La notizia in sintesi:
- Lo spyware Graphite di Paragon Solutions è usato dall’agenzia migratoria statunitense Ice.
- Il software, pensato per intelligence e reati gravi, entra ora nelle procedure amministrative migratorie.
- In Europa cresce un modello simile, con più poteri a Europol, Frontex ed Eurojust.
- Esperti avvertono: lo spyware normalizza la sorveglianza e la criminalizzazione della migrazione.
(Riassunto generato con AI).
Spyware Graphite, chi lo usa, dove, quando e perché
Lo spyware Graphite, sviluppato dalla società israeliana Paragon Solutions, è al centro di un nuovo caso globale di sorveglianza digitale che coinvolge attivisti, giornalisti e migranti.
Negli Stati Uniti, il software è stato acquistato e impiegato dall’agenzia federale Immigration and Customs Enforcement (Ice), responsabile delle espulsioni e di ampie fasi delle politiche migratorie. Il contratto è partito nel 2024, è stato sospeso e poi riattivato nel 2025, segnando un passaggio cruciale nell’uso di tecnologie tipiche dell’intelligence in ambito amministrativo.
In Italia, lo stesso spyware è emerso in indagini riguardanti il monitoraggio di organizzazioni e difensori dei diritti dei migranti, sollevando interrogativi su proporzionalità e rispetto dei diritti fondamentali. Il perché di questo ricorso massiccio a strumenti di intrusione è evidente: Stati e agenzie cercano capacità investigative avanzate per controllare mobilità, reti sociali e comunicazioni di soggetti percepiti come “sensibili”.
Il risultato è uno slittamento strutturale: il dispositivo personale diventa un terminale direttamente accessibile alle autorità, e con esso anche l’universo relazionale della persona sorvegliata.
Come funziona l’ecosistema globale dello spyware e chi lo alimenta
Graphite è progettato per violare le difese dei principali sistemi operativi mobili e accedere a comunicazioni cifrate, file, cronologia di navigazione, geolocalizzazione, fotocamere e microfono.
Queste funzionalità, storicamente legate a operazioni contro terrorismo o criminalità organizzata, vengono ora integrate nelle procedure ordinarie di controllo migratorio, creando una zona grigia tra sicurezza nazionale e gestione amministrativa.
Dietro il singolo prodotto esiste un mercato globale dello spyware guidato soprattutto da aziende israeliane come Nso Group (nota per Pegasus), Candiru e la stessa Paragon Solutions. Questi soggetti offrono a governi e agenzie soluzioni capaci di aggirare gli aggiornamenti di sicurezza di Apple, Google e degli altri grandi fornitori tecnologici, con cicli di sviluppo rapidi e fortemente opachi.
Lo spyware è soltanto la punta dell’iceberg. Ice e altre agenzie federali integrano questi strumenti con servizi cloud, sistemi di intelligenza artificiale e piattaforme di data analytics che incrociano registri pubblici, archivi commerciali, dati finanziari, tracciamenti di posizione, social media e contenuti estratti dai dispositivi.
In questo quadro, aziende come Microsoft forniscono infrastrutture cloud critiche, pur ribadendo di non progettare tecnologie per la sorveglianza di massa. Le responsabilità diventano distribuite: chi sviluppa, chi fornisce infrastrutture e chi utilizza le soluzioni contribuisce allo stesso sistema, senza che il quadro complessivo sia trasparente per cittadini, giudici e parlamenti.
Europa, normalizzazione dello spyware e futuro dei diritti dei migranti
In Europa, la riforma di Europol approvata nel 2025 ha rafforzato la capacità dell’agenzia di raccogliere, integrare e analizzare dati provenienti dagli Stati membri, ampliando le sinergie con Frontex ed Eurojust.
La normativa non autorizza direttamente l’uso di spyware, ma consolida un modello basato su scambio massivo di informazioni e analisi automatizzata, sempre più vicino alle pratiche statunitensi.
Secondo Aljosa Ajanovic, policy advisor di European Digital Rights (Edri), “la normalizzazione dello spyware non è un rischio futuro, ma una realtà già in atto”. Almeno 14 governi europei avrebbero impiegato tali strumenti, spesso oltre il perimetro dei casi di terrorismo e criminalità grave.
Il caso Paragon in Italia mostra come l’uso di spyware contro organizzazioni e attivisti che difendono i diritti dei migranti non sia un incidente isolato, ma la conseguenza di una più ampia criminalizzazione della migrazione.
La sfida dei prossimi anni riguarderà la capacità di creare meccanismi di controllo democratico, trasparenza sugli appalti tecnologici e tutele effettive per chi è maggiormente esposto alla sorveglianza digitale, a partire da migranti, giornalisti e difensori dei diritti umani.
FAQ
Che cos’è lo spyware Graphite e chi lo sviluppa?
Graphite è uno spyware altamente invasivo, sviluppato dall’azienda israeliana Paragon Solutions, progettato per violare dispositivi mobili e accedere a comunicazioni cifrate e dati sensibili.
Perché l’uso di Graphite da parte di Ice è così controverso?
È controverso perché trasferisce strumenti tipici dell’intelligence in procedure amministrative migratorie, ampliando sorveglianza, rischio di abusi e impatto sui diritti dei migranti.
L’Unione Europea autorizza l’uso di spyware da parte di Europol?
No, formalmente la riforma 2025 non autorizza spyware a Europol, ma rafforza raccolta, integrazione e analisi dei dati su scala europea.
Quali diritti rischiano migranti, giornalisti e attivisti con questi strumenti?
Rischiano violazioni di privacy, libertà di espressione e associazione, oltre alla profilazione sistematica di reti sociali e attività legittime.
Da quali fonti è stata rielaborata questa analisi giornalistica?
È stata redatta elaborando in modo autonomo contenuti e notizie provenienti da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.



