Crans-Montana, sopravvissuti svelano il caos: fuga del personale, una sola uscita, estintori assenti

Crans-Montana, sopravvissuti svelano il caos: fuga del personale, una sola uscita, estintori assenti

15 Gennaio 2026

15 Gennaio 2026/Home/NEWS/Crans-Montana, sopravvissuti svelano il caos: fuga del personale, una sola uscita, estintori assenti

Sopravvissuti e caos dell’evacuazione

Crans-Montana, notte di Capodanno: i sopravvissuti descrivono una fuga impossibile. “Tutti spingevano verso la stessa porta”, riferisce Camille, amica di Cyane Panine, la cameriera con il casco trovata senza vita. Nessun estintore a portata, solo musica che copriva urla e panico. Le testimonianze e i verbali indicano il punto del massacro: 34 dei 40 morti nell’imbuto della scala tra seminterrato e piano terra, ristretta negli anni per aumentare i tavoli.

Un vigile del fuoco racconta l’uscita d’emergenza “ostruita e tenuta aperta con uno sgabello”, rivelatasi un ostacolo nel momento critico. Nel caos, alcuni accusano Jessica Moretti di essere fuggita con la cassa; il legale replica che uscì per chiamare i soccorsi. Intanto, un 19enne, Boulay, ricorda una guardia che tentava di colpire le fiamme con un panno, peggiorando la propagazione.

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Chi ha provato a domare il fuoco ha agito senza supporto: “Dietro il bancone non c’era personale”, dice Ferdinand, che ha afferrato una bottiglia d’acqua da un mini-frigo per tentare di spegnere l’incendio. Al piano superiore, la porta di servizio risultava chiusa: un dipendente, Adrien, parla di una serratura a 190 cm e di uscite filtrate per “gestire gli ingressi”. Dietro quel portone verranno ritrovati sei corpi, tra cui quello di Cyane.

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Responsabilità dei proprietari e carenze di sicurezza

Jacques Moretti ammette di aver trovato chiusa la porta di servizio e di aver sostituito i pannelli fonoassorbenti, ritenuti via di propagazione delle fiamme. Le scale tra seminterrato e piano terra erano state ristrette per aumentare la capienza, creando un collo di bottiglia mortale. La porta di emergenza risulta bloccata e gestita con una serratura alta 190 cm, scelta che limitava l’uscita e filtrava i flussi.

Dietro quel varco sono stati recuperati sei corpi, compreso quello di Cyane Panine. La famiglia accusa: “Tutto era chiuso a chiave per timore che i clienti non pagassero”. La giovane aveva già contestato condizioni di lavoro e mancata formalizzazione del contratto, arrivando a rivolgersi al tribunale.

L’avvocata Sophie Haenni sottolinea l’assenza di formazione e informazione sui rischi: “Il compito di Cyane era l’accoglienza, non il servizio ai tavoli; non sapeva della pericolosità del soffitto”. Sul fronte operativo, testimonianze riferiscono l’assenza di estintori accessibili e manovre improvvisate, come l’uso di panni che hanno alimentato il rogo.

Jessica Moretti respinge, tramite l’avvocato Patrick Michod, l’ipotesi di fuga con l’incasso e sostiene di essere uscita per allertare i soccorsi. Resta il quadro di un locale con uscite ostruite, dispositivi inadeguati e gestione della sicurezza subordinata alla capienza.

Indagini, accuse e richieste di giustizia

Gli atti confermano la confessione di Jacques Moretti sui pannelli fonoassorbenti sostituiti e sulla porta di servizio trovata chiusa, elementi centrali per i periti. Le mappe dei ritrovamenti indicano la concentrazione delle vittime sulla scala ristretta, dato che orienta le ipotesi su violazioni strutturali e gestionali. Le famiglie chiedono una ricostruzione completa delle catene decisionali, dall’agibilità del locale ai dispositivi antincendio inesistenti o inaccessibili.

I legali dei parenti contestano la condotta della procura: parlano di “pressioni illegali” e “lacune” investigative, invocando garanzie di imparzialità e tempi certi. In parallelo, la Procura di Roma ha trasmesso una rogatoria alla Svizzera per acquisire atti, con l’obiettivo di coordinare responsabilità penali transfrontaliere e tutelare le vittime italiane.

Il Canton Vallese ha deliberato 10mila franchi per ciascuna vittima, tra deceduti e ricoverati, misura giudicata insufficiente dai rappresentanti delle famiglie, che propongono un fondo da 50 milioni. A Palazzo Chigi gli avvocati e i parenti degli italiani morti definiscono una linea comune sul versante giudiziario e risarcitorio. Intanto nasce la piattaforma di Romain Jordan per raccogliere foto, video e informazioni utili, affinché ogni frammento probatorio venga verificato e messo agli atti.

FAQ

  • Qual è lo stato delle indagini?
    Le autorità stanno analizzando struttura, uscite e materiali; acquisite testimonianze e planimetrie dei ritrovamenti.
  • Chi è indagato o coinvolto a livello di responsabilità?
    Si valutano le posizioni dei proprietari e di chi ha gestito sicurezza, capienza e manutenzioni.
  • Quali contestazioni muovono le famiglie alla procura?
    Denunciano presunte pressioni illegali e carenze istruttorie, chiedendo maggiore trasparenza.
  • Che ruolo ha la Procura di Roma?
    Ha inviato rogatoria alla Svizzera per acquisire atti e coordinare gli aspetti transnazionali.
  • Quali sostegni economici sono stati previsti?
    Il Canton Vallese ha stanziato 10mila franchi per ogni vittima; le famiglie chiedono un fondo da 50 milioni.
  • Cosa raccoglie la piattaforma di Romain Jordan?
    Segnalazioni, foto e video utili a consolidare il quadro probatorio.
  • Qual è la fonte giornalistica citata?
    Le informazioni si ispirano alla ricostruzione pubblicata da Il Fatto Quotidiano.

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