La notizia in sintesi
- Palazzo Chigi ribadisce il rispetto dell’AI Act sul riconoscimento facciale.
- La Commissione europea vieta l’uso negli spazi pubblici accessibili.
- Il decreto italiano è ancora all’esame delle commissioni parlamentari.
- Opposizioni e Garante Privacy chiedono tutele più solide sui diritti.
(Riassunto generato con AI)
Riconoscimento facciale, il confronto tra Italia e Unione europea
Lo schema di decreto legislativo italiano sull’uso dell’intelligenza artificiale da parte delle forze di polizia è al centro del confronto tra Roma e Bruxelles. Il 30 luglio, mentre il Parlamento esamina il testo, Palazzo Chigi ha assicurato che l’Italia continuerà a rispettare l’AI Act e le garanzie costituzionali, dopo il richiamo della Commissione europea al divieto di riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili.
La questione riguarda l’equilibrio tra sicurezza, prevenzione dei reati e tutela delle libertà personali. Il Governo sostiene che il provvedimento definisca regole coerenti con il diritto europeo; opposizioni e associazioni parlamentari evidenziano invece il rischio di profilazione e sorveglianza generalizzata.
Il voto della commissione Affari europei della Camera è stato rinviato dopo la protesta dei deputati di opposizione, mentre l’iter nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia di Camera e Senato prosegue. La commissione Politiche europee del Senato aveva già approvato osservazioni favorevoli sul decreto.
Le regole previste e le obiezioni sul decreto
Secondo il testo in discussione, il riconoscimento biometrico remoto in tempo reale resterebbe vietato in via generale negli spazi pubblici, con eccezioni tassative per minacce terroristiche o ricerca di persone scomparse. L’impiego ex post sarebbe invece consentito soltanto dopo un reato e su decreto motivato dell’autorità giudiziaria.
Le informazioni biometriche raccolte da impianti di videosorveglianza in aree sensibili potrebbero essere conservate fino a sette giorni, con cancellazione automatica in assenza di reati; i registri delle operazioni dovrebbero rimanere disponibili per cinque anni. Il decreto prevede inoltre l’inutilizzabilità e la cancellazione dei risultati ottenuti fuori dai casi fissati dalla legge.
Un portavoce della Commissione europea ha chiarito che “il riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili è una pratica vietata” dall’AI Act, applicabile già dallo scorso anno e pienamente esecutivo entro il 2026. Lo stesso portavoce non ha espresso un giudizio sul caso italiano, dichiarando di non disporre di tutti gli elementi.
Per Giulio Terzi di Sant’Agata, presidente della commissione Politiche europee del Senato, il decreto recepisce i principi europei in un sistema di garanzie. Debora Serracchiani ha chiesto controlli preventivi dell’autorità giudiziaria e il rispetto di necessità e proporzionalità.
Riccardo Magi ha invece avvertito che l’obiettivo della sicurezza non deve tradursi in una sorveglianza generalizzata. Il Garante per la protezione dei dati personali ha espresso parere favorevole, indicando però condizioni aggiuntive per rafforzare i diritti delle persone.
Il nodo decisivo resta l’applicazione concreta
Il passaggio parlamentare non riguarda solo l’adozione di nuove tecnologie, ma le condizioni del loro utilizzo da parte delle autorità pubbliche. Il Garante chiede poteri per adottare linee guida, raccomandazioni e buone pratiche, regole chiare sulle sanzioni e il coinvolgimento nello Spazio di sperimentazione italiano per l’intelligenza artificiale.
Il confronto si concentrerà quindi su controlli giudiziari, limiti operativi e cancellazione dei dati. La compatibilità effettiva con l’AI Act dipenderà dal testo finale e dalla sua applicazione nei casi concreti.
FAQ
Il riconoscimento facciale è vietato in Italia?
Sì, negli spazi pubblici accessibili il divieto generale deriva dall’AI Act, salvo eccezioni tassative previste dalla normativa europea.
Quando può essere usato in tempo reale?
Sì, il decreto contempla eccezioni limitate: prevenzione di minacce terroristiche e ricerca di persone scomparse, secondo quanto riportato nel testo.
Quanto durano i dati biometrici raccolti?
Sì, i dati da videosorveglianza in aree sensibili possono restare fino a sette giorni, con cancellazione automatica se non emergono reati.
Qual è il ruolo dell’autorità giudiziaria?
Sì, l’uso ex post richiede un decreto motivato dell’autorità giudiziaria, mentre la verifica delle libertà costituzionali compete alla magistratura.
Su quali fonti si basa questa ricostruzione?
Sì, il contenuto nasce da analisi approfondita e verifica incrociata della nostra Redazione su Agenzia ANSA, Agenzia Dire e LaPresse.



