Garlasco in tv, Bocellari esclude Stasi da casa Poggi e Panicucci contesta il nodo del DNA
Indice dei Contenuti:
Nuove rivelazioni sul caso Garlasco discusse a Mattino Cinque
Nella puntata di Mattino Cinque di giovedì 9 aprile 2026, condotta da Federica Panicucci, il focus è stato nuovamente il caso di Garlasco. In studio e in collegamento si è analizzata la posizione di Andrea Sempio e l’iter giudiziario che ha portato alla condanna di Alberto Stasi, in carcere da oltre dieci anni per l’omicidio di Chiara Poggi.
Al centro del dibattito: nuove intercettazioni, la ricostruzione dell’accesso alla villetta dei Poggi e il controverso DNA sotto le unghie di Chiara.
L’avvocata Giada Bocellari, storica legale di Stasi, ha contestato ricostruzioni ritenute parziali, chiedendo di rivalutare elementi tecnici e comportamentali finora ritenuti marginali, che potrebbero ridefinire il quadro delle responsabilità.
In sintesi:
- Intercettazioni del 2017 su Andrea Sempio entrano nella discussione televisiva.
- Giada Bocellari rilancia l’ipotesi del muretto rotto e dell’ingresso alternativo.
- Ricostruita la reale frequenza di Alberto Stasi in casa Poggi.
- Nuove critiche alla lettura del DNA sotto le unghie di Chiara.
Intercettazioni, muretto rotto e ricostruzione dell’accesso alla villetta
La puntata parte dalle intercettazioni del 23 febbraio 2017, ultimo giorno di microspia nell’auto di Andrea Sempio. Nel brogliaccio ufficiale sono classificate come “non rilevanti”, ma la trasmissione ne evidenzia il possibile valore caratteriale: oltre all’episodio del gatto investito, emerge una frase sul cane che attraversa la strada: “Bellissimo quel cane, ti faccio anche andare però… Guarda che te lo stiro eh”.
Federica Panicucci sottolinea come tali passaggi “facciano effetto” rispetto alle dichiarazioni dell’avvocata Taccia, che descriveva Sempio come restio persino a calpestare le formiche. L’inviato Emanuele Canta, collegato da Garlasco, precisa che questo materiale è stato trasmesso al RACIS per la redazione di un profilo psicologico-comportamentale ritenuto utile alle indagini.
L’avvocata Giada Bocellari invita a concentrarsi proprio sulla relazione del RACIS, ricordando che per Stasi non era stato disposto un incarico simile. Torna poi sul tema del muretto rotto della villetta dei Poggi e sull’ipotesi di un accesso dall’esterno sfruttando la porta non chiusa a chiave.
Bocellari ricostruisce la disposizione della cucina la sera precedente il delitto: tesi di laurea sul tavolo, computer, libri, cartoni di pizza rimossi, piatti lavati da Chiara Poggi, solo due cucchiaini nel lavandino e guanti appoggiati. Per la legale, la casa era ordinata e la dinamica deve essere riletta alla luce del nuovo indagato, non più il fidanzato.
Centrale anche la testimonianza di Franca Bermani, che alle 9.10 vede una bicicletta in strada ma non persone né movimenti verso l’ingresso, con l’allarme di casa ancora inserito. Secondo Bocellari ciò indica che l’autore non era ancora all’interno dell’abitazione. Il muretto rotto, precisa, non può essere attribuito al vento e non è stato causato dai carabinieri: per Stasi, che ha dichiarato di avere scavalcato trovando il corpo, sarebbe stato persino utile indicarlo. Il consulente della difesa Oscar Ghizzoni ricorda come la superficie del muro potesse conservare sudore o DNA solo se analizzata subito, con tracce irrimediabilmente perse col tempo.
Bocellari aggiunge un elemento ritenuto decisivo: quando Stasi dormiva da Chiara, parcheggiava la Golf nel vialetto interno, rendendo visibile ai vicini la sua presenza o assenza. In un’eventuale premeditazione, sostiene, questo dettaglio sarebbe stato facilmente osservabile. La legale contesta inoltre la narrazione secondo cui Stasi “frequentasse abitualmente” casa Poggi: a suo dire, iniziò ad entrarvi solo dal 5 agosto 2007, prevalentemente per passare a prendere Chiara il sabato sera, mentre gli incontri più intimi avvenivano nella casa dei genitori di Stasi quando questi erano al mare. Secondo Bocellari, la casa dei Poggi era conosciuta meglio da Andrea Sempio che da Stasi.
DNA sotto le unghie e possibili sviluppi giudiziari
Nella parte finale, Mattino Cinque torna sul tema più controverso: il DNA sotto le unghie di Chiara Poggi. Il genetista dei Poggi, Marzio Capra, aveva definito la presenza di quel profilo genetico come “frutto del caso”. Federica Panicucci osserva però che il tracciato compare su due dita, definendo “molto sfortunato” il giovane cui quel DNA appartiene.
L’avvocata Giada Bocellari richiama la perizia Albani, ricordando che la consulente spiegò in aula come non fosse possibile stabilire lo stato di degradazione del DNA perché non era stata eseguita la quantificazione, unico test in grado di definire quantità e deterioramento del materiale genetico. Di conseguenza, afferma, non è scientificamente sostenibile parlare con certezza di “tanto” o “poco” DNA, né di degrado certo.
Bocellari sottolinea che sul quinto dito della mano destra, non corrispondente al mignolo, si registrano i picchi più alti del tracciato, proprio nei frammenti non analizzati dal RIS di Parma nel 2007. È lì che, secondo la difesa, si individua il profilo migliore, un fatto che i giudici dovranno valutare se vi sarà rinvio a giudizio.
La legale ricorda che, se quel DNA fosse stato attribuito ad Alberto Stasi, sarebbe stato subito etichettato come “DNA dell’assassino” e considerato prova regina, come avviene usualmente nei processi per omicidio quando sotto le unghie di una vittima compare il profilo genetico di un soggetto non parente.
Panicucci richiama infine una contraddizione evidenziata in studio: secondo Capra il DNA sarebbe degradato e la perizia Albani “varrebbe zero”, tesi rilanciata anche dall’avvocato Cataliotti. Se così fosse, chiede la conduttrice, perché cercare oltre trenta possibili fonti di “DNA di background” (tastiera, telecomando, doccia, altri oggetti di uso quotidiano) per spiegare quella traccia? La scelta, conclude, sembra rivelare quanto quel dato genetico resti ancora un nodo cruciale del caso.
Prospettive future e impatto sul dibattito giudiziario e mediatico
Le analisi emerse a Mattino Cinque mostrano come il caso di Garlasco resti un cantiere aperto, tanto sul piano investigativo quanto su quello dell’opinione pubblica. La rinnovata attenzione su Andrea Sempio, il ruolo del RACIS, le lacune sui rilievi del muretto e la gestione del DNA sotto le unghie di Chiara Poggi aprono scenari potenzialmente rilevanti per eventuali sviluppi in Procura.
Se nuove valutazioni tecniche e testimonianze dovessero essere acquisite formalmente, non è escluso che il fascicolo torni al centro di un confronto giudiziario più ampio, con ricadute significative sia per la posizione di Alberto Stasi sia per la ricerca di una verità ritenuta, da molti protagonisti del dibattito mediatico, ancora incompleta.
FAQ
Chi è Andrea Sempio e perché è tornato al centro del caso Garlasco?
Andrea Sempio è un conoscente di Chiara Poggi. Le intercettazioni del 2017, ora discusse in TV, alimentano nuove valutazioni sul suo profilo comportamentale.
Perché il muretto rotto della villetta Poggi è considerato così importante?
Il muretto rotto suggerisce un possibile ingresso alternativo alla porta principale. Per la difesa, potrebbe indicare un autore esterno diverso da Stasi.
Alberto Stasi frequentava davvero spesso la casa di Chiara Poggi?
Secondo l’avvocata Bocellari, no. Stasi iniziò a entrare in casa Poggi solo pochi giorni prima del delitto, frequentandola saltuariamente.
Cosa rende controverso il DNA trovato sotto le unghie di Chiara Poggi?
Il DNA è presente su due dita ma non è stata eseguita quantificazione. Questo impedisce di valutarne quantità e degrado con criteri scientifici solidi.
Da quali fonti è stata ricavata e rielaborata questa ricostruzione giornalistica?
La ricostruzione deriva da un’elaborazione congiunta di contenuti e lanci provenienti da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborati dalla nostra Redazione.

