Facciamo chiarezza sulla intelligenza artificiale risorsa utile o pericoloso paradosso

Facebook sfida LinkedIn e Google: arriva “Facebook at Work”

17 Novembre 2014

Facebook sfida LinkedIn e lavora a una nuova piattaforma chiamata “Facebook at Work”. L’obiettivo è quello di creare un nuovo sito dove gli utenti possano chattare, collaborare su documenti riservati ed entrare in contatto con altri professionisti.

La notizia, riportata dal Financial Times, è destinata a cambiare il mercato del “business newtwork” dove per ora primeggia proprio LinkedIn, social network con 90 milioni di utenti attivi al mese. La sfida di Zuckerberg è rivolta anche a Google Drive a Microsoft Outlook, Office e Yammer, il social network aziendale acquistato da Redmond nel 2012 per 1,2 miliardi di dollari.

Il paradosso? Alcune aziende hanno già vietato l’utilizzo di Facebook ai propri dipendenti ritenendo che il social network abbia degli effetti negativi sulla produttività. Secondo il Financial Times il servizio “Facebook at Work” sarà gratuito almeno all’inizio perché aumenterà il tempo che gli utenti trascorrono sulla piattaforma, con effetti positivi sulla pubblicità.

La “svolta business” potrebbe aiutare a centrare l’obiettivo di aumentare ancora gli utenti: attualmente sono 1,35 miliardi, di cui due terzi visitano il sito ogni giorno.

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Il nuovo sito – riporta ancora il Financial Times citando alcune fonti – appare simile a Facebook ma chi lo usa potrà mantenere separate l’identità personale e quella lavorativa. In pratica le foto delle vacanze, i giudizi politici o i video virali non appariranno sul proprio profilo professionale.

La sperimentazione sarebbe già in una fase avanzata e alcune grosse società londinesi starebbero già testando la nuovo piattaforma.

Per riuscire in questa nuova sfida, però, Zuckerberg dovrà conquistare la fiducia delle aziende. Facebook è stato più volte al centro delle critiche per le sue politiche sulla privacy, definite troppo permissive. Inoltre, non è rimasto immune alle rivelazioni di Snowden sul Datagate e ha dovuto ammettere che nella seconda metà del 2012 ha ricevuto dal governo americano quasi 10mila richieste di dati personali.

Non c’è dubbio che, prima di usarlo come un social network del business, qualcuno chiederà maggiori garanzie.

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