OpenAI collabora con il Pentagono, l’intelligenza artificiale diventa strumento strategico per il potere militare

OpenAI collabora con il Pentagono, l’intelligenza artificiale diventa strumento strategico per il potere militare

10 Marzo 2026

OpenAI porta l’intelligenza artificiale dentro le reti del Pentagono

OpenAI ha siglato un accordo con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per distribuire i propri modelli di intelligenza artificiale nelle reti militari classificate.
La decisione, annunciata da Sam Altman su X con il riferimento al “Department of War”, è stata resa pubblica negli Stati Uniti nei giorni scorsi, scatenando un immediato dibattito globale.
L’intesa prevede limiti d’uso su sorveglianza interna, armi autonome e accesso delle agenzie di intelligence, ma apre comunque la strada a un impiego sistematico dell’AI nel perimetro militare statunitense.

In sintesi:

  • Accordo tra OpenAI e Pentagono per usare l’AI in reti militari classificate.
  • Esclusi sorveglianza domestica USA, armi completamente autonome e uso diretto da parte della NSA.
  • Reazione immediata degli utenti: disinstallazioni record di ChatGPT, boom per Claude.
  • Big Tech investono centinaia di miliardi in infrastrutture AI come nuova potenza strategica.

Clausole etiche, proteste degli utenti e concorrenza di Anthropic

L’annuncio di Sam Altman – *”Tonight, we reached an agreement with the Department of War to deploy our models in their classified network”* – ha costretto OpenAI a chiarire rapidamente i paletti dell’intesa.
I modelli non potranno essere impiegati per sistemi di sorveglianza rivolti a cittadini all’interno degli Stati Uniti e non saranno autorizzate armi completamente autonome: è richiesta una responsabilità umana finale nelle decisioni letali.
L’accordo, inoltre, non copre l’uso diretto da parte della National Security Agency (NSA), che necessiterebbe di un contratto separato.

Queste esclusioni ricordano da vicino le condizioni che hanno portato Anthropic a non firmare un’intesa analoga.
Altman sostiene una strategia di “engagement critico”: partecipare allo sviluppo militare dell’AI imponendo limiti e sistemi di controllo, anziché lasciare campo libero alle strutture difensive.
La risposta del mercato consumer, però, è stata dura: negli Stati Uniti le disinstallazioni dell’app mobile di ChatGPT sono aumentate del 295% in un solo giorno, mentre le recensioni a una stella sono cresciute del 775%, trasformando gli store digitali in un referendum sulla scelta di OpenAI.

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Parallelamente, l’app Claude di Anthropic ha registrato un incremento dei download negli USA del 37% venerdì e del 51% sabato, raggiungendo il primo posto nell’App Store statunitense e superando ChatGPT nei download giornalieri.
Il “no” di Anthropic viene presentato dall’azienda come un rifiuto tecnico e temporaneo: gli attuali sistemi di AI non sarebbero ancora affidabili per decisioni di vita o di morte.
È anche un “no” marcatamente nazionale, volto a preservare le istituzioni democratiche americane da usi destabilizzanti dell’AI, mentre l’Europa resta principalmente spettatrice normativa nel confronto tra colossi tecnologici e apparati di difesa.

La corsa alle infrastrutture AI ridisegna potere tecnologico e lavoro

Nel contesto dell’accordo tra OpenAI e Pentagono, emerge la vera posta in gioco: l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale.
Le trimestrali delle Big Tech mostrano una doppia narrazione: riduzioni di organico per “efficienza” e, contemporaneamente, piani di investimento colossali in data center e hardware AI.
Amazon prevede per il 2026 spese in conto capitale fino a 200 miliardi di dollari, soprattutto per infrastrutture legate all’AI, mentre Alphabet/Google indica una forchetta di 175–185 miliardi nello stesso periodo.

Secondo le dichiarazioni del CEO di Alphabet Sundar Pichai, la spesa in capex potrebbe addirittura raddoppiare nell’anno in corso per restare competitivi nella corsa all’AI generativa.
Questa concentrazione di capitali in poche piattaforme globali trasforma i modelli di linguaggio e i data center in asset geopolitici paragonabili a reti energetiche o infrastrutture di telecomunicazioni.
La conseguenza è duplice: da un lato i governi – a partire dagli Stati Uniti – cercano partnership strategiche con i fornitori di AI per scopi militari, di intelligence e di sicurezza nazionale; dall’altro, la dipendenza da infrastrutture proprietarie aumenta il rischio di lock-in tecnologico per Stati, imprese e cittadini.

In questa cornice, l’app di chat rappresenta solo lo strato visibile di sistemi ben più profondi: chi controlla i data center, i chip e le piattaforme modello controlla la capacità di calcolo che alimenterà difesa, finanza, sanità e industria nei prossimi decenni.
Il caso OpenAI-Pentagono è quindi un campanello d’allarme politico: l’AI non è più solo innovazione di prodotto, ma infrastruttura critica al centro di una nuova competizione strategica globale.
Per utenti, imprese e regolatori europei, la sfida sarà definire standard etici, normativi e industriali che riducano dipendenze e asimmetrie di potere, senza rinunciare ai vantaggi competitivi delle tecnologie generative.

FAQ

Cosa prevede l’accordo tra OpenAI e il Dipartimento della Difesa USA?

L’accordo prevede l’uso dei modelli OpenAI nelle reti militari classificate, con esclusioni per sorveglianza domestica USA, armi completamente autonome e impieghi diretti della NSA.

Perché molti utenti hanno disinstallato l’app ChatGPT negli Stati Uniti?

Molti utenti hanno disinstallato ChatGPT per protesta contro la collaborazione con il Pentagono: le disinstallazioni sono salite del 295% in un solo giorno.

Perché l’app Claude di Anthropic è cresciuta così rapidamente?

L’app Claude è cresciuta perché Anthropic ha rifiutato un’intesa analoga col Pentagono, registrando +37% e +51% di download in due giorni consecutivi.

Qual è il ruolo di Amazon e Google nella corsa all’infrastruttura AI?

Amazon e Google stanno investendo tra 175 e 200 miliardi di dollari in capex 2026 per data center e infrastrutture AI, consolidando il loro potere tecnologico globale.

Da quali fonti deriva la ricostruzione di questo articolo?

La ricostruzione deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.


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