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Se le previsioni del tempo non sono precise in usa arrivano i droni per prevedere i tornado

13 Giugno 2013

Negli Stati Uniti si sta svolgendo un dibattito intorno all’utilizzo dei droni, i piccoli e letali aerei senza pilota utilizzati nella guerra al terrorismo per colpire e uccidere obiettivi umani particolarmente difficili da catturare.

I meteorologi vorrebbero utilizzarli anche per prevedere i tornado con un anticipo più ampio di quello che è stato finora possibile, per evitare stragi come quella avvenuta recentemente in Oklahoma.

Sembrerebbe quindi che la discussione si svolga su un tema etico: si può usare un’arma di guerra, specialmente se letale, per scopi di salvaguardia dei civili? La risposta sembra facile e il sì sembrerebbe scontato, ma le obiezioni sono molto importanti.

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Innanzi tutto bisogna dire che i droni sono piccoli aerei comandati da terra, del peso di 30 chili ciascuno, velocissimi, manovrabili e armati di tutto punto.

Queste particolarità li rendono particolarmente temibili specialmente se si intende eseguire una caccia all’uomo. Arrivano dall’alto, improvvisi, colpiscono e se ne vanno. Il loro costo varia da 10 mila euro a centomila euro l’uno e sono considerati fra le più terribili armi delle forze armate degli Stati Uniti.

Lo scorso 23 maggio il presidente degli stati Uniti Barack Obama, dopo varie pressioni, ha annunciato la firma di un nuovo regolamento che disciplina l’uso dei droni per uccidere i terroristi all’estero.

In questa direttiva si è stabilito che per poter diventare ufficialmente un obiettivo dei droni, i terroristi debbano rappresentare una minaccia costante e urgente per i cittadini americani e che l’autorizzazione all’omicidio tramite droni può essere data solo se il sospetto terrorista non è facilmente catturabile e se esiste una base di accusa giuridica nei suoi confronti, una specie di processo, quindi, ne deve stabilire la colpevolezza.

L’uso dei droni nella caccia all’uomo e al probabile terrorista sul territorio degli Stati Uniti è ancora più limitato e le procedure per chiedere l’autorizzazione sono molto complesse e lente.

Dall’altra parte della barricata abbiamo invece gli scienziati che vorrebbero avere più facilmente il permesso di utilizzare i droni. per dirigerli nelle zone di tempesta e raccogliere dati sulla temperatura, sull’umidità e sulla pressione in modo da poter prevedere le tempeste e le trombe d’aria con ore di anticipo.

Finora il miglior risultato ottenuto nella previsione di trombe d’aria devastanti come quella dello scorso 20 maggio in Oklahoma è stata di 16 minuti, ma generalmente non si riesce a prevederne gli effetti e la direzione se non con un anticipo di pochissimi minuti.

Per gli scienziati, i droni sarebbero utili anche per prevedere gli incendi ad autocombustione delle foreste e in altri ambiti della protezione civile.
La difficoltà dell’uso civile dei droni, secondo gli scienziati intervistati dal Los Angeles Times, è solo in parte nelle competenze tecnologiche da mettere in pratica.

Secondo loro le norme legislative andrebbero cambiate e sperano di poter usare gli apparecchi utilizzando nei regolamenti d’uso la definizione aerei a pilotaggio remoto al posto della definizione droni.

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