viaggio nello spazio

Gli alieni ci contattano via radio? Ecco la verità della Nasa

1 Settembre 2016

Un gruppo di ricercatori afferma di aver captato un segnale radio misterioso proveniente dallo Spazio. Sembra arrivato da un sistema simile al nostro, con una stella più o meno analoga al Sole, chiamata HD164595 e distante 94 milioni di anni luce dalla Terra.
A captare il segnale sono stati alcuni astronomi russi che lavorano al grande radiotelescopio Ratan-600 sulle montagne del Caucaso.

 

LA SCOPERTA DEL SEGNALE

 

In realtà tale segnale era stato captato lo scorso anno, ma la notizia è arrivata solo oggi all’onore delle cronache: un membro dell’équipe dei ricercatori ha inviato via mail i dettagli della scoperta a pochi colleghi, e il fatto è poi rimbalzato su Centauri Dreams, un blog di divulgazione scientifica curato da Paul Glister.
Il fatto che gli scienziati russi abbiano aspettato così tanto tempo prima di rendere pubblica la scoperta alla comunità scientifica è piuttosto strano”, ha commentato su The Verge Seth Shostak, a capo del Seti Institute, “Di solito, la prassi vuole che se si individua un segnale potenzialmente attribuibile a un’intelligenza extraterrestre, si cerca di far esaminare la sorgente il prima possibile da un’altra antenna. Ora potrebbe essere troppo tardi, anche perché trovare un segnale analogo a un anno di distanza è molto improbabile. Magari il segnale si è ripetuto subito dopo la prima rilevazione e ora non accade più”.

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A prescindere da questo, il Seti si è messo subito all’opera, ma almeno per il momento, nessuna notizia rilevante. L’l’ipotesi che possa essere un segnale alieno è ritenuta altamente improbabile, anche perché il suo invio in tutte le direzioni spaziali avrebbe richiesto un’energia di 10 miliardi di miliardi di Watt. “Forse gli alieni hanno a disposizione tutta quest’energia”, ha spiegato ancora Shostak, “ma noi di sicuro no”. Anche l’ipotesi che gli alieni abbiano inviato il segnale solo verso la Terra sembra essere altrettanto improbabile dal punto di vista energetico: la potenza richiesta è comparabile a tutta quella attualmente utilizzata dal genere umano.

DUE IPOTESI SUL SEGNALE

Questo segnale rilevato dai russi -entra nella spiegazione tecnica dal suo profilo Fb Massimo Teodorani, astronomo dell’Inaf che ha partecipato al progetto Seti presso l’osservatorio di Medicina a Bologna-, è distribuito su una banda di frequenza estremamente larga, un miliardo di volte più estesa della banda usata tipicamente dal Progetto SETI del mondo occidentale, quindi il segnale, con tutte le sue armoniche, sarebbe diluito e apparirebbe molto debole. Dopo l’annuncio tecnico proprio questi giorni gli astronomi americani dello Allen Array Telescope (ATA) si sono subito messi al lavoro per tentare di confermare il segnale trovato dai russi. E quindi, dato che lavorano a banda molto stretta, dovranno scansionare un intervallo di frequenze molto largo per sperare di trovare il segnale su una banda radio ben precisa: per questa ragione il segnale potrebbe essere meno debole di quanto è apparso al RATAN-600. Per ora gli astronomi americani non possono confermare nulla, e ci vorrà ancora molto lavoro per coprire 1 GHz di banda».
Se il segnale fosse confermato -continua Teodorani- ciò non significa che questo debba essere per forza un segnale di tipo SETI. Secondo Seth Shostak, portavoce del SETI americano, il segnale potrebbe essere anche dovuto al fenomeno del “gravitational microlensing” che occasionalmente amplifica di molto un segnale (radio in questo caso) per via della distorsione relativistica della luce ad opera di un campo gravitazionale, oppure potrebbe essere dovuto a mera interferenza elettromagnetica causata da noi. Quindi sono molti i problemi da risolvere prima di dire l’ultima parola vanno stabilite due cose: confermare il segnale; stabilire che cosa esattamente lo causa».

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