Federica Nargi trasforma l’ansia da prestazione in alleata della performance

Federica Nargi trasforma l’ansia da prestazione in alleata della performance

24 Marzo 2026

Ansia da prestazione: quando diventa un alleato prezioso

L’ansia da prestazione, raccontata senza filtri da Federica Nargi rispetto al lavoro in tv, riporta al centro una domanda cruciale: è sempre un problema da eliminare? Gli studi clinici e l’esperienza sul campo di professionisti come la psicoterapeuta Elisa Stefanati, EMDR presso il Poliambulatorio Aesthe Medica di Ferrara, indicano il contrario.

Quando l’attivazione emotiva resta entro una soglia gestibile, parliamo di eustress: uno stato psicofisico che aumenta concentrazione, presenza mentale, rapidità decisionale. Il cuore accelera, ma la mente resta lucida e focalizzata sull’obiettivo. Questa forma di ansia “buona” emerge soprattutto in contesti competitivi – studio, lavoro, sport, performance pubbliche – e, se riconosciuta e regolata, può migliorare la resa, diventando una vera risorsa per risultati stabili e sostenibili nel tempo.

In sintesi:

  • L’ansia da prestazione può essere funzionale se resta entro soglie gestibili.
  • Conta il significato che diamo alla performance, non solo le competenze reali.
  • La pressione interna nasce spesso da sguardi e giudizi interiorizzati nel tempo.
  • Strumenti mirati, incluso l’EMDR, aiutano a trasformare l’ansia in energia utile.

L’esperienza di Federica Nargi, abituata a palcoscenici e telecamere, mostra che nemmeno il successo elimina automaticamente la tensione da performance. Al contrario, la espone. Secondo Elisa Stefanati, la chiave è smettere di demonizzare l’ansia in blocco e imparare a leggerne qualità, intensità e durata.

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Quando l’attivazione accompagna l’impegno e si spegne a obiettivo concluso, supporta. Quando invece resta accesa in modo cronico, segna il passaggio dall’eustress alla forma logorante di distress, con rischi concreti di affaticamento emotivo, calo di lucidità, perdita di motivazione e di benessere psicofisico complessivo.

Perché l’ansia da prestazione non riguarda solo capacità e talento

I casi di professionisti, manager, studenti brillanti o personaggi televisivi come Federica Nargi dimostrano che l’ansia da prestazione non dipende unicamente da lacune di competenza. Come chiarisce Elisa Stefanati, la radice è spesso nel significato profondo attribuito alla performance.

Non temiamo solo di sbagliare il compito, ma ciò che quel risultato “racconterà” di noi: essere all’altezza, meritare stima, non deludere aspettative. In questa dinamica, lo sguardo degli altri – genitori, insegnanti, colleghi, pubblico, social – viene interiorizzato e finisce per trasformarsi in un giudice interno severo e costante.

Anche quando l’esame esterno finisce, spiega la specialista, continua quello interiore: il valore personale si aggancia al voto, all’audience, al feedback del capo o alle reazioni online. Nel breve termine questa spinta può aumentare l’impegno, ma nel lungo periodo logora. Il sistema nervoso resta in allerta, alimentando stanchezza, irritabilità, insonnia, perfezionismo paralizzante e una continua sensazione di dover dimostrare qualcosa, anche a traguardo raggiunto.

Trasformare l’ansia in energia sostenibile: strategie pratiche e terapeutiche

Per Elisa Stefanati, il passaggio decisivo è distinguere tra ansia funzionale e ansia sabotante. La prima dice: «È importante, mi preparo e mi concentro». La seconda insinua: «Se sbagli, non vali abbastanza». Non cambia l’intensità dell’emozione, ma il suo impatto sull’identità personale.

Quando il risultato diventa sinonimo di valore, il cervello percepisce ogni prova come minaccia: compaiono vuoti di memoria, tremori, ipercontrollo, fuga dalle occasioni sfidanti. L’obiettivo realistico non è eliminare l’ansia, ma modularla: ridurne il carico di giudizio e trasformarla in un’attivazione “gentile”, orientata all’espressione di sé più che alla dimostrazione di essere perfetti.

In quest’ottica, lavorare sulla regolazione del sistema nervoso (respirazione, ritmi di sonno, pause, movimento), sul dialogo interno e sui ricordi emotivi critici diventa centrale. Quando l’ansia affonda le radici in esperienze passate – umiliazioni scolastiche, critiche familiari, fallimenti esposti – un percorso terapeutico strutturato, inclusi approcci come l’EMDR, aiuta a rielaborare le memorie, riducendo il potere dei giudizi interiorizzati sulla performance presente.

Dal sentirsi sotto esame alla libertà di esprimersi

L’uscita dal circolo vizioso della prestazione “a tutti i costi” passa da un cambio di prospettiva: meno dimostrazione, più espressione. Le storie di personaggi noti come Federica Nargi mostrano come sia possibile continuare a provare ansia, ma senza esserne dominati.

Allenare questa postura significa accettare che l’emozione accompagni ogni prova importante, concentrandosi sulle azioni concrete (preparazione, cura, allenamento) più che sull’immagine da difendere. In questa cornice, l’ansia perde parte del suo potere giudicante e diventa segnale: indica ciò che conta davvero e dove vale la pena investire energia, senza rinunciare al diritto di sbagliare e di crescere.

FAQ

Che cos’è l’ansia da prestazione funzionale

È un’attivazione moderata che aumenta concentrazione, rapidità e presenza mentale. Rimane circoscritta alla situazione di performance e si spegne dopo, senza logorare.

Quando l’ansia da prestazione diventa problematica

Diventa problematica quando è costante, invade più ambiti di vita, provoca evitamento, insonnia, sintomi fisici ricorrenti e forte autosvalutazione legata a ogni risultato.

Come distinguere ansia utile da ansia sabotante

L’ansia utile spinge a prepararsi e agire; quella sabotante attacca il valore personale, blocca, produce vuoti, ipercontrollo e paura intensa di sbagliare.

Quali strategie aiutano a gestire l’ansia da prestazione

Aiutano respirazione diaframmatica, pause programmate, sonno regolare, attività fisica e un percorso psicoterapeutico mirato a modificare dialogo interno e credenze.

Da quali fonti sono tratte le informazioni di questo articolo

Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta di contenuti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla nostra Redazione.


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