La notizia in sintesi
- Polymarket avrebbe finanziato video con scommesse simulate su siti clone, secondo il Wall Street Journal.
- L’indagine cita 1.105 video, 140 milioni di visualizzazioni e puntate mostrate per 1,9 milioni.
- La campagna avrebbe puntato al pubblico Usa, nonostante il divieto operativo dal 2022.
- Polymarket annuncia un audit sui contenuti promozionali dopo le contestazioni.
(Riassunto generato con AI)
Indagine WSJ su Polymarket
Polymarket è al centro di una nuova contestazione sul proprio marketing dopo un’indagine del Wall Street Journal pubblicata sabato 21 giugno. Secondo quanto riportato dal quotidiano statunitense, la piattaforma avrebbe pagato decine di creator per pubblicare video in cui simulavano scommesse e, in diversi casi, anche vincite su copie quasi identiche del sito ufficiale. Il punto centrale dell’inchiesta è che le puntate mostrate non erano reali.
La vicenda riguarda contenuti diffusi tra dicembre 2025 e metà maggio 2026 su TikTok, YouTube e Instagram, con l’obiettivo di promuovere il brand e attirare attenzione, in particolare negli Stati Uniti. Il tema è rilevante perché Polymarket non può offrire il proprio prediction market al pubblico americano dal 2022, dopo un accordo con la Commodity Futures Trading Commission. In questo quadro, la promozione via creator apre un ulteriore fronte reputazionale e regolatorio per la società.
Dati, meccanismo e quadro regolatorio
Il Wall Street Journal afferma di aver analizzato 1.105 video prodotti da 10 creator. In circa il 70% dei contenuti compariva almeno una scommessa, per un valore complessivo mostrato di circa 1,9 milioni di dollari, ma nessuna autentica. Il giornale cita anche un caso specifico: in un video di gennaio, lo studente universitario George Makihara mostrava una presunta vincita da 100.000 dollari su una scommessa legata alla parola “McDonald’s” pronunciata dal presidente Trump. Secondo l’indagine, le immagini di Trump usate nel video risalivano però a due mesi prima, e gli oltre 50 account reali che avevano puntato sullo stesso esito avevano perso.
Un elemento decisivo dell’inchiesta è la presunta costruzione di siti clone da parte di Polymarket per rendere credibili le riprese. In 118 video, sempre secondo il WSJ, i creator festeggiavano vincite fasulle per quasi 900.000 dollari, mentre nella realtà quelle stesse giocate avrebbero comportato perdite per oltre 166.000 dollari. Il meccanismo descritto segnala un uso della comunicazione promozionale non come semplice enfasi pubblicitaria, ma come rappresentazione di risultati inesistenti.
I creator, riferisce ancora il quotidiano, ricevevano tra 2.000 e 3.000 dollari al mese e venivano istruiti a non rendere noto l’accordo commerciale. Solo dopo le domande del giornale alcuni avrebbero aggiunto “@polymarket partner” nelle biografie. La gestione operativa della campagna sarebbe passata da un contractor esterno, con la società di marketing Virality incaricata di coordinare una rete di “clippers” pagati solo quando almeno il 60% del loro pubblico risultava basato negli Stati Uniti. Secondo i dati di Tubular, i video hanno superato 140 milioni di visualizzazioni.
Questo aspetto è particolarmente sensibile perché il rapporto di Polymarket con il mercato statunitense resta controverso. La piattaforma è bandita dal 2022 dall’offrire direttamente il servizio agli americani, anche se gli utenti possono ancora accedere tramite VPN. Nello stesso tempo, l’azienda starebbe cercando di superare gli effetti dell’accordo con la CFTC per tornare onshore, mentre amplia l’offerta con mercati su valutazioni di aziende private e IPO. Sul piano legale, inoltre, il Kentucky ha citato in giudizio Polymarket e Kalshi accusandole di gestire scommesse sportive senza licenza.
Le conseguenze per immagine e controlli
Il caso si inserisce in una sequenza di rilievi sulla trasparenza del marketing di Polymarket. Il 5 giugno, secondo quanto riportato da Politico, il Chief Marketing Officer Matthew Modabber avrebbe usato un account PayPal personale per pagare creator che promuovevano quote di Polymarket su X senza etichettare i post come pubblicità. L’account avrebbe inviato almeno 350.000 dollari, mentre i pagamenti complessivi avrebbero superato 2,5 milioni verso oltre 800 destinatari.
Il WSJ aggiunge che lo streamer Adin Ross avrebbe un accordo multimilionario con la piattaforma e che sarebbero stati promossi almeno 19 video sul trading basato su informazioni privilegiate, pratica che Polymarket dichiara di vietare. Alla testata, la società ha risposto di essere “impegnata a mantenere mercati accurati, equi e trasparenti” e di voler avviare un audit completo dei contenuti promozionali. La verifica annunciata potrà chiarire se il problema sia circoscritto a singole campagne o rifletta un modello più ampio di controllo insufficiente.
FAQ
Cosa contesta il Wall Street Journal?
Sì, contesta a Polymarket pagamenti a creator per video con scommesse e vincite simulate su siti clone.
Quanti video sono stati analizzati?
Sì, l’indagine del WSJ riporta l’analisi di 1.105 video pubblicati tra dicembre 2025 e metà maggio 2026.
Quanto valevano le puntate mostrate?
Sì, il valore complessivo mostrato era di circa 1,9 milioni di dollari, ma le puntate non erano reali.
Perché il caso pesa negli Stati Uniti?
Sì, perché Polymarket è bandita dal 2022 dall’offrire il proprio prediction market agli utenti americani.
Da quali fonti deriva questa rielaborazione?
Sì, la fonte originale è indicata come elaborazione congiunta di fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla Redazione.



