Montagna e diabete, perché l’altitudine può proteggere la salute

Montagna e diabete, perché l’altitudine può proteggere la salute

22 Febbraio 2026

Globuli rossi, ipossia e glucosio: cosa cambia in alta quota

Chi vive o si allena in alta quota, dove l’aria è povera di ossigeno, mostra livelli di glicemia più bassi e un rischio ridotto di diabete. Ora uno studio pubblicato su Cell Metabolism chiarisce perché: i globuli rossi, finora considerati semplici “navette” di ossigeno, diventano potenti consumatori di glucosio.
Gli esperimenti condotti dai ricercatori dei Gladstone Institutes di San Francisco, insieme al biochimico Angelo D’Alessandro dell’Università del Colorado, rivelano che in condizioni di ipossia i globuli rossi assorbono zuccheri dal sangue per produrre una molecola che facilita il rilascio di ossigeno ai tessuti.

Questo adattamento metabolico spiega i dati epidemiologici sulle popolazioni che vivono in montagna e apre prospettive concrete per nuove strategie contro il diabete.

In sintesi:

  • In alta quota i globuli rossi consumano molto più glucosio rispetto al livello del mare.
  • L’ipossia riprogramma il midollo osseo e produce globuli rossi più “affamati”.
  • Nei topi, ipossia e trasfusioni riducono in modo misurabile la glicemia.
  • Il meccanismo potrebbe ispirare nuovi farmaci contro il diabete.

Già nel 2023 i ricercatori dei Gladstone Institutes avevano osservato che i topi esposti a un’aria povera di ossigeno mostravano glicemie insolitamente basse e una rapida capacità di utilizzare il glucosio dopo i pasti.
Le principali sedi di consumo energetico – muscoli, cervello, fegato – non riuscivano però a giustificare circa il 70% dello zucchero scomparso dal sangue, lasciando aperto il “giallo” del glucosio perduto.

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Utilizzando una tecnica di imaging diversa dalla PET, il team ha individuato il vero “pozzo di glucosio” nei globuli rossi, troppo mobili per essere rilevati con la tomografia a emissione di positroni. «I globuli rossi sono di solito considerati passivi trasportatori di ossigeno. Invece, abbiamo scoperto che possono rappresentare una frazione sostanziale del consumo di glucosio dell’intero organismo», spiega Angelo D’Alessandro, soprattutto quando l’ossigeno scarseggia.

Come l’ipossia trasforma i globuli rossi e il metabolismo del glucosio

Per verificare il ruolo preciso dei globuli rossi, gli scienziati hanno mantenuto costante il loro numero in topi esposti a ipossia, effettuando prelievi ripetuti. In queste condizioni la glicemia, inizialmente bassa, tornava a valori normali.
Al contrario, la trasfusione di globuli rossi in animali mantenuti a ossigenazione normale abbassava la glicemia, dimostrando che non conta solo la quantità di ossigeno, ma anche il comportamento metabolico di ciascun globulo rosso.

In ipossia, ogni globulo rosso assorbe infatti più glucosio rispetto alle condizioni normossiche.

Analisi successive hanno mostrato che la ridotta disponibilità di ossigeno riprogramma il midollo osseo, inducendo la produzione di una popolazione di globuli rossi “specializzati”, con espressione molto elevata del trasportatore di glucosio GLUT1.
Queste cellule catturano più zucchero dal sangue e lo utilizzano per sintetizzare una molecola che si lega all’emoglobina e ne facilita il rilascio di ossigeno ai tessuti.

In alta quota, dove l’ossigeno atmosferico diminuisce, questo circuito consente di ottimizzare contemporaneamente la distribuzione di ossigeno e il controllo della glicemia, spiegando perché le popolazioni montane mostrino una migliore tolleranza al glucosio e minori tassi di diabete.

Implicazioni per il diabete e per l’allenamento in quota

Traslando queste evidenze al diabete, gli autori hanno dimostrato nei topi che è possibile ridurre l’eccesso di glucosio nel sangue in tre modi: esposizione all’ipossia, trasfusioni di globuli rossi e somministrazione di un farmaco che imita la carenza di ossigeno nei tessuti.
Quest’ultimo approccio induce uno stato “simile quota” anche a livello del mare, senza modificare direttamente l’aria respirata, ma rendendo più difficile all’ossigeno raggiungere le cellule.

I risultati aprono alla progettazione di terapie che sfruttino il metabolismo dei globuli rossi come leva per controllare la glicemia, con potenziali benefici per chi non raggiunge un buon compenso con i farmaci attuali.

Le scoperte interessano anche la fisiologia dell’esercizio in montagna: resta da chiarire come quantità e qualità dei globuli rossi influenzino le riserve di glucosio, la resistenza muscolare e il recupero.
Capire questo equilibrio potrebbe guidare protocolli di allenamento in quota più sicuri ed efficaci per atleti e pazienti cardiometabolici.

In prospettiva, l’interfaccia tra ematologia, metabolismo e medicina sportiva diventa un terreno chiave per nuove strategie preventive contro il diabete e le sue complicanze.

FAQ

Perché chi vive in montagna ha meno rischio di diabete?

Sì, chi vive in quota mostra spesso glicemia più bassa perché l’ipossia induce globuli rossi che consumano più glucosio e migliorano il metabolismo.

L’ipossia controllata può diventare una terapia per il diabete?

Sì, in modelli animali l’ipossia e farmaci che la imitano riducono la glicemia, ma sono necessarie rigorose verifiche di sicurezza sull’uomo.

Che ruolo ha GLUT1 nel consumo di glucosio in alta quota?

Sì, GLUT1 aumenta sulla membrana dei globuli rossi in ipossia, potenziando l’ingresso di glucosio e contribuendo al suo rapido smaltimento ematico.

L’allenamento in quota migliora sempre il metabolismo degli zuccheri?

Sì, può migliorarlo, ma la risposta varia per genetica, durata del soggiorno, intensità dell’esercizio e condizioni cliniche individuali da monitorare.

Qual è la fonte principale di queste nuove scoperte sui globuli rossi?

Sì, i dati provengono da uno studio su Cell Metabolism condotto dai Gladstone Institutes con la collaborazione di Angelo D’Alessandro.

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