Enzo Paolo Turchi svela il vero retroscena censurato del Tuca Tuca

Enzo Paolo Turchi svela il vero retroscena censurato del Tuca Tuca

23 Marzo 2026

Come nacque il Tuca Tuca e perché cambiò la tv italiana

Il coreografo Enzo Paolo Turchi, ospite a La volta buona negli studi Rai di Roma, ha ricordato quando, nei primi anni Settanta, nacque il Tuca Tuca, l’iconico balletto creato con Raffaella Carrà.
All’epoca, il numero fu accusato di scandalo e giudicato troppo audace per la televisione pubblica.

Nel dialogo con Caterina Balivo, Turchi ha spiegato come quell’idea, firmata da Gianni Boncompagni, sia passata da esperimento tollerato “una sola volta” a simbolo di un cambiamento di costume nazionale.
Un retroscena con Alberto Sordi mostra quanto il Tuca Tuca abbia inciso su pubblico, star e linguaggio dello spettacolo televisivo italiano.

In sintesi:

  • Nascita del Tuca Tuca da un’idea di Gianni Boncompagni con Raffaella Carrà ed Enzo Paolo Turchi.
  • Iniziali accuse di scandalo e concessione Rai per una sola messa in onda.
  • L’intervento di Alberto Sordi rafforza il successo e l’impatto popolare del balletto.
  • Il Tuca Tuca diventa simbolo di svolta culturale nella tv italiana degli anni Settanta.

Dal divieto iniziale al culto pop: il racconto di Enzo Paolo Turchi

Nel salotto di Caterina Balivo, Enzo Paolo Turchi ha ricostruito la genesi del Tuca Tuca, nata durante una cena privata con Raffaella Carrà e Gianni Boncompagni.
«Il Tuca Tuca era un’idea di Gianni Boncompagni», ha ricordato il coreografo, sottolineando l’intuizione autoriale dietro il semplice gesto coreografico.

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Quei movimenti sincronizzati, con i ballerini che si toccavano in punti precisi del corpo, furono bollati come eccessivi per la sensibilità dell’epoca.
«Dissero che era una “cosa oscena… vi toccate qua e là”. All’epoca c’era molto più pudore», ha spiegato Turchi, ricordando come la direzione Rai avesse autorizzato il numero a patto che fosse trasmesso una sola volta.

La reazione del pubblico e dei grandi nomi dello spettacolo smentì rapidamente quelle resistenze.
Emblematica la richiesta di Alberto Sordi: «Vengo a Canzonissima solo se mi fate ballare il Tuca Tuca».
Un endorsement che trasformò il balletto da “scandalo” a fenomeno popolare, consolidando l’immagine rivoluzionaria di Raffaella Carrà.

Eredità culturale del Tuca Tuca nella televisione di oggi

Il racconto di Enzo Paolo Turchi evidenzia come il Tuca Tuca rappresenti una soglia simbolica: dalla tv del pudore a quella dell’espressione corporea più libera.
Quel numero, oggi riproposto in chiave nostalgica e citato sui social, continua a essere una chiave di lettura del rapporto tra costume, televisione e censura.

Per le nuove generazioni, il Tuca Tuca resta un caso di studio su come un format televisivo controverso possa diventare, col tempo, patrimonio condiviso e riferimento per la creatività pop italiana.

FAQ

Chi ha ideato il Tuca Tuca con Raffaella Carrà?

Il Tuca Tuca è stato ideato da Gianni Boncompagni, in collaborazione creativa con Raffaella Carrà e il coreografo Enzo Paolo Turchi.

Perché il Tuca Tuca fu considerato scandaloso in Rai?

Fu considerato scandaloso perché prevedeva contatti fisici espliciti per l’epoca, giudicati troppo audaci dalla censura e dalla dirigenza Rai.

Che ruolo ebbe Alberto Sordi nel successo del Tuca Tuca?

Alberto Sordi ne rafforzò la popolarità dichiarando: «Vengo a Canzonissima solo se mi fate ballare il Tuca Tuca».

In quale programma tv esplose la notorietà del Tuca Tuca?

La notorietà del Tuca Tuca esplose in Canzonissima, storico varietà Rai del sabato sera seguito da milioni di telespettatori.

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L’articolo deriva da una elaborazione congiunta di contenuti Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla nostra Redazione.

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