Petrolio in rialzo oltre il 3,5% dopo gli attacchi Usa all’Iran

13 Luglio 2026

La notizia in sintesi

  • Petrolio in forte rialzo dopo nuovi attacchi statunitensi contro l’Iran.
  • Teheran annuncia la chiusura dello Stretto di Hormuz, ma l’effettiva operatività resta incerta.
  • Il Brent supera 78 dollari, mentre il Wti sale oltre 74 dollari.
  • La crisi aumenta il rischio di rincari energetici e nuove pressioni inflazionistiche.

(Riassunto generato con AI)

Petrolio in rialzo dopo la crisi nello Stretto

Petrolio in netto rialzo sui mercati asiatici dopo i nuovi attacchi degli Stati Uniti contro obiettivi militari dell’Iran e l’annuncio di Teheran sulla chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio mondiale di idrocarburi. L’escalation è maturata tra la notte e l’apertura settimanale dei mercati, in un contesto di reciproche operazioni militari nella regione del Golfo.

Il timore centrale è un’interruzione, anche parziale o temporanea, dei flussi energetici via mare: lo Stretto è infatti una rotta essenziale per il greggio e il gas naturale liquefatto esportati dal Medio Oriente. Il Brent, riferimento internazionale, è salito di oltre il 3,5%, avvicinandosi ai 79 dollari al barile; anche il Wti statunitense ha registrato un aumento superiore al 3,5%, oltre quota 74 dollari.

La reazione dei prezzi riflette soprattutto il premio al rischio richiesto dagli operatori, prima ancora di una conferma di un blocco completo della navigazione. Mentre l’Iran sostiene di aver chiuso il passaggio, le autorità statunitensi indicano che il traffico marittimo resta aperto.

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Attacchi, rappresaglie e rischio per le forniture

Il Centcom ha dichiarato di avere completato una terza fase di operazioni in una settimana, colpendo circa 140 obiettivi militari iraniani con munizioni di precisione lanciate da aerei, droni e unità navali. Secondo il comando americano, l’azione risponde ad attacchi attribuiti alle forze iraniane contro una nave mercantile nello Stretto di Hormuz.

I Pasdaran hanno rivendicato attacchi contro basi e infrastrutture statunitensi in Giordania, Bahrein e Kuwait. La Giordania ha comunicato di avere intercettato quattro missili iraniani entrati nel proprio spazio aereo, senza vittime né danni; il Kuwait ha riferito di avere reagito a bersagli aerei ostili.

Lo scontro rende più fragile il quadro diplomatico e riapre uno scenario che il mercato riteneva in parte ridimensionato dopo un precedente quadro di cessate il fuoco. L’Agenzia Internazionale dell’Energia, secondo quanto riportato, segnala che il conflitto può compromettere la ricostituzione delle scorte petrolifere.

La volatilità non riguarda soltanto il greggio. I future azionari statunitensi e le Borse asiatiche hanno registrato debolezza, mentre gli investitori hanno adottato un posizionamento più difensivo. Il Bitcoin, invece, è rimasto relativamente stabile rispetto allo shock energetico, con movimenti più contenuti rispetto al petrolio.

Il dato rilevante è l’incertezza operativa: anche senza una comprovata interruzione totale, maggiori rischi per trasporto, assicurazioni e disponibilità delle forniture possono sostenere i prezzi dell’energia.

Inflazione e commercio restano sotto osservazione

Un rialzo persistente del greggio potrebbe trasferirsi sui costi di carburanti e trasporti, complicando la gestione delle aspettative di inflazione da parte delle banche centrali. Per i Paesi importatori di energia, il rincaro può inoltre incidere su bilance commerciali, valute e rendimenti obbligazionari.

Il prossimo passaggio decisivo sarà verificare se lo Stretto di Hormuz resterà concretamente percorribile e se l’escalation militare si fermerà. Una stabilizzazione dei flussi potrebbe ridurre rapidamente il premio geopolitico; il contrario manterrebbe alta la pressione sul mercato energetico.

Le dichiarazioni dei Pasdaran su possibili “incidenti ancora più gravi nel settore mondiale del petrolio e del gas” rafforzano l’attenzione degli operatori.

FAQ

Perché il petrolio è salito?

Sì, il rialzo è legato ai nuovi attacchi tra Stati Uniti e Iran e al rischio per i transiti nello Stretto di Hormuz.

Quanto è salito il Brent?

Sì, il Brent con consegna a settembre è cresciuto del 3,75%, raggiungendo 78,86 dollari al barile prima dell’apertura asiatica.

Lo Stretto di Hormuz è chiuso?

No, l’effettiva chiusura non è confermata: l’Iran ne ha annunciato il blocco, mentre funzionari statunitensi riferiscono che il traffico resta aperto.

Quali Paesi hanno subito rappresaglie?

Sì, i Pasdaran hanno rivendicato attacchi contro basi statunitensi in Giordania, Bahrein e Kuwait.

Come è stata verificata questa notizia?

Sì, il contenuto nasce da analisi approfondita e verifica incrociata della nostra Redazione su Agenzia ANSA, Blitz quotidiano, FinanceFeeds e Wall Street Italia.

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