì, l’FBI cerca una piattaforma AI per analizzare dati del Threat Screening Center e sviluppare modelli predittivi con fonti associate.

Quale ente userà la piattaforma?

Sì, la piattaforma è destinata al Threat Screening Center, struttura che mantiene e condivide watch list con diverse autorità statunitensi.

La watch list riguarda solo i voli?

No, la lista non serve solo ai controlli di imbarco: viene condivisa con forze di polizia federali, statali e locali.

Perché l’AI solleva critiche?

Sì, il rischio indicato è che errori, donazioni, attività politiche o correlazioni indirette producano segnalazioni di pericolosità non adeguatamente fondate.

Come è stata verificata questa ricostruzione?

Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata della nostra Redazione su numerose fonti, tra cui Key4biz.

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