Garlasco, nuove ombre sul delitto di Chiara Poggi mentre la famiglia contesta il presunto suicidio
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Garlasco, nuove ombre sul caso Ferri e il delitto Poggi
Chi indaga oggi sul delitto di Garlasco sta riesaminando una serie di presunti suicidi anomali avvenuti nel comune pavese, tra cui la morte di Giovanni Ferri, 88 anni, pensionato. Ferri fu trovato senza vita la mattina del 22 novembre 2010 in via del Mulino, all’interno di un’intercapedine, con ferite alla gola e ai polsi.
Le autorità dell’epoca conclusero per un gesto volontario, ma la vedova Maria non ha mai condiviso la versione ufficiale e oggi, alla luce del nuovo filone d’indagine collegato all’omicidio di Chiara Poggi, tornano i dubbi su modalità, luogo del ritrovamento e gestione dei primi accertamenti.
Le perplessità riguardano soprattutto la posizione dell’arma, un coltello che, secondo più testimonianze, sarebbe stato trovato “in mano” alla vittima, dettaglio ritenuto da familiari e commentatori poco compatibile con un suicidio classico.
In sintesi:
- La morte di Giovanni Ferri del 2010 viene riconsiderata nel nuovo filone su Garlasco.
- La vedova contesta da anni la tesi del suicidio e denuncia indagini incomplete.
- Dubbi tecnici su ferite, posizione del corpo e coltello stretto nella mano.
- L’ex vicecomandante Roberto Pennini conferma la presenza dell’arma in sede di sopralluogo.
Le incongruenze sul caso Ferri riemerse con il nuovo filone d’indagine
Il fascicolo sulla morte di Giovanni Ferri fu archiviato come suicidio, ma i nodi mai sciolti tornano oggi al centro dell’attenzione, spinti dal nuovo approfondimento investigativo sul delitto di Chiara Poggi e dal riesame di altre morti sospette a Garlasco.
La moglie Maria, intervistata dall’inviato di Mattino Cinque Emanuele Canta, ricostruisce un iter giudicato poco lineare: *“A me prima avevano detto che non aveva niente e poi hanno tirato in ballo che c’era un coltello”*.
La donna denuncia una chiusura rapida dell’inchiesta: *“Mi aspettavo che investigassero il perché. E invece è stato tutto chiuso lì, perché io non ho saputo più niente”*.
Ulteriore elemento controverso è il luogo del ritrovamento, in via del Mulino: secondo la vedova, il marito *“non passava mai da quella strada per andare al bar”*, circostanza che alimenta l’ipotesi di uno scenario non pienamente compatibile con la routine dell’anziano pensionato.
Sulle procedure dell’epoca è intervenuto anche Roberto Pennini, allora vicecomandante dei carabinieri di Garlasco. L’ufficiale ricorda che sul posto fu chiamato il medico legale e che la salma venne poi trasferita alla medicina legale di Pavia per l’esame autoptico, pur non potendo oggi confermare l’effettivo svolgimento dell’autopsia.
Riguardo alle lesioni, Pennini precisa: *“Io mi ricordo che chi aveva fatto il sopralluogo aveva evidenziato il polso sinistro tagliato e la gola, se non erro, in entrambe le due parti”*.
Determinante, ai fini della ricostruzione, è la sua versione sull’arma: *“L’arma c’era, era in mano alla vittima”*. Un dettaglio che, proprio perché insolito nei suicidi per sgozzamento, oggi potrebbe richiedere una rivalutazione tecnico-forense alla luce delle nuove verifiche sul contesto di Garlasco.
Prospettive di riapertura e impatto sul caso Garlasco
Il riemergere del caso Ferri nel quadro delle nuove indagini su Garlasco apre scenari delicati per magistratura e investigatori. Eventuali riscontri sulle incongruenze descritte dalla vedova e sulle lacune documentali, a partire dall’autopsia, potrebbero spingere verso una richiesta formale di rivalutazione degli atti.
Una possibile riapertura inciderebbe non solo sulla verità storica della singola vicenda, ma anche sulla lettura complessiva delle morti anomale registrate nel territorio negli anni successivi al delitto Poggi.
L’attenzione mediatica e l’analisi tecnico-giudiziaria, se condotte con metodo e trasparenza, potranno contribuire a chiarire se la morte di Giovanni Ferri sia stato davvero un suicidio isolato o parte di un quadro più complesso, finora sottovalutato.
FAQ
Perché il caso di Giovanni Ferri torna oggi sotto i riflettori?
Il caso torna attuale perché il nuovo filone d’indagine su Garlasco sta riesaminando morti sospette collegate al contesto del delitto Poggi.
Quali sono i principali dubbi sulla tesi del suicidio di Ferri?
I dubbi riguardano il coltello trovato in mano, le ferite riscontrate, il percorso insolito e la presunta rapidità di archiviazione del fascicolo.
Chi ha confermato la presenza del coltello sulla scena del ritrovamento?
L’ex vicecomandante dei carabinieri di Garlasco, Roberto Pennini, ha ribadito che il coltello era presente e “in mano” alla vittima.
È certo che sia stata eseguita l’autopsia su Giovanni Ferri?
No, non è certo. Pennini ricorda il trasferimento a Pavia per l’esame autoptico, ma oggi non può confermare l’effettiva esecuzione.
Da quali fonti è stata ricavata e rielaborata questa ricostruzione giornalistica?
La ricostruzione deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.



