La notizia in sintesi
- Giancarlo Giorgetti annuncia la richiesta italiana della clausola europea.
- Il piano prevede flessibilità per energia e difesa.
- Escluse accise, bonus temporanei e sussidi ai combustibili fossili.
- L’iter Ue può arrivare all’Ecofin di ottobre.
(Riassunto generato con AI)
Italia verso la clausola europea per energia e difesa
Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia del governo guidato da Giorgia Meloni, ha illustrato alla Camera a Roma l’intenzione dell’Italia di chiedere all’Unione europea l’attivazione della National Escape Clause, la clausola di salvaguardia nazionale. La richiesta, da presentare entro metà agosto 2026, mira a ottenere margini di flessibilità per aumentare la spesa in sicurezza energetica e difesa, nel contesto delle tensioni internazionali e della necessità di rafforzare autonomia energetica e capacità difensive.
Il piano indicato dal Mef prevede un incremento complessivo fino allo 0,6% del Pil per l’energia e allo 0,9% per sicurezza e difesa nel periodo coperto dalla clausola. La Camera ha approvato la risoluzione unitaria della maggioranza con 181 voti favorevoli, 126 contrari e 12 astensioni, autorizzando l’avvio della procedura con Bruxelles.
La Commissione europea esaminerà la domanda a settembre e potrà raccomandarne l’approvazione al Consiglio Ue; il passaggio formale è atteso all’Ecofin di ottobre. Solo dopo questo iter e il successivo passaggio parlamentare potrà essere deliberato il cosiddetto scostamento di bilancio.
Le risorse, i vincoli e il nodo del deficit
Per la sicurezza energetica, Giorgetti ha confermato che l’Italia chiederà il massimo consentito: lo 0,3% del Pil all’anno per due anni, pari allo 0,6%. Per la difesa, invece, il governo si fermerà allo 0,9%, al di sotto del tetto dell’1,5% annuo previsto dalla clausola originaria.
Le misure energetiche dovranno essere aggiuntive, decise dal 28 febbraio 2026 e orientate a un miglioramento strutturale del sistema: riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e dalle forniture estere, transizione verde, reti, infrastrutture, famiglie, attività produttive e settore pubblico. Restano esplicitamente escluse le misure temporanee, come la riduzione delle accise, nonché sussidi diretti o indiretti ai prodotti fossili.
Per la difesa sono previste spese in conto capitale e corrente: nuovi programmi pluriennali, rimodulazioni di investimenti già previsti, dotazioni, organici e costi di funzionamento. Le eventuali spese aggiuntive potranno beneficiare della flessibilità se superiori al livello di riferimento del 2024, quando la spesa italiana per la difesa secondo la classificazione Cofog era pari all’1,3% del Pil.
Il ministro ha però richiamato il vincolo della procedura per deficit eccessivo: un deficit oltre il 3% del Pil, anche se connesso a spese ammissibili alla clausola, manterrebbe l’Italia nella procedura fino al rientro sotto la soglia prevista dai trattati.
La prossima manovra definirà gli interventi
Il via libera politico non equivale ancora a una lista definitiva di opere o stanziamenti. La ripartizione delle risorse tra gli esercizi finanziari e le norme attuative saranno definite con la prossima manovra, dopo l’autorizzazione parlamentare prevista dalla legge 243 del 2012.
Il monitoraggio europeo sarà semestrale, con informazioni da inviare entro il 15 aprile e il 15 ottobre. La clausola apre quindi uno spazio finanziario condizionato: l’efficacia del piano dipenderà dalla qualità degli investimenti e dalla compatibilità con i conti pubblici.
FAQ
Quanto chiederà l’Italia per la sicurezza energetica?
Sì: il governo punta allo 0,6% del Pil, ottenuto con lo 0,3% annuo per due anni.
Quale flessibilità è prevista per la difesa?
Sì: la richiesta italiana si fermerà allo 0,9% del Pil, senza utilizzare il massimo previsto dalla clausola.
Le risorse finanzieranno il taglio delle accise?
No: sono escluse riduzioni delle accise, bonus temporanei e sussidi ai combustibili fossili privi di effetti strutturali.
Quando arriverà la decisione europea?
Sì: la Commissione valuterà la richiesta a settembre, mentre l’Ecofin potrebbe formalizzare la raccomandazione a ottobre.
Quali fonti ha verificato la Redazione?
Sì: analisi incrociata della Redazione su Adnkronos, Affaritaliani.it, Agenzia ANSA, Agenzia Dire, Blitz quotidiano, LaPresse, QuiFinanza, Today e la Repubblica.



