Famiglia nel bosco, scontro con i servizi sociali per riavere i figli tra documenti e nuove accuse
Indice dei Contenuti:
Ricorso per i “bimbi del bosco”: cosa chiedono oggi i genitori
I genitori anglo-australiani dei tre «bimbi del bosco» hanno presentato oggi al Tribunale per i Minorenni dell’Aquila un ricorso per ottenere il ricongiungimento familiare.
Secondo i legali, la curatrice e la tutrice avrebbero ignorato testimonianze, minori e perizie psichiatriche, agendo con «pregiudizio» nella gestione del caso.
Il nucleo familiare vive tra Palmoli e l’area montana abruzzese, dove i bambini erano stati allontanati cinque mesi fa e collocati in una struttura protetta.
Il ricorso mira a ribaltare la sospensione della responsabilità genitoriale dimostrando, con documenti su casa, scuola e ciclo vaccinale, la presunta piena collaborazione dei genitori. Perché, sostengono i difensori, non sarebbe stato considerato il quadro clinico dei minori certificato dai neuropsichiatri.
In sintesi:
- Ricorso presentato oggi all’Aquila per il ricongiungimento dei tre «bimbi del bosco».
- Accusate curatrice e tutrice di pregiudizio e false rappresentazioni ai giudici.
- Allegati documento casa, doposcuola e programma didattico dell’istituto.
- Precisazioni sul libro di Catherine: esclusa la vita dei figli.
Nel ricorso, firmato dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, la difesa ricostruisce gli ultimi cinque mesi, da quando è stata disposta la sospensione della responsabilità genitoriale con l’allontanamento dei tre minori in una comunità protetta.
I genitori vengono descritti come disponibili a recepire tutte le prescrizioni del Tribunale: sistemazione abitativa stabile, frequenza scolastica regolare e completamento del calendario vaccinale, oggetto di contestazioni iniziali.
Per documentare la presunta “buona volontà”, i legali depositano il contratto di comodato d’uso della casa messa a disposizione dal Comune di Palmoli, l’autodichiarazione per il doposcuola e il programma didattico firmato dall’istituto frequentato dai minori.
Elemento centrale è il richiamo alle diagnosi dei neuropsichiatri infantili, che – secondo la difesa – non sarebbero adeguatamente considerate da curatrice e tutrice nelle loro relazioni periodiche.
Le contestazioni alla curatrice, alla tutrice e il nodo delle perizie
Nel documento i legali parlano di una «vuota difesa ostruzionistica» da parte di curatrice e tutrice, accusate di aver omesso elementi decisivi e di aver riportato il falso nelle relazioni indirizzate al Tribunale dei Minorenni dell’Aquila.
In particolare, si contesta la ricostruzione della separazione del 6 marzo tra madre e figli, definendo «inaccettabile» che non venga dato adeguato spazio al dolore manifestato dai bambini.
Secondo Femminella e Solinas, le relazioni enfatizzerebbero esclusivamente la supposta «natura ostativa della madre», oscurando invece il legame affettivo e gli effetti psicologici dell’allontanamento sui minori.
I legali sottolineano un punto ritenuto cruciale: *«La circostanza, di certo non casuale, che nessuno tra tutrice e curatrice citi e si soffermi sul rilievo della diagnosi resa dai neuropsichiatri allarma, perché induce al sospetto che il pregiudizio prevalga sull’accertamento della verità e sui ruoli a ciascuno affidati»*.
Nel ricorso viene ribadito che le perizie psichiatriche effettuate nel tempo avrebbero dovuto orientare le decisioni di tutela, mentre la loro marginalizzazione verrebbe letta come indice di un approccio già determinato in partenza rispetto al destino dei tre «bimbi del bosco».
Il caso mediatico e il chiarimento sul libro di Catherine
Un passaggio specifico del ricorso riguarda il libro in uscita della madre, Catherine, finito al centro del dibattito mediatico sul caso.
I difensori precisano che nel volume *«mai è stato previsto l’inserimento della vita dei figli, e men che meno della vicenda processuale ancora in itinere»*.
Secondo la linea difensiva, qualsiasi riferimento diretto ai minori sarebbe stato «assolutamente inopportuno anche ai fini processuali», e proprio per questo sarebbe stato escluso a priori dalla struttura narrativa del libro.
La puntualizzazione mira a sganciare il progetto editoriale di Catherine dall’ipotesi che la sovraesposizione pubblica possa aver inciso negativamente sulla valutazione di curatrice, tutrice e giudici.
Il ricorso chiede quindi che il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila rivaluti l’intero quadro, dando pieno peso a diagnosi specialistiche, documenti depositati e alla volontà espressa dai tre «bimbi del bosco» in sede protetta.
FAQ
Chi sono i tre “bimbi del bosco” coinvolti nel ricorso?
I tre «bimbi del bosco» sono figli di una coppia anglo-australiana, allontanati cinque mesi fa e collocati in una struttura protetta abruzzese.
Perché i genitori hanno presentato ricorso al Tribunale dei Minorenni?
Il ricorso è stato presentato per ottenere il ricongiungimento familiare, contestando pregiudizi, omissioni nelle relazioni e mancata valorizzazione delle perizie neuropsichiatriche depositate.
Quali documenti hanno depositato gli avvocati a sostegno dei genitori?
Gli avvocati hanno allegato contratto di comodato d’uso della casa di Palmoli, autodichiarazione per doposcuola e programma didattico firmato dall’istituto scolastico.
Il libro di Catherine parla dei figli o del procedimento giudiziario?
No, secondo il ricorso il libro di Catherine non include né la vita dei figli né la vicenda processuale ancora in corso.
Da quali fonti è stata rielaborata questa ricostruzione giornalistica?
Questa ricostruzione deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.

