Garlasco, intercettazione sulla madre rivela il biglietto misterioso contro Marco Poggi al cimitero
Indice dei Contenuti:
Delitto di Garlasco, il mistero del biglietto anonimo che accusa “Marco”
Chi ha scritto il biglietto anonimo trovato al cimitero di Garlasco e perché ha indicato solo il nome “Marco”?
Il riferimento ha toccato direttamente la famiglia di Chiara Poggi, uccisa nell’agosto 2007 nella sua villetta di Garlasco, e in particolare il fratello Marco Poggi, assente da casa il giorno del delitto perché in vacanza in montagna con i genitori.
Il biglietto, scoperto settimane dopo l’omicidio sulla tomba di Chiara, è finito agli atti dell’inchiesta grazie a una telefonata intercettata tra la madre, Rita Preda, e l’avvocato di famiglia Gian Luigi Tizzoni. Oggi quel frammento torna al centro dell’attenzione investigativa e mediatica per capire chi volesse indirizzare, o depistare, le indagini.
In sintesi:
- Un biglietto anonimo al cimitero accusa “Marco” dell’omicidio di Chiara Poggi.
- La madre, Rita Preda, lo consegna ai carabinieri dopo una telefonata con l’avvocato.
- L’avvocato Fabrizio Fico denuncia il “clima tossico” contro la famiglia Poggi.
- Il legale Gian Luigi Tizzoni ipotizza un riferimento a Marco Panzarasa, non a Marco Poggi.
Come nasce e come viene interpretato il biglietto che accusa “Marco”
Il biglietto compare nell’ottobre 2007, circa due mesi dopo il delitto di Garlasco.
Durante una telefonata con l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, intercettata e depositata agli atti, la madre di Chiara, Rita Preda, racconta di aver trovato sulla cappella di famiglia un foglio scritto a stampatello: nel testo, poche parole, ma nette: *“Ad uccidere è stato Marco”*. La donna, scossa, confida al legale: *“Sto tremando adesso”* e riferisce di aver subito consegnato il foglio ai carabinieri.
Quel “Marco” evoca inevitabilmente il fratello di Chiara, Marco Poggi, che però il giorno dell’omicidio si trovava in montagna con i genitori, circostanza verificata dagli inquirenti. L’avvocato di Marco, Fabrizio Fico, denuncia oggi un “clima tossico assurdo” costruito nel tempo intorno alla famiglia: *“Sono vittime dell’omicidio, sono stati accusati delle tesi più assurde”*.
Nella stessa conversazione, l’avvocato Tizzoni suggerisce un’altra lettura: il biglietto potrebbe riferirsi a Marco Panzarasa, amico di Alberto Stasi, allora imputato e poi condannato in via definitiva. A distanza di anni, Tizzoni precisa che considerare quel messaggio come un’accusa a Marco Poggi “sarebbe stata la cosa più assurda”, ricordando il suo alibi e il fatto che la madre non ebbe mai reali sospetti sul figlio. Panzarasa, dal canto suo, era a Loano, in Liguria, con un alibi ritenuto solido dagli inquirenti.
Le ricadute sul caso e il tema dei possibili depistaggi
Il biglietto anonimo al cimitero, pur non avendo aperto nuove piste processuali concrete, resta emblematico della fragilità informativa attorno al delitto di Garlasco e del rischio costante di depistaggi.
Secondo la difesa della famiglia Poggi, la scelta di indicare solo “Marco” avrebbe alimentato per anni sospetti ingiustificati, fino a trasformare i familiari di Chiara in bersaglio di teorie complottiste e narrazioni distorte.
Il caso dimostra quanto, in indagini ad altissimo impatto mediatico, ogni elemento anonimo o non verificato possa orientare – o disorientare – opinione pubblica e investigatori. Resta aperta la domanda su chi abbia deciso di colpire proprio nel luogo più sacro per la famiglia, la tomba di Chiara, e con quale obiettivo reale: suggerire un colpevole, vendicarsi, o confondere ulteriormente il quadro probatorio.
FAQ
Cosa diceva esattamente il biglietto anonimo trovato al cimitero?
Il biglietto recitava, a stampatello, una frase netta: *“Ad uccidere è stato Marco”*. Fu rinvenuto sulla cappella della famiglia Poggi e subito consegnato ai carabinieri.
Perché il nome Marco ha coinvolto direttamente la famiglia Poggi?
Il riferimento a “Marco” ha richiamato subito Marco Poggi, fratello di Chiara. Tuttavia, il suo alibi in montagna con i genitori fu verificato e ritenuto solido dagli investigatori.
Chi è Marco Panzarasa e perché viene citato nel caso Garlasco?
Marco Panzarasa è un amico di Alberto Stasi. L’avvocato Gian Luigi Tizzoni ipotizzò che il biglietto potesse riferirsi a lui, non a Marco Poggi, pur ricordando che anche Panzarasa dispone di un alibi a Loano.
Perché l’avvocato Fico parla di “clima tossico” intorno alla famiglia Poggi?
L’avvocato Fabrizio Fico denuncia anni di sospetti infondati e “tesi assurde” sulla famiglia Poggi, ritenuta vittima dell’omicidio ma spesso indicata, mediaticamente, come possibile protagonista di scenari complottisti estranei agli atti ufficiali.
Quali sono le fonti utilizzate per la ricostruzione del caso Garlasco?
La ricostruzione deriva da un’elaborazione giornalistica basata su informazioni provenienti da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione secondo criteri di accuratezza ed equilibrio informativo.

