Italia maglia nera per querele temerarie, allarme libertà di stampa

Italia maglia nera per querele temerarie, allarme libertà di stampa

29 Gennaio 2026

Italia in vetta alla classifica delle querele temerarie

Nel 2024 l’Italia si conferma al primo posto in Europa per numero di querele temerarie, le cosiddette SLAPP, azioni legali strategiche contro la partecipazione pubblica. Secondo il nuovo report della Coalizione europea contro le SLAPP (CASE), su 167 casi monitorati a livello europeo, ben 21 segnalazioni riguardano il nostro Paese, più di Germania, Serbia, Ungheria, Turchia e Ucraina messe singolarmente.

Si registra un lieve calo rispetto al 2023, quando le segnalazioni erano 26, ma il primato resta saldamente italiano. Questo dato contrasta con le recenti dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo cui “non serve una normativa ad hoc” per proteggere giornalisti e attivisti dalle azioni legali intimidatorie. Il report di CASE indica invece un trend strutturale, non episodico, che segnala l’uso distorto dello strumento giudiziario per zittire le voci critiche.

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Dal 2010 a oggi, la coalizione sostenuta dalla Fondazione Daphne Caruana Galizia ha mappato 1303 casi di SLAPP in Europa. I dati sono considerati solo “la punta dell’iceberg”: molte intimidazioni si fermano alla fase precontenziosa, con lettere di diffida e minacce legali che non arrivano nei tribunali ma producono comunque un forte effetto censorio su cronisti, attivisti e whistleblower.

Impatto su giornalismo, attivismo e dibattito pubblico

Secondo il report di CASE, le principali vittime delle SLAPP sono i giornalisti, seguiti da mezzi di informazione, attivisti, redazioni, ONG e, in misura crescente, accademici, autori ed editori. L’obiettivo è quasi sempre lo stesso: scoraggiare inchieste su corruzione, malaffare, abusi di potere e interessi economici sensibili attraverso il peso psicologico e finanziario delle cause civili e penali.

Le parole di Sielke Kelner, coordinatrice del gruppo di lavoro italiano di CASE, descrivono un vero abuso del sistema giudiziario, usato come strumento di pressione da parte di politici e uomini d’affari per mettere a tacere giornaliste e attivisti scomodi. Le “molestie legali” non colpiscono solo chi finisce in tribunale: l’effetto domino è un generale raffreddamento del dibattito pubblico, con l’autocensura che diventa prassi nelle redazioni più esposte.

Il problema centrale evidenziato dalle organizzazioni per la libertà di stampa è la sproporzione di forze tra chi querela e chi viene querelato. Grandi aziende e figure di potere possono permettersi lunghe battaglie giudiziarie, mentre il singolo cronista o la piccola testata locale spesso non hanno risorse per difendersi, preferendo rimuovere articoli, rinunciare a inchieste o evitare del tutto argomenti sensibili per paura di nuove cause.

Direttiva UE anti-SLAPP e inerzia italiana

La recente Direttiva UE contro le querele temerarie, che gli Stati membri dovranno recepire entro maggio 2026, rappresenta un passo avanti ma con limiti evidenti. Il testo, infatti, riguarda solo i casi transfrontalieri, lasciando scoperta oltre il 90% delle SLAPP, che hanno natura strettamente nazionale. Nonostante gli inviti della Commissione europea ad ampliare le tutele, l’esecutivo italiano ha fatto sapere di non voler estendere la protezione ai procedimenti interni.

La normativa europea potrà aiutare realtà come la BBC, oggetto di una causa miliardaria intentata da Donald Trump, o organizzazioni come Greenpeace, nel mirino per una richiesta da 660 milioni di dollari da parte di Energy Transfer. Ma per i giornalisti locali italiani, le attiviste ambientali di territori periferici, le piccole associazioni anticorruzione, il vuoto normativo resta quasi totale, con strumenti di tutela deboli e frammentari.

Per CASE, ignorare l’invito a riformare la legislazione nazionale significa neutralizzare di fatto l’impatto della Direttiva UE. Una trasposizione efficace dovrebbe includere i casi nazionali, prevedere filtri anti-abuso, archiviazioni rapide per le querele manifestamente infondate, condanne alle spese per chi agisce in mala fede e compensazioni adeguate per chi subisce SLAPP. Limitarsi a proteggere i pochi casi transfrontalieri, come indicato dalla linea del governo, non garantisce una difesa reale delle voci critiche né della qualità del dibattito democratico.

FAQ

D: Cosa si intende per SLAPP?
R: Sono azioni legali strumentali usate per intimidire e zittire chi partecipa al dibattito pubblico, come giornalisti e attivisti.

D: Perché l’Italia è considerata un Paese ad alto rischio SLAPP?
R: Perché da due anni consecutivi guida la classifica europea delle querele temerarie mappate da CASE.

D: Chi sono i bersagli più frequenti delle querele temerarie?
R: In prevalenza giornalisti, testate giornalistiche, attivisti, ONG, accademici, autori ed editori.

D: Qual è l’effetto principale delle SLAPP sul giornalismo?
R: L’autocensura: molte inchieste non partono o vengono fermate per timore di cause costose e logoranti.

D: Cosa prevede la Direttiva UE anti-SLAPP?
R: Introduce meccanismi per respingere rapidamente cause abusive, ma solo nei casi con elementi transfrontalieri.

D: Perché le organizzazioni chiedono una legge nazionale specifica?
R: Perché oltre il 90% delle SLAPP riguarda controversie interne al Paese, non coperte dalla sola Direttiva UE.

D: Quali misure concrete potrebbero limitare le querele temerarie in Italia?
R: Filtri di ammissibilità, inversione delle spese a carico dell’attore in mala fede e risarcimenti per i bersagli di SLAPP.

D: Chi ha fornito i dati sul primato italiano nelle SLAPP?
R: I dati provengono dal report della Coalizione europea contro le SLAPP (CASE), sostenuta dalla Fondazione Daphne Caruana Galizia.


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