La notizia in sintesi:
- In Italia Dengue, Chikungunya e West Nile stanno diventando un problema strutturale di salute pubblica.
- Per ogni grado in più di temperatura, il rischio infettivo cresce fino al 32% per West Nile.
- Record di casi autoctoni tra 2024 e 2025, con focolai estesi e stagione estiva in arrivo.
- Prevenzione costante, diagnosi precoce e approccio One Health sono le leve chiave di contenimento.
(Riassunto generato con AI).
Arbovirosi in Italia: perché il caldo le rende un’emergenza nazionale
In Italia le arbovirosi – Dengue, Chikungunya, West Nile e Zika – non sono più un incidente da viaggio, ma un’emergenza sanitaria interna. Il fenomeno è stato al centro del congresso “Arbovirosi: nuove sfide per l’Italia”, tenuto a Verona presso l’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, con esperti, Istituto superiore di sanità e ministero della Salute.
Per ogni grado centigrado di aumento della temperatura, il rischio medio di infezione sale del 20%, con picchi del 32% per il West Nile. Il cambiamento climatico, con estati prolungate e inverni miti, consente alle zanzare – soprattutto la zanzara tigre – di sopravvivere, riprodursi prima e restare attive più a lungo.
Questa combinazione “clima-vettore-virus” spiega perché, oggi, la domanda non è più se ma dove e quando si verificherà il prossimo focolaio autoctono sul territorio nazionale.
Clima, numeri in crescita e nuove mappe del rischio in Italia
Tre studi internazionali presentati a Verona delineano un quadro coerente. Una ricerca su 45 studi in Brasile, Indonesia e India (Frontiers in Climate) stima un aumento del 16% del rischio di Dengue per ogni grado in più. Un’analisi su 1.145 casi italiani di West Nile (2012-2020) attribuisce alla temperatura media il ruolo di principale predittore, con incremento del 32% per grado. Una revisione di 34 studi su Parasitology & Vector-Borne Diseases conferma un forte impatto della temperatura, oltre i 28 °C, sulla trasmissione della Chikungunya.
“Il punto chiave delle anomalie climatiche”, spiega Federica Gobbo, medico veterinario dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, “è l’effetto combinato sul ciclo riproduttivo delle zanzare tigre e sulla sopravvivenza delle larve durante inverni sempre più miti”.
I dati recenti mostrano il salto di scala: nel 2024, oltre 700 casi di Dengue in Italia e il più grande focolaio europeo a Fano (Marche) con 223 casi; nel 2025 record per il West Nile con 274 casi, Italia primo Paese colpito in Europa; per la Chikungunya, sempre nel 2025, 469 casi, di cui 384 autoctoni contro i 17 dell’anno precedente.
Al 30 aprile 2026 i numeri sembrano contenuti: 133 casi di Dengue, 13 di Chikungunya, 3 di Zika virus, tutti importati e nessun decesso. Ma gli specialisti avvertono che la stagione estiva, quella più favorevole alla trasmissione, non è ancora iniziata: la storia recente suggerisce che il picco debba ancora manifestarsi.
Prevenire oggi per evitare focolai domani
“Le arbovirosi non sono più eventi importati e sporadici, ma si stanno progressivamente stabilizzando nel nostro territorio”, afferma Federico Gobbi, direttore del Dipartimento di Malattie infettive e tropicali dell’IRCCS di Negrar. Per Dengue e Chikungunya mancano terapie specifiche; i vaccini disponibili restano limitati ai viaggiatori diretti in aree endemiche, ma Gobbi giudica necessario “valutare un loro eventuale utilizzo anche in caso di epidemie autoctone”.
La rapidità di risposta è cruciale: una zanzara tigre che punge un paziente con Chikungunya può diventare infettante in soli cinque giorni. “In presenza di febbri estive improvvise associate ad altri malesseri è fondamentale rivolgersi subito al proprio medico”, raccomanda Gobbi. La diagnosi precoce consente di attivare rapidamente le disinfestazioni e spezzare la catena del contagio.
Per le istituzioni, Anna Teresa Palamara, direttore del Dipartimento di Malattie infettive dell’ISS, avverte: *“La vera sfida è non farsi trovare impreparati: servono monitoraggio costante e sorveglianza attiva anche in assenza di emergenze evidenti”*. Sul fronte individuale, restano decisive azioni semplici ma sistematiche: usare repellenti e zanzariere e svuotare regolarmente i contenitori di acqua stagnante in giardini e balconi, in tutte le stagioni miti.
“La strategia vincente”, sottolinea Claudio Cracco, amministratore delegato dell’IRCCS di Negrar, è “fare rete”: integrare ospedali, medicina territoriale, enti locali e cittadini in un approccio One Health che unisca sorveglianza umana, animale e ambientale, trasformando l’emergenza climatica in un banco di prova permanente per la sanità pubblica italiana.
FAQ
Perché Dengue e Chikungunya stanno aumentando anche in Italia?
Stanno aumentando perché il riscaldamento climatico favorisce la sopravvivenza delle zanzare vettori, estende la stagione di attività e rende probabili più focolai autoctoni.
Quali sintomi devono far sospettare una possibile arbovirosi?
Devono allarmare febbre improvvisa, dolori articolari, cefalea intensa, rash cutaneo, soprattutto in estate o dopo rientro da aree tropicali.
Come possono i cittadini ridurre il rischio di punture di zanzara tigre?
Possono usare repellenti, indossare abiti chiari e coprenti, installare zanzariere e svuotare regolarmente ogni recipiente con acqua stagnante.
Esistono vaccini efficaci contro Dengue e Chikungunya in Italia?
Esistono vaccini per Dengue, al momento raccomandati soprattutto ai viaggiatori verso aree endemiche; l’uso in focolai autoctoni è in valutazione.
Quali sono le fonti ufficiali utilizzate per questo articolo?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta di dati Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla nostra Redazione.



