Crans-Montana, cosa ha rivelato il primo test estremo del piano INCA del CHUV
Nella notte di Capodanno, a seguito del dramma di Crans-Montana, l’Ospedale universitario di Losanna (CHUV) ha attivato per la prima volta il piano di emergenza INCA, destinato ai grandi ustionati. In poche ore sono arrivati 22 pazienti gravissimi dal Vallese, mentre la Commissione di gestione del Gran Consiglio vodese ha successivamente analizzato come l’ospedale abbia gestito la crisi. L’inchiesta parlamentare, riferita al 2025, documenta chi ha preso le decisioni, che cosa ha funzionato, dove si sono manifestate le criticità – dai messaggi SMS non compresi al deficit di antidoti contro il cianuro – quando si sono verificate (nelle primissime ore dopo l’incendio) e perché queste vulnerabilità pongono oggi interrogativi chiave sulla preparazione svizzera alle catastrofi sanitarie complesse.
In sintesi:
- Il piano INCA del CHUV è stato testato per la prima volta durante la tragedia di Crans-Montana.
- Alcuni SMS di mobilitazione sono stati scambiati per spam, senza impatto sull’assistenza ai pazienti.
- Carenza di antidoti Cyanokit: 5 dosi disponibili contro 22 necessarie, rifornite da altri ospedali.
- Gravi difficoltà nel tracciare i pazienti e nel informare le famiglie nelle prime ore.
Come il CHUV ha retto alla notte di emergenza di Crans-Montana
In costante contatto con i colleghi del Vallese, gli specialisti di medicina d’urgenza del CHUV hanno compreso subito la portata dell’evento a Crans-Montana e l’arrivo di numerosi feriti in condizioni critiche. Nella sola notte del primo gennaio l’ospedale ha accolto 22 pazienti molto gravi.
Per garantire la presa a carico senza interrompere l’attività ordinaria, la direzione ha attivato la modalità “crisi” e il piano INCA, che prevede l’invio di SMS al personale delle équipe interessate.
Qui emerge la prima criticità: secondo la deputata PLR Joséphine Byrne Garelli, membro della Commissione di gestione, parte dei dipendenti ha pensato che i messaggi fossero spam, non riconoscendo il numero istituzionale e non comprendendo l’urgenza di presentarsi immediatamente in servizio.
Nonostante ciò, il CHUV precisa che non si è mai verificata una carenza di personale, grazie a chi è arrivato spontaneamente e a chi ha risposto agli SMS di mobilitazione.
La coordinatrice del piano di emergenza, Karen Rochat, definisce “soddisfacente” il tasso di risposta, pur ammettendo che la formulazione e la riconoscibilità dei messaggi devono essere migliorate per le prossime crisi.
Antidoti, tracciabilità e le fragilità sistemiche della risposta svizzera alle catastrofi
La Commissione di gestione del Gran Consiglio vodese ha evidenziato un secondo punto debole: la disponibilità dell’antidoto contro il cianuro. Nel caso di incendi strutturali, alcuni materiali sprigionano cianuro e i feriti di Crans-Montana hanno presentato segni di intossicazione.
“C’erano cinque Cyanokit a disposizione, mentre ne servivano 22” ha ricordato Byrne Garelli. Il CHUV ha dovuto recuperare le dosi mancanti da Zurigo, Berna, Friburgo, Ginevra e altri ospedali. La deputata riconosce che accumulare grandi scorte, soggette a scadenza, non è realistico, ma sottolinea come sia “fondamentale sapere dove si trovano in Svizzera per poterle ottenere rapidamente”.
Il CHUV rivendica una buona rete di contatti nella Romandia, che consente di individuare in tempi rapidi gli antidoti disponibili. In effetti, le dosi mancanti di Cyanokit sono state reperite nel giro di poche ore e, non essendo tutte utilizzate, restituite ai rispettivi ospedali. Secondo Tox Info, ogni struttura deve possedere almeno due dosi, ma non è obbligata a stoccaggi più ampi.
Ancora più delicata è risultata la tracciabilità dei pazienti. Nelle prime ore e nei giorni successivi, molte famiglie non riuscivano a sapere dove fossero ricoverati i propri cari né in quali condizioni. Oltre alle ovvie difficoltà di identificazione delle vittime, la Commissione segnala un problema strutturale di localizzazione e monitoraggio durante eventi di massa.
Il CHUV lavora da anni a uno strumento informatico di tracciamento, ma – rileva la Commissione – lo sviluppo è bloccato da quattro anni. Karen Rochat spiega che il sistema vodese dipende dal progetto federale SII NG, software nazionale attualmente in sviluppo, che dovrebbe entrare in fase operativa il prossimo autunno.
Questo episodio si inserisce in un quadro più ampio. L’estate scorsa, l’Ufficio federale della protezione della popolazione ha diffuso un rapporto allarmante sul livello di preparazione delle strutture sanitarie svizzere di fronte a terremoti, attentati o altri eventi maggiori.
Ne è scaturita l’elaborazione di un piano d’azione nazionale per la medicina delle catastrofi, con misure che potrebbero costare centinaia di milioni di franchi. Nel frattempo, il CHUV e gli altri ospedali continuano ad aggiornare i propri piani di emergenza, entro i limiti delle risorse politicamente stanziate. Le critiche della Commissione vodese mirano non solo all’ospedale, ma ricordano a legislativo ed esecutivo l’urgenza di dotarsi di piani robusti, affidabili e digitalmente integrati.
Cosa cambierà dopo Crans-Montana nella gestione delle emergenze ospedaliere
La notte di Crans-Montana ha funzionato come stress test reale per il piano INCA del CHUV, evidenziando al tempo stesso capacità operative e vulnerabilità digitali e logistiche. Nei prossimi mesi, l’ospedale dovrà rafforzare i protocolli di comunicazione via SMS, formalizzare meglio i canali di approvvigionamento degli antidoti e accelerare l’integrazione con il sistema federale SII NG per la tracciabilità dei pazienti.
L’avvio del piano nazionale per la medicina delle catastrofi offrirà un quadro comune, ma richiederà investimenti consistenti e decisioni politiche rapide. La lezione di questa emergenza è chiara: senza infrastrutture informatiche interoperabili, registri nazionali aggiornati e una comunicazione d’allerta immediatamente riconoscibile, anche i migliori centri universitari rischiano di trovarsi esposti nelle prime ore di una crisi complessa.
FAQ
Che cos’è il piano INCA attivato dal CHUV a Losanna?
Il piano INCA è il dispositivo interno d’emergenza del CHUV per gestire afflussi massicci di feriti gravi, soprattutto grandi ustionati, garantendo continuità delle cure ordinarie.
Quanti pazienti gravi da Crans-Montana sono stati accolti dal CHUV?
Il primo gennaio il CHUV ha accolto 22 pazienti in condizioni molto gravi, provenienti dal dramma di Crans-Montana, attivando immediatamente la modalità “crisi” e il piano INCA.
Perché è stato problematico l’uso del Cyanokit durante l’emergenza?
È stato problematico perché al CHUV erano disponibili solo cinque dosi di Cyanokit, mentre ne servivano 22; le restanti sono state reperite d’urgenza in altri ospedali svizzeri.
Come verrà migliorata la tracciabilità dei pazienti in Svizzera?
La tracciabilità verrà migliorata integrando i sistemi ospedalieri con il software federale SII NG, previsto operativo dal prossimo autunno, e sviluppando strumenti digitali condivisi di monitoraggio in tempo reale.
Da quali fonti è stata rielaborata questa analisi giornalistica?
Questa analisi deriva congiuntamente da fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione secondo i criteri giornalistici EEAT.




