Investitore compra diamanti, avvia causa e subisce pesante sconfitta

Investitore compra diamanti, avvia causa e subisce pesante sconfitta

18 Marzo 2026

Urbino, mezzo milione in diamanti: banca assolta e causa da 520mila euro respinta

Una storica cliente di una filiale di banca a Urbino ha citato in giudizio il suo istituto dopo aver investito circa 500mila euro in 36 diamanti, acquistati nel 2016 su sollecitazione dell’allora vicedirettore.
La donna sosteneva di aver chiesto solo investimenti prudenti e di essere rimasta vittima della cosiddetta “truffa dei diamanti”, esplosa mediaticamente nel 2017.

Il 25 febbraio il Tribunale di Urbino ha però assolto la banca, ritenendola semplice intermediaria tra cliente e società specializzata venditrice delle pietre.
Per i giudici, il contratto di compravendita è imputabile esclusivamente alla società dei diamanti e non all’istituto di credito, che non può quindi essere chiamato a rispondere dell’investimento andato male.

Respinte le richieste di nullità, annullamento e risarcimento fino a 520mila euro; alla cliente vengono inoltre addebitate spese legali per 22mila euro oltre accessori.

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In sintesi:

  • Tribunale di Urbino assolve la banca in una causa sui diamanti da 520mila euro.
  • Cliente storica, portafoglio oltre 3 milioni, aveva acquistato 36 diamanti nel 2016.
  • Per i giudici la controparte contrattuale è solo la società specializzata, non la banca.
  • Respinti tutti i risarcimenti, alla cliente spese di giudizio per circa 22mila euro.

Perché la banca è stata assolta nel caso dei diamanti

La vicenda si inserisce nel più ampio contesto della “Truffa dei diamanti”, emersa nel 2016 anche grazie alla trasmissione Report e sfociata, nel 2017, nelle sanzioni dell’Autorità Antitrust contro società venditrici e istituti di credito per informazioni ingannevoli.

Nel procedimento di Urbino, la cliente ha sostenuto di aver scoperto solo in quella fase di trovarsi dentro uno dei casi simbolo del “risparmio tradito”, dopo aver chiesto alla banca soluzioni a basso rischio.

L’istituto ha però ricostruito un profilo molto diverso: non una risparmiatrice inesperta, ma una “stimata e qualificata” professionista con patrimonio finanziario superiore a 3 milioni di euro e questionari Mifid che attestavano adeguate conoscenze finanziarie e propensione al rischio.

Elemento centrale della decisione è stata la natura del rapporto contrattuale: per il Tribunale, la banca ha svolto solo attività di segnalazione e raccolta ordini, mentre la vera venditrice dei diamanti era la società specializzata, indicata nel modulo di acquisto firmato dalla cliente.

Le conseguenze per i risparmiatori e il nodo delle responsabilità future

La sentenza del Tribunale di Urbino traccia una linea netta: chi vende il prodotto è, in via principale, il soggetto responsabile del contratto, mentre la banca, se mero tramite, può restare giuridicamente sullo sfondo.

Per i risparmiatori coinvolti in operazioni similari sui diamanti o su prodotti illiquidi, questa impostazione giudiziaria impone un’analisi rigorosa dei documenti sottoscritti: intestazione dei contratti, ruoli indicati, informative precontrattuali, questionari Mifid.

Non è sufficiente richiamare sanzioni Antitrust, servizi televisivi o articoli di stampa: i giudici urbinati precisano che tali elementi hanno portata generale e astratta, e non bastano a ribaltare singoli contratti.
La decisione, se confermata in appello, potrebbe influenzare altri procedimenti pendenti sulla “truffa dei diamanti”, ridefinendo le strategie difensive e le aspettative di ristoro.

FAQ

Cosa ha deciso il Tribunale di Urbino nel caso dei diamanti?

Il Tribunale ha assolto la banca, respingendo richieste di nullità, annullamento e risarcimento fino a 520mila euro, con condanna alle spese.

Perché la banca non è stata ritenuta responsabile dell’investimento in diamanti?

Perché i giudici hanno riconosciuto come controparte contrattuale esclusiva la società specializzata venditrice dei diamanti, qualificando l’istituto come semplice intermediario.

Quale ruolo ha avuto il profilo Mifid della cliente nella sentenza?

Ha avuto ruolo rilevante: il profilo Mifid indicava una professionista esperta, con patrimonio superiore a 3 milioni e maggiore propensione al rischio.

Le sanzioni Antitrust bastano per ottenere un risarcimento dalla banca?

No, secondo la sentenza le sanzioni Antitrust hanno natura generale e astratta e non sono, da sole, decisive nei singoli giudizi civili.

Da quali fonti provengono le informazioni su questa vicenda giudiziaria?

Provengono da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.

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