Jacques Moretti rivendica la sua innocenza: il punto di vista sul tema sicurezza scuote il dibattito pubblico

Jacques Moretti rivendica la sua innocenza: il punto di vista sul tema sicurezza scuote il dibattito pubblico

21 Gennaio 2026

Jacques Moretti: «Non ho colpe sulla sicurezza»

Dieci ore sotto torchio

Nel palazzo di giustizia di Sion, il proprietario del locale Le Constellation di Crans-Montana, il 47enne imprenditore Jacques Moretti, ha affrontato un interrogatorio-fiume di dieci ore sulla strage di Capodanno costata 40 morti e 120 feriti. L’indagato ha ribadito di aver rispettato le norme, sostenendo che i controlli delle autorità comunali, fino al 2019, si erano conclusi senza rilievi sostanziali, solo con prescrizioni definite “marginali”.

Davanti ai magistrati svizzeri, l’imprenditore ha insistito sulla totale assenza di segnali che potessero far presagire un disastro di tali proporzioni, respingendo ogni accusa di negligenza nella gestione del locale. Una posizione che ha irritato le parti civili, presenti in aula in rappresentanza delle famiglie delle vittime, che contestano una ricostruzione ritenuta evasiva e autoassolutoria.

Gli inquirenti stanno lavorando a una ricostruzione virtuale dell’incendio per stabilire con precisione l’origine delle fiamme, la rapidità della propagazione e l’incidenza di eventuali carenze strutturali o organizzative, in particolare sulle vie di fuga e sui materiali utilizzati all’interno del club.

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Champagne, scintille e pannelli

Uno dei nodi centrali verte sull’uso delle bottiglie di champagne con candele scintillanti, show ormai diffuso nei club internazionali e indicato dagli investigatori come possibile innesco del rogo. L’indagato ha attribuito l’iniziativa allo staff, affermando che si trattava di una prassi dei camerieri, mai formalmente approvata ma nemmeno vietata. Secondo l’ipotesi accusatoria, le scintille avrebbero raggiunto i pannelli fonoassorbenti del soffitto, rivelatisi altamente infiammabili.

Sui pannelli, acquistati tramite un fornitore specializzato, l’imprenditore ha dichiarato di non essere stato informato della loro pericolosità, spiegando di aver precisato che sarebbero stati montati in un locale aperto al pubblico. Ha aggiunto che nessun ispettore, durante le verifiche, ne avrebbe contestato la conformità. “Nessuno mi ha mai detto che fossero pericolosi”, ha ribadito, rimandando la responsabilità a chi li ha prodotti e certificati.

La Procura sta incrociando fatture, certificazioni dei materiali e verbali dei controlli, alla ricerca di eventuali omissioni nella catena decisionale: dal fornitore ai tecnici, fino agli uffici comunali che hanno rilasciato permessi e licenze.

Vittime, responsabilità e scarcerazione

Durante l’audizione, l’imprenditore ha sostenuto che criticità chiave sarebbero da imputare a terzi: una sedia trovata davanti a un’uscita di emergenza sarebbe stata spostata da un cliente il giorno precedente, mentre una porta al piano terra, rinvenuta chiusa a chiave, è stata definita una semplice porta di servizio, non parte delle vie di fuga. “Era chiusa sì, ma non so perché”, ha dichiarato, minimizzando il rilievo di un dettaglio potenzialmente decisivo per l’evacuazione.

In aula ha inoltre affermato che anche lui e la moglie Jessica si considererebbero “vittime di quello che è successo”, pur distinguendosi da morti e feriti. Una frase che ha provocato la reazione indignata degli avvocati delle famiglie, che contestano qualsiasi sovrapposizione tra chi ha perso la vita e chi è oggi sotto inchiesta. Al termine delle dieci ore, il 47enne ha chiesto lo stop, lamentando stanchezza, problemi di sonno e di alimentazione in carcere.

Parallelamente, la difesa ha depositato una richiesta di scarcerazione su cauzione da 200 mila franchi svizzeri, somma che sarebbe già stata messa a disposizione. Gli inquirenti, oltre ai profili penali, stanno analizzando la situazione patrimoniale della coppia per valutare eventuali responsabilità economiche e risarcitorie, mentre l’attenzione si sposta anche sulla testimonianza della moglie, attesa in Procura per chiarire la gestione quotidiana di Le Constellation.

FAQ

D: Qual è il contesto dell’inchiesta su Jacques Moretti?
R: L’indagine riguarda l’incendio di Capodanno nel locale Le Constellation di Crans-Montana, con 40 morti e 120 feriti.

D: Cosa sostiene l’imprenditore sulla sicurezza del locale?
R: Afferma di aver rispettato le norme, di aver superato i controlli comunali e di non avere colpe nella gestione della sicurezza.

D: Perché le bottiglie con candele scintillanti sono al centro del caso?
R: Gli inquirenti le ritengono una possibile causa d’innesco del rogo, per via delle scintille finite sui pannelli del soffitto.

D: Che posizione assume sull’uso di queste candele?
R: Sostiene che fosse un’abitudine del personale, mai formalmente decisa da lui e non espressamente vietata.

D: Qual è la controversia sui pannelli fonoassorbenti?
R: Erano altamente infiammabili; l’imprenditore dice di non essere stato avvertito del rischio e di averli comprati come materiali idonei a un locale pubblico.

D: Cosa viene contestato sulle vie di fuga?
R: Gli investigatori segnalano un’uscita parzialmente ostruita e una porta chiusa a chiave; l’indagato parla di iniziative di terzi e di porta di servizio.

D: Qual è lo stato della richiesta di scarcerazione?
R: È stata avanzata una cauzione di 200 mila franchi svizzeri, su cui i giudici devono ancora pronunciarsi.

D: Qual è la fonte giornalistica originale citata nel caso?
R: La ricostruzione si ispira alle cronache giudiziarie pubblicate dalla stampa svizzera e italiana, tra cui i principali quotidiani nazionali che seguono il procedimento.


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