La notizia in sintesi
- Cerberus spinge il caldo estremo su molte città del Centro-Nord.
- Uno studio di Roehampton analizza i limiti termici del corpo umano.
- La soglia superiore della termoneutralità emerge tra 40 e 50 gradi.
- Caldo e umidità aumentano lo sforzo metabolico dell’organismo.
(Riassunto generato con AI)
Caldo estremo e limiti del corpo umano
L’anticiclone Cerberus sta investendo il Centro-Nord dell’Italia con giornate da bollino rosso in città come Bologna, Brescia, Firenze, Perugia, Torino, Bolzano, Milano e Rieti, mentre Roma è tra quelle in arancione. Nelle ultime ore il tema centrale non è solo l’intensità dell’ondata di calore, ma il suo impatto diretto sull’organismo umano.
Con massime indicate tra 36 e 37 gradi e notti tropicali oltre i 20, l’attenzione si concentra sulla soglia oltre la quale il corpo non riesce più a mantenere in modo efficiente il proprio equilibrio termico. A offrire un riferimento scientifico è uno studio dell’Università di Roehampton, in Inghilterra, che ha cercato di chiarire entro quali temperature il corpo umano inizia a spendere più energia per raffreddarsi e restare in equilibrio.
Secondo quanto emerso, l’organismo smette di funzionare in modo ottimale in una fascia compresa tra 40 e 50 gradi centigradi. Il dato non va letto come una soglia assoluta di sopravvivenza, ma come un intervallo nel quale il sistema corporeo entra in una condizione di maggiore stress fisiologico.
È un passaggio rilevante perché collega l’attuale emergenza caldo a un parametro biologico concreto: non solo disagio percepito, ma aumento reale dello sforzo metabolico necessario per mantenere stabile la temperatura corporea.
Che cosa dice lo studio sulla termoneutralità
Il punto chiave della ricerca è la cosiddetta zona di termoneutralità, cioè l’intervallo in cui il corpo non deve aumentare il metabolismo né consumare energia aggiuntiva per restare vicino alla sua temperatura ideale di 37 gradi centigradi. Gli studi disponibili indicano che il limite inferiore di questa zona è a 28 gradi.
Sotto quel valore l’organismo attiva meccanismi per produrre calore, tra cui i brividi, cioè contrazioni involontarie dei principali gruppi muscolari. Sopra, invece, entrano in gioco processi opposti come sudorazione e vasodilatazione dei vasi sanguigni superficiali, che favoriscono la dispersione del calore.
Il nodo scientifico riguardava però il limite superiore di questa zona. Per anni il dato è rimasto incerto. Uno studio degli anni Sessanta lo collocava intorno ai 32 gradi, cioè nel punto in cui gli esseri umani iniziano a sudare.
Un’altra ricerca aveva invece osservato che l’aumento del tasso metabolico si manifesta più avanti, attorno ai 40 gradi. Per chiarire questa divergenza, i ricercatori di Roehampton, come seguito di un’indagine del 2021, hanno realizzato una seconda serie di esperimenti su 13 volontari sani tra i 23 e i 58 anni, fra cui sette donne.
I risultati, presentati alla conferenza 2023 della Society for Experimental Biology a Edimburgo, in Scozia, indicano che il limite superiore della termoneutralità si colloca con ogni probabilità fra 40 e 50 gradi centigradi. Il dato aiuta a leggere in modo più preciso gli effetti del caldo prolungato, soprattutto quando alle temperature elevate si somma l’umidità.
Come ha spiegato J. Wes Ulm, analista di risorse scientifiche bioinformatiche e specialista di dati biomedici ai National Institutes of Health, non coinvolto direttamente nello studio, i risultati *“sembrano gettare una luce più precisa sulle risposte del corpo al calore e all’umidità prolungati, e sia sulla natura che sui meccanismi del tasso metabolico aumentato che si verificano anche in risposta a tali condizioni”*, in dichiarazioni riportate da Medical News Today.
L’aspetto più rilevante, in chiave pratica, è che il corpo umano non reagisce al caldo solo attraverso la sensazione soggettiva di afa o spossatezza. La ricerca suggerisce che esiste una soglia in cui il mantenimento dell’equilibrio termico richiede un impegno energetico maggiore, segnale di un adattamento che può diventare meno efficiente con l’esposizione prolungata.
In questo quadro, l’ondata di calore associata a Cerberus rende attuale una domanda spesso posta in termini generici: non quanto faccia caldo, ma quanto a lungo il corpo riesca a compensare senza entrare in stress metabolico crescente.
Perché questo dato conta durante l’ondata di calore
Il valore aggiunto dello studio non è fissare una soglia spettacolare, ma definire un perimetro fisiologico utile a interpretare episodi di caldo persistente come quello in corso in Italia. Se le temperature elevate restano stabili per giorni e si accompagnano a notti tropicali, il recupero dell’organismo può diventare più difficile.
La conseguenza è che il tema sanitario del caldo estremo non riguarda soltanto i picchi massimi, ma anche la durata dell’esposizione e il lavoro aggiuntivo che il corpo deve compiere per disperdere calore. È qui che la ricerca di Roehampton offre una chiave di lettura concreta, scientifica e direttamente collegata alla cronaca climatica di queste ore.
FAQ
Che cos’è l’anticiclone Cerberus?
Sì, è il sistema di alta pressione indicato come causa del caldo estremo sul Centro-Nord, con bollini rossi e arancioni in diverse città.
Quale soglia critica indica lo studio?
Sì, lo studio indica con probabilità un limite superiore della termoneutralità tra 40 e 50 gradi centigradi.
Che cos’è la zona di termoneutralità?
Sì, è l’intervallo in cui il corpo mantiene i 37 gradi senza aumentare metabolismo o consumo di energia.
Quante persone hanno partecipato alla ricerca?
Sì, gli esperimenti hanno coinvolto 13 volontari sani tra 23 e 58 anni, comprese sette donne.
Quali fonti hanno originato questa rielaborazione?
Sì, la fonte originale è stata derivata da un’elaborazione congiunta di fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla Redazione.



