OpenAI scossa da ombre finanziarie: l’allarme che inquieta gli investitori

OpenAI scossa da ombre finanziarie: l’allarme che inquieta gli investitori

26 Gennaio 2026

OpenAI verso il disastro finanziario? L’allerta di un ex gestore Fidelity

Allarme dalla finanza

L’ex gestore di fondi **George Noble**, già in **Fidelity**, ha lanciato un duro j’accuse contro **OpenAI** in un thread su **X**, descrivendo la società come un potenziale caso da manuale di implosione finanziaria. Secondo il money manager, l’azienda creatrice di **ChatGPT** esibirebbe gli stessi pattern di molte storie corporate finite male: crescita rallentata, corsa ai capitali sempre più frenetica e dipendenza estrema dall’hype di mercato.

Nel mirino finiscono la contrazione del ritmo di nuovi abbonamenti, la concorrenza crescente di big tech come **Google**, **Microsoft** e **Meta**, ma soprattutto un modello economico basato, a suo giudizio, su perdite operative di dimensioni tali da rendere remoto il break-even. Noble descrive **OpenAI** come un “inceneritore di cassa”, sostenendo che il profilo di rischio sia sproporzionato rispetto a valutazioni vicine ai 500 miliardi di dollari.

Il gestore cita anche un presunto “codice rosso” interno, scattato dopo il lancio dei modelli **Gemini** di **Google**, con **Sam Altman** che avrebbe chiesto di concentrare ogni risorsa su **ChatGPT** per non perdere terreno. Per Noble questo tipo di reazione tradisce vulnerabilità strutturali sul fronte competitivo e finanziario, più che una semplice fisiologica pressione da mercato.

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Numeri, costi e limiti di scala

Le critiche poggiano su dati e stime raccolti da testate come **The Information** e **Reuters**, secondo cui **OpenAI** avrebbe generato circa 4,3 miliardi di dollari di ricavi nella prima metà del 2025, con perdite attorno ai 2,5 miliardi e una spesa in ricerca e sviluppo nell’ordine di 6,7 miliardi. L’azienda parla di oltre 20 miliardi di “fatturato ricorrente annuo”, ma si tratta di proiezioni forward-looking più che di numeri consolidati a bilancio.

Altre analisi, rilanciate da **Yahoo Finance**, stimano un cash burn superiore agli 8 miliardi di dollari nel solo 2025, con scenari che ipotizzano perdite fino a 14 miliardi nel 2026 e un cumulato negativo di circa 44 miliardi entro il 2029, anno in cui il gruppo punta a una redditività paragonabile – sul fronte dei ricavi – a quella di **Nvidia**. Proiezioni non ufficiali, ma che alimentano il dibattito sulla sostenibilità della corsa all’IA generativa.

Noble lega questi numeri al nodo energetico: per raddoppiare la qualità dei modelli servirebbero, a suo dire, multipli di energia, chip e capitali, in un contesto in cui i “frutti a bassa quota” dell’ottimizzazione sarebbero ormai esauriti. Ogni salto di performance richiederebbe data center e potenza di calcolo su scala quasi industriale, con margini di miglioramento qualitativo sempre più marginali rispetto all’esplosione dei costi.

Scenari, concorrenza e rischi per gli investitori

Una lettura più articolata arriva da **Sebastian Mallaby**, senior fellow presso il **Council on Foreign Relations**, che sul **New York Times** ha ipotizzato il rischio che **OpenAI** possa trovarsi a corto di liquidità nell’arco di circa 18 mesi se dovesse mantenere l’attuale ritmo di investimenti. L’analista sottolinea come il problema non sarebbe la tecnologia in sé, ma la traiettoria di una singola azienda che ha spinto al massimo sull’acceleratore dell’innovazione e delle valutazioni.

Mallaby distingue tra sostenibilità finanziaria e futuro dell’IA: anche un’eventuale crisi del gruppo non metterebbe in discussione la validità dell’intelligenza artificiale generativa, ma ridisegnerebbe il baricentro del settore a favore di colossi come **Google**, **Microsoft** e **Meta**, che possono finanziare i modelli di frontiera grazie a business pubblicitari, cloud e software già redditizi. **OpenAI**, al contrario, dipende da capitali di rischio e partnership strategiche, in primis con **Microsoft**.

Noble spinge oltre il parallelo, evocando casi storici come **Enron** e invitando gli investitori a trattare il titolo e l’ecosistema di società collegate come esposizioni ad alto rischio, soprattutto agli attuali multipli. Nel frattempo l’azienda continua a espandere i ricavi con **ChatGPT**, API per sviluppatori e soluzioni enterprise, e sta testando nuovi flussi come la pubblicità in piattaforma. Il vero interrogativo per il mercato è se questa diversificazione basterà a compensare i costi di infrastruttura, energia e sviluppo che l’IA generativa di frontiera inevitabilmente comporta.

FAQ

D: Chi è George Noble e perché le sue critiche pesano?
R: È un ex gestore di **Fidelity** con lunga esperienza in asset management, le cui analisi vengono seguite da investitori istituzionali e retail.

D: Quanto sta perdendo OpenAI secondo le stime di mercato?
R: Stime citate da **The Information**, riprese da **Reuters**, parlano di perdite per circa 2,5 miliardi di dollari nella prima metà del 2025, a fronte di ricavi per circa 4,3 miliardi.

D: Cosa significa che OpenAI è definita un “inceneritore di cassa”?
R: Indica che, secondo Noble, l’azienda brucerebbe liquidità a un ritmo molto elevato rispetto ai ricavi generati e ai capitali raccolti.

D: Perché l’energia è centrale nel dibattito sull’IA generativa?
R: Perché l’addestramento e l’esecuzione dei modelli richiedono enormi quantità di potenza di calcolo, quindi consumi energetici e investimenti infrastrutturali crescenti.

D: Quali big tech vengono indicate come concorrenti più pericolosi?
R: In particolare **Google** con la famiglia di modelli **Gemini**, ma anche **Microsoft** e **Meta** grazie alle loro risorse finanziarie e basi utenti globali.

D: Entro quanto tempo OpenAI potrebbe trovarsi in tensione di cassa?
R: L’analisi di **Sebastian Mallaby** sul **New York Times** parla di un orizzonte potenziale di circa 18 mesi, se l’attuale ritmo di spesa venisse confermato.

D: Che ruolo hanno le partnership strategiche nel modello di business?
R: Sono cruciali per finanziare infrastrutture e ricerca, come mostra l’alleanza con **Microsoft**, che fornisce capitale, cloud e integrazione nei propri prodotti.

D: Qual è la fonte giornalistica principale delle cifre citate?
R: Le stime di ricavi e perdite sono state riportate da **The Information** e successivamente riprese da **Reuters**, oltre che discusse da **Yahoo Finance**.


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Direttore Editoriale Assodigitale.it Phd, MBA, CPA

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

Areas of Expertise: Digital Marketing, SEO, Content Strategy, Crypto, Blockchain, Fintech, Finance, Web3, Metaverse, Digital Content, Journalism, Branded Content, Digital Transformation, AI Strategy, Digital Publishing, DeFi, Tokenomics, Growth Hacking, Online Reputation Management, Emerging Tech Trends, Business Development, Media Relations, Editorial Management.
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