Standard Chartered lancia l’allarme stablecoin rischio fuga colossale dai depositi

Standard Chartered lancia l’allarme stablecoin rischio fuga colossale dai depositi

29 Gennaio 2026

La nuova minaccia dei pagamenti in stablecoin

Secondo una recente analisi di Standard Chartered, le stablecoin ancorate al dollaro USA potrebbero drenare fino a 500 miliardi di dollari di depositi dal sistema bancario statunitense entro il 2028. Per gli istituti, soprattutto le banche regionali, non è solo un rischio teorico: è un attacco diretto al loro principale motore di redditività, il margine di interesse netto. Le stablecoin stanno rapidamente passando da strumento di nicchia nei mercati crypto a infrastruttura di pagamento quotidiano.

Il punto critico, spiegano gli analisti guidati da Geoff Kendrick, è che ogni dollaro convertito in stablecoin è un dollaro in meno nei conti correnti e di pagamento delle banche. Meno depositi significa meno capacità di erogare credito e, soprattutto, meno entrate dagli interessi sulla differenza tra quanto la banca incassa sui prestiti e quanto remunera i correntisti. Per le banche che vivono di raccolta retail e commerciale, questo squilibrio rischia di diventare strutturale.

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Il confronto competitivo non si gioca tanto sulla speculazione crypto, quanto sulla quotidianità dei pagamenti: carte, bonifici, gestione di cassa aziendale. Se reti di pagamento basate su stablecoin offrono transazioni più rapide, economiche e programmabili, una parte crescente di saldi liquidi potrebbe spostarsi fuori dal perimetro bancario tradizionale. È questa “disintermediazione silenziosa” a preoccupare di più i consigli di amministrazione delle banche regionali statunitensi.

Regole, lobby bancarie e stallo al Congresso

Il quadro normativo USA è entrato in una fase decisiva dopo la firma, da parte del presidente Donald Trump, di una legge federale che crea un quadro regolatorio specifico per le stablecoin. Il testo dà finalmente riconoscimento giuridico agli emittenti di token ancorati al dollaro, ma introduce un compromesso che ha innescato un braccio di ferro tra lobby bancarie e industria crypto: gli emittenti non possono pagare interessi sui token, ma soggetti terzi, come le piattaforme di scambio, potrebbero farlo.

Per le associazioni che rappresentano le banche, questo è un pericoloso “cavallo di Troia”: se le crypto-exchange riescono a offrire rendimento sulle giacenze in stablecoin, sottraggono direttamente depositi alle banche, senza sopportare gli stessi vincoli prudenziali. Le lobby spingono il Congresso a chiudere questa finestra normativa, avvertendo che, in caso contrario, gli outflow dai conti tradizionali potrebbero accelerare e indebolire i bilanci degli istituti più fragili.

Dall’altra parte, le società crypto accusano il legislatore di voler cristallizzare il vantaggio competitivo delle banche, negando ai nuovi operatori la possibilità di remunerare la liquidità. Sullo sfondo, il Senato fatica a trovare una sintesi: un’audizione chiave presso la Senate Banking Committee è stata rinviata proprio per divergenze su protezione dei depositi, concorrenza nei pagamenti e qualifica giuridica delle stablecoin, sospese tra strumento di pagamento, security e passività tipiche di una banca.

Riserve, Treasury e impatto reale su banche e mercati

Il potenziale deflusso di depositi bancari legato alle stablecoin dipende in larga misura da come gli emittenti gestiscono le riserve. L’analisi di Standard Chartered chiarisce che il rischio per le banche sarebbe mitigato se una quota consistente di queste riserve restasse all’interno del sistema bancario statunitense, sotto forma di depositi presso istituti commerciali. Ma oggi la realtà è diversa: i principali emittenti globali, come Tether e Circle, detengono la maggior parte delle riserve in Treasury USA a breve termine, non in depositi bancari.

Questo spostamento verso titoli di Stato riduce al minimo il cosiddetto “re-depositing”: i fondi che escono dalle banche per finire in stablecoin non rientrano nel circuito bancario, bensì alimentano la domanda di debito pubblico. Per le banche regionali statunitensi ciò significa perdere fonti stabili di funding, mentre il Dipartimento del Tesoro USA beneficia di un investitore aggiuntivo e molto rilevante. Il rischio sistemico non è tanto un contagio immediato, quanto un’erosione graduale della base di raccolta.

Per le fintech e le società crypto, la posta in gioco è l’accesso al mercato dei pagamenti domestici e alla gestione di cassa delle imprese. Se il quadro normativo resterà incerto, il settore dovrà operare in una “zona grigia” regolatoria, con il pericolo di norme disomogenee tra Stati e segmenti di mercato. Per banche, emittenti e investitori istituzionali, l’esito della partita sulle stablecoin determinerà non solo i flussi di deposito, ma anche la velocità con cui la finanza on-chain uscirà dal recinto dei mercati crypto per entrare nel cuore dell’economia reale.

FAQ

D: Cosa sono le stablecoin ancorate al dollaro?
R: Sono token digitali il cui valore replica quello del dollaro USA, sostenuti da riserve in attività liquide come contanti, depositi o Treasury a breve termine.

D: Perché le banche regionali sono più esposte al rischio stablecoin?
R: Dipendono maggiormente da depositi retail e aziendali locali; se questi fondi migrano verso stablecoin, il loro margine di interesse netto viene colpito in modo diretto.

D: In che modo le stablecoin competono con i conti correnti tradizionali?
R: Offrono trasferimenti rapidi, spesso più economici e programmabili, diventando alternative per pagamenti e gestione di cassa che oggi passano per le banche.

D: La nuova legge USA sulle stablecoin favorisce o limita il settore?
R: Fornisce certezza giuridica agli emittenti, ma pone limiti sul pagamento di interessi, spostando il confronto sulla possibilità per terzi di offrire rendimento.

D: Perché le banche vogliono vietare il rendimento sulle stablecoin?
R: Temono che prodotti con yield in stablecoin competano direttamente con i depositi remunerati, erodendo la loro principale fonte di finanziamento.

D: Qual è il ruolo dei Treasury nelle riserve delle stablecoin?
R: Gli emittenti più grandi investono la maggior parte delle riserve in Treasury USA, riducendo i depositi presso le banche ma aumentando la domanda di debito pubblico.

D: Lo stallo al Senato cosa implica per banche e crypto?
R: Aumenta l’incertezza normativa, con il rischio di regole frammentate che possano penalizzare sia gli istituti tradizionali sia i nuovi operatori crypto.

D: Qual è la fonte principale di queste stime sul rischio per i depositi bancari?
R: Le proiezioni sui 500 miliardi di dollari di depositi a rischio derivano dall’analisi pubblicata da Standard Chartered, richiamata come fonte originale.


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Direttore Editoriale Assodigitale.it Phd, MBA, CPA

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

Areas of Expertise: Digital Marketing, SEO, Content Strategy, Crypto, Blockchain, Fintech, Finance, Web3, Metaverse, Digital Content, Journalism, Branded Content, Digital Transformation, AI Strategy, Digital Publishing, DeFi, Tokenomics, Growth Hacking, Online Reputation Management, Emerging Tech Trends, Business Development, Media Relations, Editorial Management.
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