Pentagono sotto accusa, emerge video choc sugli F-15 abbattuti in Kuwait e sulle verità nascoste

Tre F-15E abbattuti in Kuwait: cosa è davvero accaduto e perché
L’abbattimento di tre caccia americani F‑15E Strike Eagle nei cieli del Kuwait, il 2 marzo 2026, durante la nuova guerra nel Golfo, resta avvolto dall’incertezza. Secondo il Pentagono, i velivoli impegnati nella difesa dello spazio aereo kuwaitiano sarebbero stati colpiti per errore da “fuoco amico”, senza vittime tra i sei membri degli equipaggi.
Nuovi filmati e analisi indipendenti, però, mettono in discussione la ricostruzione ufficiale, suggerendo un possibile ingaggio intenzionale o comunque consapevole da parte di un F/A‑18 Hornet kuwaitiano.
La vicenda solleva interrogativi geopolitici, militari e di affidabilità delle alleanze nel momento più critico dell’offensiva missilistica e dronica dell’Iran contro le basi della coalizione nel Golfo.
In sintesi:
- Tre F‑15E americani abbattuti il 2 marzo 2026 nei cieli del Kuwait.
- Versione ufficiale: incidente di fuoco amico, nessuna vittima tra gli equipaggi.
- Video e analisi indicano un possibile duello aereo ravvicinato, non semplice errore.
- Ipotesi sul tavolo: confusione operativa, incompetenza, “green on blue” deliberato.
Inizialmente, la responsabilità era stata attribuita alle difese antiaeree di Kuwait City, sovraccariche per l’arrivo simultaneo di missili e droni iraniani. In uno scenario ad altissima densità di bersagli, l’errore di identificazione può verificarsi, soprattutto con assetti multinazionali in volo.
Successive indiscrezioni della stampa americana hanno però ribaltato il quadro: ad abbattere in sequenza i tre F‑15E sarebbe stato un singolo F/A‑18 Hornet dell’aeronautica kuwaitiana, in pochi minuti.
Per gli analisti di aviazione militare, una simile serie di “errori” in rapida successione è statisticamente eccezionale e difficilmente compatibile con la sola spiegazione tecnica, specie considerando addestramento occidentale e procedure d’identificazione standard NATO.
Il video del presunto dogfight e i dubbi sulla versione del Pentagono
Il quadro è cambiato con la circolazione sui social di un filmato, rilanciato da account come Clash Report, che mostrerebbe il primo abbattimento. Le immagini, analizzate da ex piloti e dal sito specializzato The War Zone, suggeriscono un’azione di combattimento aria‑aria ravvicinata, non un tiro casuale.
Nel video l’F/A‑18 kuwaitiano sembra posizionarsi alle sei dell’F‑15E, in una classica manovra da dogfight, per poi lanciare un missile a ricerca di calore, probabilmente un AIM‑9 Sidewinder.
Secondo ex comandanti di Hornet citati dalla stampa di difesa, a quella distanza è difficile confondere un grande F‑15E con un più piccolo MiG‑29 iraniano, anche senza l’ausilio dei radar: la silhouette e le dimensioni sono nettamente diverse.
La somiglianza di profilo tra F‑15 e MiG‑29 esiste, ma il caccia iraniano è circa la metà per volume e apertura alare. Per molti osservatori, diventa quindi poco credibile che lo stesso pilota abbia ripetuto tre volte in pochi minuti lo stesso errore di identificazione, peraltro in contesto ravvicinato.
Le domande cruciali si spostano allora sui sistemi di identificazione “friend or foe” (IFF), sulle comunicazioni radio tra Usaf e aeronautica kuwaitiana e sulla catena di comando che ha autorizzato l’ingaggio.
L’assenza, finora, di un rapporto tecnico dettagliato o di un briefing pubblico approfondito del Pentagono alimenta sospetti e speculazioni, in una fase in cui la trasparenza verso opinione pubblica e alleati è cruciale per la credibilità della coalizione.
Ipotesi “green on blue” e implicazioni per le alleanze nel Golfo
Scartata da molti esperti l’idea di un mero guasto, restano tre piste: incomprensione operativa estrema, incompetenza in cockpit o attacco deliberato. Nel lessico militare occidentale, l’espressione “green on blue” descrive atti intenzionali di forze partner contro militari occidentali, fenomeno osservato più volte in Afghanistan contro istruttori NATO.
Nel caso del Kuwait, tale scenario appare meno probabile: i piloti sono pochi, accuratamente selezionati, formati in scuole occidentali, tracciati in ogni fase della missione, e la flotta di Hornet è limitata.
Episodi storici come l’abbattimento nel 1994 di due elicotteri UH‑60 Black Hawk da parte di F‑15 americani sopra l’Iraq ricordano che anche forze altamente professionali possono commettere tragici errori di riconoscimento.
La terza ipotesi, meno spettacolare ma più coerente con la casistica, chiama in causa una miscela di stress operativo, coordinamento imperfetto tra centri di comando e livelli di preparazione disomogenei nelle aviazioni della regione.
In un teatro dove, in pochi minuti, si sovrappongono decine di caccia, missili e droni iraniani e occidentali, i margini per l’errore umano aumentano in modo esponenziale.
Qualunque sarà la conclusione dell’inchiesta congiunta tra Washington e Kuwait City, questo incidente rappresenta già uno dei più costosi e imbarazzanti della guerra nel Golfo, con potenziali ricadute su regole d’ingaggio, interoperabilità e fiducia reciproca tra alleati arabi e Stati Uniti.
FAQ
Quanti F-15E sono stati abbattuti e ci sono stati morti?
Secondo il Pentagono, sono stati abbattuti tre F‑15E Strike Eagle e tutti e sei i membri degli equipaggi si sono eiettati senza vittime.
Chi avrebbe materialmente abbattuto i caccia americani in Kuwait?
Le ricostruzioni più recenti indicano come responsabile un singolo F/A‑18 Hornet dell’aeronautica kuwaitiana, che avrebbe ingaggiato i tre F‑15E in pochi minuti.
Perché il video sui social è considerato così rilevante dagli esperti?
Il video mostrerebbe una manovra tipica di dogfight ravvicinato, suggerendo un ingaggio consapevole con missile aria‑aria, non un semplice errore di tiro da lunga distanza.
Cosa significa esattamente il termine militare “green on blue”?
Indica attacchi deliberati di forze alleate o partner (“green”) contro truppe occidentali (“blue”), ipotesi considerata ma ritenuta meno probabile nel caso kuwaitiano.
Quali sono le fonti utilizzate per ricostruire questa vicenda?
La ricostruzione deriva da un’elaborazione congiunta di notizie e dati provenienti da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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