Ustioni, il misterioso appetito che svela davvero come sta il paziente

Ustioni, il misterioso appetito che svela davvero come sta il paziente

29 Gennaio 2026

Il corpo che brucia se stesso

Nel grande ustionato la prima fase è una corsa contro il tempo: il metabolismo entra in una modalità catabolica estrema, in cui il corpo consuma se stesso pur di sopravvivere allo shock. Il paziente perde rapidamente peso, massa grassa e massa muscolare, mentre il sistema immunitario viene messo duramente alla prova. In queste ore e giorni iniziali, la priorità assoluta dei medici è tenere stabili le funzioni vitali e prevenire le complicanze infettive, respiratorie e renali.

Quando il paziente è intubato o non cosciente, l’alimentazione non può essere lasciata al caso: entra in gioco la nutrizione artificiale, programmata al millilitro. Nei centri grandi ustioni come il **CTO AOU Città della Salute e della Scienza di Torino**, diretti da specialisti come il dottor Massimo Navissano, vengono utilizzate sacche iperproteiche ricche di aminoacidi, sali minerali e vitamine, veicolate per via enterale tramite sondino naso-gastrico o per via parenterale in vena centrale. Il fabbisogno energetico può raddoppiare rispetto a una persona sana della stessa età e peso.

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Per la famiglia, vedere il proprio figlio dimagrire e restare alimentato da tubi e flebo è uno shock ulteriore, ma fa parte di una strategia precisa: mantenere in vita gli organi, sostenere il cuore e i polmoni, preparare il terreno alla fase successiva della cura. In questa tappa nulla è lasciato all’improvvisazione, dalla quantità di proteine per chilo di peso fino alle tempistiche delle infusioni notturne.

Il ritorno al gusto e il metabolismo che cambia

Il primo cucchiaio di cibo solido, spesso, arriva quasi in sordina: un passato di verdure, un pezzo di pane ammorbidito, qualche forchettata di pasta scondita. Per i medici e per le famiglie è invece un momento simbolico, perché segna il passaggio dalla pura sopravvivenza alla lenta riconquista dell’autonomia. Ragazzi come **Giuseppe**, 16 anni, rientrati a casa dopo il ricovero al **Niguarda** e il trasferimento da **Crans-Montana**, raccontano un appetito improvviso, quasi feroce, che li porta a divorare persino i broccoli bolliti che prima detestavano.

Questa fame “galoppante” è la spia di un cambio di marcia del metabolismo: con la chiusura progressiva delle ferite cutanee, il corpo entra in fase anabolica e comincia ad accumulare e ricostruire, non più a bruciare. I pazienti prendono peso, riacquistano tono muscolare, recuperano forze per affrontare fisioterapia, medicazioni dolorose, primi tentativi di camminare e lavarsi da soli. Mangiare con le proprie mani diventa parte integrante della riabilitazione, tanto quanto le sedute in palestra riabilitativa.

In questa fase, la nutrizione artificiale raramente scompare di colpo: spesso prosegue di notte, a integrazione di pasti diurni ancora insufficienti a coprire il fabbisogno. Dietiste specializzate e team di nutrizione clinica modulano porzioni, consistenze e integrazioni proteiche in base ai progressi del singolo paziente, monitorando peso, esami del sangue e risposta clinica con cadenza quasi quotidiana.

La lunga strada dopo il rientro a casa

Il ritorno tra le mura domestiche non coincide con la fine del percorso, ma con l’inizio di una nuova normalità sorvegliata. Nella maggior parte dei casi, l’alimentazione a casa è libera: nessuna “dieta dell’ustionato”, ma un regime vario, ricco di proteine di qualità, frutta, verdura e carboidrati complessi, calibrato sull’appetito spesso ancora elevato. Le famiglie vengono istruite dai team dei grandi ustionati su come riconoscere segnali di allarme: calo improvviso di fame, febbre, peggioramento delle ferite o difficoltà respiratorie legate all’inalazione di fumi tossici.

Per gli specialisti, l’appetito è un indicatore incoraggiante, ma non basta a decretare la guarigione. Il paziente è considerato “salvo” quando supera la fase rianimatoria critica: infezioni sotto controllo, funzione respiratoria stabile, organi che reggono allo stress. Da lì si apre una fase di follow-up lungo anni con i centri di chirurgia plastica, dove si programmano interventi ricostruttivi, correzioni cicatriziali, trapianti di pelle e percorsi intensivi di fisioterapia e logopedia, se il volto o le vie aeree sono state coinvolte.

Sul piano psicologico, la riconquista del cibo gioca un ruolo centrale: tornare a sedersi a tavola con i coetanei, ordinare una pizza, accettare il proprio corpo segnato dalle cicatrici mentre l’appetito cresce sono passaggi chiave nella rielaborazione del trauma. Molti reparti collaborano con psichiatri, psicologi e associazioni di ex pazienti per affiancare, al sostegno medico, una rete di storie, testimonianze e strumenti pratici per la vita dopo il reparto ustioni.

FAQ

D: Perché i grandi ustionati hanno così tanta fame dopo il ricovero?
R: Dopo la fase catabolica, il metabolismo diventa anabolico e il corpo cerca di recuperare rapidamente peso, muscoli e riserve energetiche perse.

D: L’aumento dell’appetito significa che il paziente è guarito?
R: No, è un segnale positivo ma non sufficiente: restano rischi di infezioni, problemi respiratori, cicatrici complesse e necessità di controlli prolungati.

D: Come viene alimentato un ustionato in terapia intensiva?
R: Tramite nutrizione enterale con sondino naso-gastrico o parenterale via flebo, usando miscele iperproteiche studiate su misura.

D: Quanto dura la fase catabolica dopo una grande ustione?
R: Può durare settimane e la sua intensità dipende dall’estensione delle ustioni, dall’età, dalle eventuali complicanze infettive e respiratorie.

D: A casa è necessaria una dieta speciale?
R: Di solito no, basta un’alimentazione varia e ricca di proteine, ma il piano va sempre concordato con il team ospedaliero che ha seguito il paziente.

D: Quando un paziente ustionato è considerato fuori pericolo?
R: Quando supera la fase rianimatoria iniziale, con organi stabili, infezioni sotto controllo e funzione respiratoria adeguata.

D: Le cicatrici possono essere migliorate nel tempo?
R: Sì, grazie a chirurgia plastica, fisioterapia, tutori compressivi e trattamenti laser programmati negli anni successivi.

D: Qual è la principale fonte sul percorso nutrizionale dei grandi ustionati?
R: Una ricostruzione dettagliata è stata pubblicata dal Corriere della Sera, con le spiegazioni del dottor Massimo Navissano del **CTO AOU Città della Salute e della Scienza di Torino**.


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Direttore Editoriale Assodigitale.it Phd, MBA, CPA

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

Areas of Expertise: Digital Marketing, SEO, Content Strategy, Crypto, Blockchain, Fintech, Finance, Web3, Metaverse, Digital Content, Journalism, Branded Content, Digital Transformation, AI Strategy, Digital Publishing, DeFi, Tokenomics, Growth Hacking, Online Reputation Management, Emerging Tech Trends, Business Development, Media Relations, Editorial Management.
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