Bonus Renzi non erogato in busta paga come recuperare 1200 euro

Bonus 100 euro in busta paga: chi lo perde e come recuperarlo
Il trattamento integrativo, erede del bonus Renzi, riguarda milioni di lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi in tutta Italia. Dal 2020 vale fino a 100 euro al mese, cioè 1.200 euro annui, ma non sempre viene riconosciuto in busta paga dal datore di lavoro.
Nel 2025 l’importo dovuto risulta chiaramente nella Certificazione Unica 2026, in particolare al punto 392.
Dal 20 maggio, con il modello 730/2026 o il modello Redditi Pf, chi non ha ricevuto il trattamento integrativo potrà recuperarlo interamente in dichiarazione, purché rientri nei requisiti di reddito previsti dalla normativa vigente.
In sintesi:
- Il bonus 100 euro vale fino a 1.200 euro annui, esclusa la tredicesima.
- Non sempre è pagato in busta paga: la prova è nella Certificazione Unica.
- Il recupero avviene nel modello 730/2026, Sezione V del quadro C.
- Spetta in misura piena sotto i 15.000 euro, ridotta tra 15.000 e 28.000.
Il trattamento integrativo è strutturale, quindi non richiede proroghe annuali.
Il mancato pagamento in busta paga può dipendere da rinuncia preventiva del lavoratore o da mancato anticipo da parte del datore di lavoro.
Il punto chiave è il punto 392 della CU 2026, dove risulta l’eventuale importo del trattamento integrativo riconosciuto ma non erogato nel 2025. In presenza di questo dato, il contribuente può ottenere il bonus direttamente in dichiarazione, come credito Irpef.
Il recupero massimo è di 1.200 euro netti per anno, che si traducono in un rimborso in busta paga (se si utilizza il sostituto d’imposta) o tramite accredito diretto dall’Agenzia delle Entrate, a seconda delle modalità di presentazione del modello 730 o Redditi.
Requisiti, casi particolari e istruzioni operative per il recupero
Il vecchio bonus Renzi nasce con il decreto n. 66/2014 (80 euro mensili), poi potenziato dal decreto n. 21/2020 a 100 euro di trattamento integrativo per chi ha redditi da lavoro dipendente fino a 28.000 euro.
Con la legge di Bilancio 2022 n. 234/2021, dal 1° gennaio 2022 la soglia piena è stata ridotta a 15.000 euro.
Oggi il bonus di 100 euro spetta per intero ai lavoratori con reddito annuo tra 8.174 e 15.000 euro; oltre questa soglia, fino a 28.000 euro, l’agevolazione può spettare in misura ridotta se le detrazioni per lavoro dipendente, familiari a carico e oneri (ad esempio spese sanitarie) superano l’Irpef lorda. In tal caso il trattamento integrativo corrisponde alla differenza tra tali detrazioni e l’imposta dovuta.
Chi, per prudenza, ha rinunciato al bonus in busta paga per timore di superare i 15.000 euro può comunque recuperarlo se a consuntivo il reddito risulta sotto soglia. Lo stesso vale per categorie senza sostituto d’imposta, come i lavoratori domestici (colf e badanti), per i quali la dichiarazione dei redditi è l’unico canale di fruizione.
Nel modello 730/2026, il trattamento integrativo si gestisce nella Sezione V del quadro C.
Chi presta l’assistenza fiscale ricalcola il bonus tenendo conto di tutti i redditi dichiarati e delle detrazioni spettanti, riportando il risultato nel modello 730-3 (prospetto di liquidazione).
I lavoratori dipendenti (codice 2, 3 o 4 nella colonna 1 dei righi da C1 a C3) devono compilare il rigo C14. In particolare:
Colonna 1: va riportato il codice indicato al punto 390 della CU 2026 (1 se il datore ha erogato, 2 se non ha erogato nulla).
Colonna 2: si indica solo l’importo effettivamente erogato (punto 391 CU), mai il riconosciuto ma non pagato (punto 392).
Le colonne 3 e 4 riguardano le quote di reddito esenti per docenti/ricercatori e lavoratori “impatriati”, sulla base dei dati ai punti 462 e 463 e delle annotazioni CU (codici BC, BD, CQ, CR, CS, CT, CU). In presenza di più Certificazioni Uniche non conguagliate, occorre sommare correttamente importi e codici secondo le istruzioni di Agenzia delle Entrate.
Prospettive future e rischi di errore nella gestione del bonus
Il trattamento integrativo resterà uno strumento centrale di riduzione del cuneo fiscale per i redditi più bassi, ma richiede attenzione nella gestione annuale.
Il rischio principale per i contribuenti è duplice: perdere fino a 1.200 euro per mancata richiesta in dichiarazione, oppure dover restituire somme percepite in busta paga se il reddito finale supera le soglie.
Un controllo puntuale di Certificazione Unica (punti 390‑392, 462‑463) e del quadro C del 730 è decisivo per evitare errori e massimizzare il beneficio. L’evoluzione delle future leggi di Bilancio potrebbe intervenire su soglie e meccanismi, ma la logica di collegare il bonus al reale carico Irpef resterà il fulcro del sistema.
FAQ
Chi ha diritto ai 100 euro di trattamento integrativo nel 2025?
Hanno diritto pieno i lavoratori dipendenti con reddito tra 8.174 e 15.000 euro; tra 15.000 e 28.000 euro spetta solo se le detrazioni superano l’Irpef lorda.
Cosa indica il punto 392 della Certificazione Unica 2026?
Indica l’importo del trattamento integrativo riconosciuto ma non erogato nel 2025, dato fondamentale per richiedere il recupero del bonus in dichiarazione.
Come recupero il bonus Renzi non pagato con il modello 730/2026?
È possibile recuperarlo compilando la Sezione V del quadro C, in particolare il rigo C14, riportando correttamente codici e importi presenti nella Certificazione Unica 2026.
I lavoratori domestici possono ottenere il trattamento integrativo?
Sì, possono ottenerlo esclusivamente tramite dichiarazione dei redditi, perché il datore di lavoro domestico non agisce come sostituto d’imposta e non eroga il bonus in busta paga.
Quali sono le fonti di riferimento per queste informazioni fiscali?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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