Trump rilancia sulla guerra in Iran, cambia linea e passa dalle promesse alle nuove minacce

Trump rilancia sulla guerra in Iran, cambia linea e passa dalle promesse alle nuove minacce

10 Marzo 2026

Guerra tra Stati Uniti, Iran e Israele: segnali contrastanti da Trump

Chi: il presidente USA Donald Trump, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, Israele e gli alleati regionali.
Che cosa: guerra in Medio Oriente tra Stati Uniti, Israele e Iran con impatto su mercati energetici e sicurezza globale.
Dove: Iran, Israele, Libano, Turchia, paesi del Golfo, stretto di Hormuz.
Quando: decimo giorno di conflitto, con dichiarazioni e raid concentrati nelle ultime ore.
Perché: scontro militare e strategico per il controllo regionale e la sicurezza delle rotte energetiche, fra minacce incrociate e tentativi di rassicurare i mercati.

In sintesi:

  • Trump annuncia guerra “quasi conclusa” ma minaccia nuove offensive se l’Iran tocca l’energia globale.
  • L’Iran promette lanci continui di missili contro Stati Uniti e Israele, esclude negoziati con Washington.
  • Oltre 1.300 morti dichiarati da Teheran, bombardamenti estesi a Libano e paesi del Golfo.
  • Traffico nello stretto di Hormuz quasi fermo, petrolio sopra 90 dollari ma volatilità elevata.

Dichiarazioni opposte, raid continui e mercati energetici in allerta

Parlando con i giornalisti a Washington, Donald Trump ha avvertito che gli Stati Uniti sono pronti a colpire con durezza l’Iran: “Li colpiremo così duramente che non sarà possibile per loro o per chiunque li aiuti recuperare quella parte del mondo”. Poche ore prima, alla Cbs, aveva indicato una possibile imminente conclusione del conflitto con Iran e Israele, definendolo “molto avanzato, praticamente completato” e con gli Stati Uniti “molto in anticipo sui tempi”.

Le parole distensive avevano temporaneamente raffreddato le tensioni sui mercati: il prezzo del petrolio, dopo un picco vicino a 120 dollari al barile, è sceso sotto quota 90 grazie anche all’impegno dichiarato dai paesi del G7 a contenere i prezzi. In serata però Trump ha frenato, chiarendo che la guerra non è finita: “Abbiamo vinto in molti modi, ma non abbastanza”, garantendo che Washington andrà avanti “più determinata che mai” fino alla “vittoria finale” e negando che il conflitto possa chiudersi in settimana, pur ribadendo che finirà “presto, molto presto”.

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Sul terreno, gli Stati Uniti affermano di aver effettuato circa 3.000 raid aerei dall’inizio delle operazioni con Israele contro obiettivi iraniani.

Bilanci di guerra, crisi umanitaria e rischio di escalation regionale

Dal fronte opposto, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato a Pbs News che Teheran è pronta a proseguire “per tutto il tempo necessario” con lanci di missili contro Stati Uniti e Israele, precisando che eventuali negoziati con Washington “non sono più all’ordine del giorno”. Araghchi ha negato che l’Iran stia chiudendo lo stretto di Hormuz, attribuendo i rallentamenti del traffico energetico ad attacchi israeliani e americani, non a decisioni iraniane.

Secondo fonti iraniane, i bombardamenti statunitensi e israeliani in Iran avrebbero causato circa 1.300 morti, mentre le offensive di Teheran nella regione avrebbero provocato oltre 30 vittime; l’esercito israeliano parla di più di 1.900 iraniani uccisi. In Libano, i raid israeliani hanno causato quasi 500 morti e oltre 600.000 sfollati, con operazioni terrestri nel sud del Paese contro Hezbollah dopo nuovi lanci di razzi verso Israele.

Un missile balistico iraniano ha attraversato lo spazio aereo della Turchia prima di essere abbattuto dalle difese Nato, secondo il ministero della Difesa turco; Teheran nega di aver preso di mira il territorio turco. Attacchi iraniani hanno interessato diversi paesi del Golfo: in Israele il bilancio è salito a 11 morti dopo un nuovo missile, mentre l’Arabia Saudita riferisce di droni e missili intercettati diretti verso il giacimento di Shaybah e una base aerea saudita.

Hormuz quasi paralizzato e nuove implicazioni geopolitiche globali

La guerra sta quasi bloccando il traffico navale nello stretto di Hormuz, snodo da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. In Bahrein, la compagnia energetica statale ha annunciato l’impossibilità di onorare i contratti dopo un attacco alla raffineria e per i combattimenti in corso, segnale della fragilità delle infrastrutture energetiche regionali.

Il conflitto richiama nuovi attori: il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato l’invio di droni intercettori e specialisti per difendere le basi USA in Giordania, su richiesta di Washington, ampliando il perimetro internazionale dello scontro. Anche gli Stati Uniti pagano un prezzo umano crescente: il vicepresidente J.D. Vance ha presenziato al rientro in patria del settimo soldato americano ucciso, morto dopo un attacco alla base aerea di Prince Sultan in Arabia Saudita. Le traiettorie del conflitto e la retorica incerta della Casa Bianca lasciano aperto il rischio di un’escalation ulteriore, con implicazioni durature per sicurezza globale ed economia energetica.

FAQ

Quanto è vicino alla conclusione il conflitto tra Stati Uniti e Iran?

Secondo le dichiarazioni di Donald Trump, la guerra sarebbe “molto avanzata”, ma lo stesso presidente ha escluso una fine entro la settimana, lasciando aperta una prosecuzione delle operazioni.

Che impatto ha la guerra sul prezzo internazionale del petrolio?

Attualmente il prezzo oscilla sotto 90 dollari al barile, dopo un picco vicino a 120, grazie agli impegni del G7 e alle rassicurazioni parziali dei leader coinvolti.

Qual è la situazione umanitaria in Libano e nei paesi del Golfo?

In Libano si registrano quasi 500 morti e oltre 600.000 sfollati, mentre infrastrutture energetiche in Bahrein e Arabia Saudita risultano colpite o minacciate da missili e droni.

Lo stretto di Hormuz è realmente chiuso dal lato iraniano?

No, l’Iran nega la chiusura di Hormuz. Tuttavia, attacchi e rischio sicurezza hanno quasi paralizzato il traffico navale, con conseguenze dirette sulle forniture energetiche mondiali.

Quali sono le principali fonti utilizzate per questa ricostruzione giornalistica?

L’articolo deriva da una elaborazione congiunta di notizie provenienti da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.


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Direttore Editoriale Assodigitale.it Phd, MBA, CPA

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

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