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Sport e merito in Costituzione, il confronto di Meritocrazia Italia a Milano
A Milano, presso l’NH Machiavelli, si è svolta la prima Direzione Nazionale 2026 di Meritocrazia Italia, dedicata a “L’ordinamento sportivo dopo l’art. 33 Cost. – il trionfo del merito anche a livello costituzionale”. L’incontro, moderato dal giornalista di Rai Sport Saverio Montingelli, ha riunito giuristi, dirigenti sportivi e rappresentanti istituzionali per analizzare l’impatto dell’inserimento dello sport in Costituzione e il suo legame con la meritocrazia.
Al centro del dibattito: il riconoscimento del valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva, la tutela dei minori, il ruolo delle periferie e il rapporto fra business, inclusione e diritti fondamentali.
Le riflessioni hanno evidenziato criticità concrete dell’ordinamento sportivo, la distanza tra principi costituzionali e pratiche quotidiane, oltre alla necessità di politiche pubbliche coerenti per trasformare lo sport in un effettivo diritto di cittadinanza attiva.
In sintesi:
- La riforma dell’articolo 33 rafforza il riconoscimento costituzionale dello sport come diritto e strumento educativo.
- Giuristi e dirigenti chiedono politiche strutturali per merito, inclusione e lotta alle diseguaglianze territoriali.
- Emergono nodi irrisolti: abuso sui minori, infrastrutture degradate, business calcistico contro sviluppo dei talenti italiani.
- Meritocrazia Italia propone una visione post-ideologica in cui lo sport diventa leva di coesione civile.
Sport in Costituzione tra merito, inclusione e problemi concreti
La Coordinatrice nazionale Paola Panza ha ricordato che “Meritocrazia Italia nasce per orientare le scelte pubbliche secondo merito e competenza”, indicando nello sport un banco di prova di libertà, responsabilità e partecipazione.
Per Gabriella Squitieri, Ministro per Merito, Turismo, Cultura, Impresa e Territorio di Meritocrazia Italia, lo sport “riguarda tutti” e il riconoscimento costituzionale impone di organizzare il merito, facendo “ruotare alla perfezione ogni apparato del settore”.
Il consigliere Alessandro Serrao ha sottolineato come il sacrificio, soprattutto degli atleti paralimpici, incarni il vero merito, proponendo lo sport come “terza istituzione educativa” dopo famiglia e scuola. Da remoto, l’Avvocato dello Stato Paolo Del Vecchio ha ricordato che il diritto allo sport discende già dagli articoli 2 e 3 della Costituzione e ha illustrato il comitato “Sport per Napoli” contro la dispersione scolastica.
Il Presidente del Comitato Italiano Fair Play Ruggero Alcanterini ha richiamato la necessità di recuperare il fair play, superando un “merito travisato” e valorizzando impianti abbandonati come lo Stadio Flaminio attraverso scelte gestionali razionali e coraggiose.
La responsabile nazionale Alessia Fachechi ha definito la riforma dell’articolo 33 un passaggio decisivo, ma ha denunciato il formalismo odierno: più diritti si proclamano, meno se ne garantiscono. Senza spazi sportivi nelle periferie e senza un calcio centrato sulla valorizzazione dei talenti, parlare di promozione della salute resta retorica.
L’ex consigliere di Stato ed ex giudice FIGC Carlo Buonauro ha richiamato l’articolo 34 sulla scuola, evidenziando la continuità tra diritto allo studio e diritto allo sport come “diritto naturale”. Il professore di Diritto sportivo Andrea Lepore, pur giudicando limitato l’impatto formale della riforma, vede nell’articolo 33 un potente “amplificatore” dei principi già contenuti negli articoli 3 e 32, a patto di confrontarli con casi concreti: squalifiche sproporzionate, rimedi rieducativi, compatibilità con la Carta Europea dello Sport.
La manager dello sport e presidente della XVIII Commissione intergruppo parlamentare Sviluppo Sud, isole minori e aree fragili Michela Macalli ha ricordato il fondo “dote famiglia” da 30 milioni stanziato nel 2025 per favorire l’attività motoria dei minori meno abbienti e le progettualità sociali dei club di Serie A in carceri minorili e quartieri difficili, sottolineando però il nodo ancora irrisolto delle infrastrutture.
Il Presidente nazionale di Opes Juri Morico ha evocato gli anni Ottanta, quando sport di base e oratori funzionavano anche senza espliciti riferimenti costituzionali, invitando oggi a politiche “di sistema” che valorizzino la funzione pubblica dello sport come bene comune.
Il professor Fabio Iudica (Università degli Studi di Milano) ha spostato il fuoco sul tema degli abusi, soprattutto psicologici, nelle discipline giovanili come la ginnastica artistica: diete estreme, vessazioni, rapporti distorti allenatore-atleta resi quasi intoccabili dai tempi brevi di prescrizione penale. Per Iudica, il merito autentico implica anche “la possibilità di sbagliare”, rifiutando modelli perfezionistici che schiacciano i minori.
Da remoto, il Presidente della Lega Nazionale Dilettanti Emilia Romagna Simone Alberici ha richiamato l’aumento delle terapie psichiatriche infantili dopo l’isolamento pandemico, indicando nelle società dilettantistiche un presidio essenziale di socialità e prevenzione del disagio. A chiudere, il Presidente nazionale di Meritocrazia Italia Walter Mauriello ha legato la sentenza Bosman e l’eccesso di stranieri nei club italiani alle difficoltà della Nazionale, rivendicando lo sport come dimensione antropologica originaria e fattore strutturale di salute.
Le sfide future: identità culturale, talenti italiani e politiche post-ideologiche
Stimolato dal moderatore Saverio Montingelli, Walter Mauriello ha illustrato la scelta “post-ideologica” di Meritocrazia Italia: non schierarsi né a destra né a sinistra, ma proporsi come “apportatrice di intelligenza e cultura”. La forte affluenza al recente referendum, favorita dall’assenza di simboli di partito, è stata letta come segnale di domanda di contenuti reali, non di appartenenze.
Secondo Mauriello, l’apertura alle altre culture ha talvolta indebolito l’identità italiana, richiamando il pensiero del giurista Stefano Rodotà sull’esigenza di una solida struttura identitaria per dialogare alla pari con gli altri paesi. In quest’ottica, la questione dei talenti calcistici italiani oscurati dall’eccesso di stranieri non è solo tecnica ma culturale: riguarda la capacità del sistema-Paese di credere nel proprio capitale umano.
La Direzione Nazionale di Milano ha così indicato una prospettiva precisa: utilizzare lo sport, costituzionalmente riconosciuto, come laboratorio di meritocrazia effettiva, rigenerazione urbana, tutela dei minori e ricostruzione dell’identità civica, ponendo le basi per nuove politiche pubbliche in grado di coniugare risultati, equità e benessere collettivo.
FAQ
Cosa prevede il nuovo articolo 33 della Costituzione sullo sport?
Il nuovo articolo 33 riconosce all’attività sportiva valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico, in tutte le sue forme, rafforzandone il rilievo costituzionale.
Perché lo sport è considerato un diritto già prima della riforma?
Lo è perché gli articoli 2 e 3 della Costituzione tutelano lo sviluppo della persona e l’eguaglianza sostanziale, includendo implicitamente l’accesso allo sport come strumento di crescita.
Quali sono oggi le principali criticità dell’ordinamento sportivo italiano?
Le principali criticità riguardano abusi sui minori, sproporzione delle sanzioni, carenza di infrastrutture, scarsa valorizzazione dei dilettanti e disallineamento tra principi costituzionali e prassi sportive.
In che modo lo sport può ridurre dispersione scolastica e disagio giovanile?
Può farlo offrendo spazi strutturati di socialità, modelli positivi, percorsi educativi nelle periferie e progetti integrati scuola-sport, come mostrano iniziative tipo “Sport per Napoli”.
Quali sono le fonti originarie utilizzate per questo articolo di approfondimento?
L’articolo deriva da una elaborazione giornalistica delle notizie pubblicate da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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