Roberto Guerrino ucciso a Milano, confessa Jawhar Kadir fermato a Melzo

Roberto Guerrino ucciso a Milano, confessa Jawhar Kadir fermato a Melzo

26 Giugno 2026

La notizia in sintesi

  • Roberto Guerrino, interprete di 60 anni, è stato ucciso nel suo appartamento a Milano.
  • Ha confessato Jawhar Kadir, 19 anni, fermato dai carabinieri alla stazione di Melzo.
  • Secondo ANSA, l’incontro sarebbe nato da un contatto su BakecaIncontri per un rapporto a pagamento.
  • Il gip Sonia Mancini ha convalidato l’arresto; un 17enne risulta indagato a piede libero.

(Riassunto generato con AI)

Omicidio Guerrino, confessione e arresto

Roberto Guerrino, interprete di 60 anni, è la vittima dell’omicidio avvenuto nel suo appartamento di Milano, un caso chiuso nelle ultime ore con la confessione di Jawhar Kadir, 19 anni, nato a Treviglio e di cittadinanza marocchina. Il giovane ha ammesso il delitto davanti agli investigatori e poi nell’udienza di convalida. Secondo quanto ricostruito dalla Polizia e ripreso da ANSA, l’incontro tra i due sarebbe nato da un contatto sul portale BakecaIncontri per un rapporto a pagamento.

Il fermo è scattato la sera del 22 giugno, quando i carabinieri hanno bloccato Kadir alla stazione di Melzo mentre, con alcune valigie, si dirigeva verso la casa della fidanzata. Poco prima, sempre secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe tentato senza riuscirci di tornare in Marocco via mare. Il punto centrale dell’inchiesta è il movente ancora discusso tra versione dell’indagato e quadro accusatorio: da un lato il racconto di un incontro degenerato, dall’altro l’ipotesi che sullo sfondo ci fosse anche una rapina.

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Le frasi attribuite al diciannovenne delineano una linea difensiva che punta sull’assenza di volontà omicida. “Questo signore aveva i soldi, io volevo andare lì e farmi pagare in cambio di un rapporto. Una volta dentro non mi sentivo a mio agio e una volta colpito ho preso i soldi e gli oggetti”, ha dichiarato. È su questa sequenza, tra incontro, aggressione e sottrazione di beni, che si concentra ora la valutazione giudiziaria dei fatti.

Le prove raccolte e il quadro investigativo

L’inchiesta si è sviluppata su elementi tecnici e riscontri di videosorveglianza. A incastrare Jawhar Kadir, secondo quanto emerso, sarebbero stati un’impronta lasciata su un mobile dell’abitazione di Roberto Guerrino e le immagini delle telecamere, che lo avrebbero ripreso nella zona insieme a un connazionale di 17 anni. Quest’ultimo, stando alla ricostruzione degli inquirenti, non sarebbe entrato nell’appartamento, ma potrebbe essere stato a conoscenza di quanto accaduto.

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Per questo il minorenne è indagato dalla Procura della Repubblica per i Minorenni e resta in stato di libertà. Come riportato dall’ANSA, gli investigatori ritengono che fosse almeno consapevole di ciò che sarebbe successo. Un passaggio rilevante, perché delimita la sua posizione senza sovrapporla a quella del presunto autore materiale dell’omicidio.

Secondo le prime ricostruzioni, l’intenzione iniziale del 19enne sarebbe potuta essere quella di compiere una rapina. Nel suo racconto, però, l’aggressione sarebbe esplosa durante l’incontro, tra disagio personale e tensione sul rapporto o sul compenso. “Mi sono bloccato”, ha detto, aggiungendo: “Poi ho cominciato a pestarlo”. L’aggressione sarebbe avvenuta con pugni e calci, provocando gravi fratture al volto della vittima, mentre il colpo mortale sarebbe stato inferto con una statuetta di Buddha.

Dopo il delitto, Kadir avrebbe preso diversi dispositivi elettronici di Guerrino: due telefoni, un MacBook, un tablet e un iPad. Quest’ultimo è stato poi ritrovato dalla fidanzata del giovane, indicata come estranea ai fatti, alla quale sarebbe stato regalato. Un dettaglio investigativo considerato decisivo riguarda lo spegnimento dei dispositivi: secondo gli inquirenti, il 19enne li avrebbe disattivati tutti, fornendo così ai militari un orario preciso da cui partire per l’analisi delle telecamere, le 20.30 del 12 giugno.

Nell’udienza davanti al gip Sonia Mancini, il giovane ha ammesso le proprie responsabilità e il giudice ha convalidato l’arresto. Nel fascicolo emergono anche precedenti per rapina, maltrattamenti e lesioni personali, oltre a una denuncia del 4 giugno per un’aggressione a Melzo. Sono elementi che incidono sul profilo dell’indagato, ma che non sostituiscono l’accertamento puntuale dei fatti contestati in questo procedimento.

Le dichiarazioni e i possibili sviluppi

Secondo quanto riportato da La Gazzetta Del Mezzogiorno, Jawhar Kadir avrebbe sostenuto di non aver compreso subito la gravità delle ferite inferte a Roberto Guerrino. “Ammetto il fatto, ma non è stato volontario” e “non pensavo fosse morto” sono i passaggi più rilevanti del suo racconto, insieme alla frase secondo cui la vittima “respirava ancora” quando lasciò l’appartamento.

La linea difensiva punta dunque sul panico, sul pentimento e sull’assenza di premeditazione omicida. Resta però un nodo centrale: la sottrazione di denaro e oggetti elettronici subito dopo l’aggressione, un aspetto che potrebbe pesare in modo determinante nella qualificazione giudiziaria dei fatti e nella ricostruzione del movente complessivo.

FAQ

Chi era Roberto Guerrino?

Sì, era un interprete di 60 anni, ucciso nel suo appartamento a Milano secondo la ricostruzione investigativa.

Chi ha confessato l’omicidio?

Sì, ha confessato Jawhar Kadir, 19 anni, nato a Treviglio, fermato dai carabinieri alla stazione di Melzo.

Come sono arrivati a Jawhar Kadir?

Sì, gli investigatori hanno seguito un’impronta nell’appartamento e le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona.

Qual è la posizione del 17enne?

Sì, è indagato dalla Procura per i Minorenni e resta in stato di libertà; secondo gli inquirenti non sarebbe entrato nell’abitazione.

Da quali fonti deriva la notizia?

Sì, la fonte originale deriva da un’elaborazione congiunta di fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla Redazione.


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