Schettini respinge le accuse sui voti social e rivendica libertà di insegnamento

Schettini respinge le accuse sui voti social e rivendica libertà di insegnamento

3 Marzo 2026

Accuse a Vincenzo Schettini, il prof di Sanremo replica alle polemiche

Il docente pugliese e divulgatore scientifico Vincenzo Schettini, noto per il progetto “La Fisica che ci piace” e reduce dal Festival di Sanremo 2026, respinge le accuse di aver chiesto agli studenti visualizzazioni in cambio di voti più alti. L’episodio esplode online dopo segnalazioni anonime di ex alunni e un passaggio in un podcast registrato a Milano con Gianluca Gazzoli. Al momento, dall’ufficio scolastico regionale della Puglia non risultano esposti formali. Le polemiche nascono in questi giorni per il presunto “obbligo” di seguire le sue live su YouTube; Schettini parla di ironia fraintesa e di didattica digitale sperimentale pensata come doposcuola gratuito. Il caso solleva interrogativi sul confine tra libertà di insegnamento, uso dei social e correttezza nella valutazione scolastica.

In sintesi:

  • Nessuna segnalazione formale contro Vincenzo Schettini all’ufficio scolastico regionale pugliese.
  • Il professore nega di aver “costretto” gli studenti a seguire le live su YouTube.
  • Le visualizzazioni del canale generavano entrate minime tra il 2016 e il 2018.
  • Rimossi 104 video per paura delle polemiche, ma saranno ripubblicati integralmente.

Vincenzo Schettini chiarisce di essere stato “frainteso” quando, in un intervento mediatico, ha parlato di “costringere” gli studenti a seguire le sue dirette: *“Il tono era ironico, probabilmente quello è stato travisato”*. Collega gli attacchi social alle dichiarazioni rilasciate al podcast BSMT di Gianluca Gazzoli.

Rivendica l’assenza di contestazioni ufficiali: *“Se io avessi veramente costretto i miei studenti sarebbe arrivata una lamentela”*. Sottolinea di aver ricevuto in questi giorni solo messaggi di solidarietà e racconta l’applauso degli studenti all’uscita da scuola.

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Nel confronto con Le Iene, spiega che l’assegnazione di compiti tramite video online rientrava nella libertà di insegnamento e nel tentativo di sfruttare i linguaggi digitali per aumentare l’attenzione verso la fisica, non per monetizzare sulle visualizzazioni.

Didattica digitale, numeri reali e rimozione dei video dal canale YouTube

Nell’intervista a Le Iene, Vincenzo Schettini precisa che le visualizzazioni dei ragazzi rientravano nei compiti a casa: *“Era un modo per dire ‘fate i compiti’. Esiste la libertà di insegnamento”*. Aggiunge che, al tempo, non aveva piena consapevolezza delle dinamiche virali: *“In quel momento era uno sperimentare”*.

Racconta di aver aperto il canale nel 2015 ispirandosi alla docente americana del canale “Speak English with Vanessa”, cogliendo il fatto che gli studenti trascorrevano gran parte del loro tempo online. L’obiettivo dichiarato: offrire un doposcuola digitale gratuito, con video strutturati come lezioni aggiuntive: *“L’incentivo, il premio, era voluto affinché loro studiassero”*.

Il giornalista de Le Iene Daniele Bonistalli ha verificato i numeri del canale: nel 2016 circa 4mila visualizzazioni con zero euro di introiti; nel 2017 30mila visualizzazioni per 8,41 euro; nel 2018 181mila visualizzazioni per 174,81 euro.

Schettini rimarca di non aver costruito il lavoro didattico su logiche di guadagno: *“In quegli anni io o non monetizzavo o monetizzavo una cifra ridicola”*. Sostiene di aver voluto mostrare che la scuola può essere raccontata anche con linguaggi da content creator, orientati però a contenuti culturali, non superficiali.

La parte più controversa riguarda la rimozione di 104 video dal canale YouTube. Il professore ammette di essersi fatto prendere dal panico nel pieno della bufera mediatica: *“Ho pensato che ci potesse essere modo per spegnere una parte della polemica. E sono proprio stato ingenuo”*.

Definisce quei contenuti “i video più belli” del suo metodo didattico, tutti salvati in archivio e destinati a una futura ripubblicazione integrale, invitando il pubblico a valutarlo dopo averli rivisti.

Impatto del caso Schettini su scuola, social e reputazione online

Il caso Vincenzo Schettini evidenzia la tensione tra sperimentazione digitale e percezione pubblica del ruolo docente. Da un lato, l’uso di YouTube come estensione della lezione tradizionale; dall’altro, il rischio di sovrapporre piani valutativi e metriche social.

La scelta di cancellare temporaneamente 104 video mostra quanto il timore reputazionale possa influenzare la gestione dei contenuti educativi online, soprattutto quando l’esposizione mediatica, come la presenza a Sanremo 2026, moltiplica visibilità e controlli.

La futura ripubblicazione del materiale offrirà un banco di prova concreto per misurare trasparenza, efficacia didattica e capacità di integrare social media e scuola in modo eticamente sostenibile, in linea con le linee guida su tutela degli studenti e responsabilità degli insegnanti.

FAQ

Che cosa è stato contestato a Vincenzo Schettini dagli ex studenti?

Le critiche riguardano presunte pressioni sugli studenti per seguire le sue live YouTube in cambio di voti più alti, accusa che lui nega.

L’ufficio scolastico ha aperto procedimenti formali contro Schettini?

No, al momento non risulta alcuna segnalazione formale o procedimento disciplinare attivato dall’ufficio scolastico regionale della Puglia.

Quanto ha guadagnato il canale YouTube di Schettini agli inizi?

Secondo dati analizzati da Daniele Bonistalli, tra 2016 e 2018 gli introiti dichiarati sono complessivamente inferiori ai 200 euro.

Perché Vincenzo Schettini ha rimosso temporaneamente 104 video dal canale?

Lo ha fatto per timore delle polemiche e di possibili fraintendimenti, parlando apertamente di reazione “di panico” e ingenuità.

Quali sono le fonti utilizzate per la ricostruzione del caso Schettini?

Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta di contenuti Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla nostra Redazione.

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